TIA Formazione, l’Europa e il data journalism: intervista a Gianluca De Martino

10/12/2014 di Redazione

Il data journalism, un modo di raccontare storie che esiste da sempre, ma che ha trovato nuova linfa oggi. In occasione del nuovo seminario TIA, ne parliamo con Gianluca De Martino, noto giornalista specializzato in questa branca che unisce informazione e approccio scientifico

Cos’è il data journalism? Una domanda all’apparenza scontata: è una forma di giornalismo basata sull’interpretazione di dati. Giusto in linea di massima, ma una definizione del genere è molto riduttiva. Parliamo piuttosto di un modo di leggere la realtà che negli ultimi anni sta prendendo sempre più importanza. Tra i vari, uno dei motivi di questo sviluppo è che oggi abbiamo a disposizione molti più dati che in passato. Merito dell’informatica e di internet, che hanno permesso lo sviluppo di grandi quantità di dati facilmente trasferibili e consultabili.

TIA Formazione, nell’ambito della sua attività sui temi europei, ha organizzato un seminario che si terrà venerdì 9 gennaio 2015 a Roma, dal titolo “Europa e data journalism(tutti i dettagli per l’iscrizione sono consultabili dal bando, disponibile cliccando su questa riga). Si tratta di un tema molto attuale: una delle attività più imponenti dell’Unione Europa è proprio la raccolta di dati col fine di interpretare lo sviluppo sociale, economico e non solo degli Stati Membri. Ogni anno istituzioni come la Commissione Europea e l’Eurostat (l’istituto statistico continentale) mettono a disposizione ricerche di ogni tipo, per lo più consultabili pubblicamente sui siti istituzionali: un materiale prezioso per fornire una più ampia e strutturata lettura della realtà che ci circonda. Su questi temi abbiamo avuto l’occasione di intervistare uno dei docenti del corso, Gianluca De Martino, giornalista professionista e autore televisivo, collaboratore di testate come Wired, l’Huffington Post e l’Espresso, specializzato in data journalism.

L'Eurostat, e in generale direzioni generali e agenzie della Commissione Europea, sono un'amplissima fonte di dati sull'andamento dell'Unione
L’Eurostat, e in generale direzioni generali e agenzie della Commissione Europea, sono un’amplissima fonte di dati sull’andamento dell’Unione

Dott. De Martino, cos’è il data journalism?

Il data journalism è raccontare una storia, diffondere una notizia o realizzare un’inchiesta con parole e strumenti innovativi, partendo dai dati. E’ una metodologia che coniuga l’approccio scientifico a quello giornalistico tradizionale: la raccolta, l’analisi e la visualizzazione di dati e statistiche da un lato, il fiuto per la notizia dall’altro. Questo approccio lo troviamo già a metà del 1800 con l’esperienza di John Snow, medico di formazione, non un giornalista, che a Londra indagò sulle relazioni tra l’epidemia di colera e la contaminazione dell’acqua. Snow realizzò una mappa e oggi, duecento anni dopo, si costruiscono inchieste sui siti di amianto o le discariche della Terra dei Fuochi. Raccogliere, interrogare e rappresentare i dati, avendo conoscenza di un determinato fenomeno e indagando su effetti e responsabilità, è la sintesi di cosa sia un data journalist oggi.

Nell’epoca di internet e delle grandi basi di dati, cosa può aggiungere all’informazione il data journalism che non sia già ottenibile coi media tradizionali?

Il data journalist è quel giornalista che ha acquisito il know how adeguato innanzitutto per raccogliere i dati, interrogarli e analizzarli, ma anche per visualizzarli in maniera chiara e puntuale. Nel mondo e in Italia è aumentata la quantità di dati a disposizione di tutti, non solo dei giornalisti. Ai giornalisti dei dati sono richieste anche competenze basilari in statistica per poter gestire quello che l’Economist definì il “diluvio di dati”. E poi c’è l’aspetto delle rappresentazioni grafiche. La tecnologia mette a disposizione numerosi software open source per visualizzare i dati, che si tratti di una mappa, di infografiche o di una timeline. Non bisogna essere necessariamente nerd. Io che utilizzo ancora penna e taccuino per prendere appunti posso confermarlo. Sono richieste sperimentazione, determinazione e soprattutto onestà nel trattare i dati. Ma di ciò avrebbe tanto bisogno anche il giornalismo tradizionale, che spesso si nutre prevalentemente di opinioni.

Quando si parla di “data” si associano facilmente ai numeri. Ed i numeri spesso fanno da “respingenti” per il grande pubblico. Quali capacità deve avere oggi il giornalista che vuole occuparsi di data journalism per rendere i suoi articoli fruibili ed interessanti per il lettore?

Sui media assistiamo a un continuo flusso di dati e statistiche su disoccupazione, Pil, inflazione e altro. Il rischio che siano generalmente visti con distacco è concreto, ma dietro quei si celano storie, persone, vite. La prima capacità, quindi, dovrebbe essere quella di non perdere mai di vista questo aspetto, andare a fondo delle storie che ci raccontano i dati, incrociandole con quelle che ci racconta la vita reale.

Esiste il data journalism in Italia? Se sì, quanto è rilevante? E cosa manca, sia a livello tecnico che nelle redazioni, perché si sviluppi quanto nei paesi dove è più seguito?

Il data journalism in Italia esiste ed è in continua crescita. Si sta finalmente ritagliando i suoi spazi anche in ambito internazionale. Proprio un progetto di Dataninja, team fondato da Andrea Nelson Mauro e Alessio Cimarelli e di cui facciamo parte anche io, Carlo Romagnoli, Donata Columbro e Andrea Borruso, ha vinto i Data Journalism Awards nel 2014 con un’inchiesta sulle stragi di migranti nel Mediterraneo. Per la prima volta il premio è andato a un’inchiesta nata in Italia, con un lavoro giornalistico pubblicato anche su testate straniere e recensito positivamente negli Stati Uniti. Cosa manca nelle redazioni? Oggi i data journalist sono prevalentemente freelance e, nonostante gli sforzi di alcune testate, come ad esempio Wired, manca la figura di un data editor e un team interno.

Cosa ci può insegnare il data journalism sull’Europa, di quel che non si vede quotidianamente su siti web e giornali?

L’Europa e le sue istituzioni sono una straordinaria fonte di dati, che però nel panorama dell’informazione italiana trovano spazio in minima parte.  Non mi riferisco solo alle rilevazioni dell’Eurostat, bensì agli studi in ambito ecologico, produttivo, socio-economico pubblicati da Commissione e Parlamento. Una maggiore attenzione a questi temi darebbe alla nostra informazione un respiro ancor più internazionale. In ottica di una strategia degli open data in ambito dell’Unione europea, vale la pena potenziare le nostre competenze.

Gianluca De Martino, Giornalista professionista e autore televisivo, dopo una pluriennale esperienza nelle redazioni di quotidiani e network tv, si è specializzato nel data journalism. Attualmente è tra gli autori di Wired, da freelance ha collaborato e collabora con Huffington Post, Pagina99, Focus, L’Espresso. Per la tv è stato tra gli autori di “Num3r1”, trasmissione di approfondimento politico-economico in onda su Rai Due. Laureato in Scienze Politiche, con una tesi in Diritto dei mezzi di comunicazione, è stato docente in workshop e seminari organizzati in ambito universitario sul data & visual journalism (Università degli Studi di Ferrara, Seconda Università di Napoli).

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