Europa e Google, guerra sul mercato dei servizi digitali

12/12/2014 di Iris De Stefano

Google news spagnolo è stato costretto a chiudere, dopo l'approvazione di una legge che obbligava a pagare gli editori. E c'è chi sostiene che, la guerra scoppiata da mesi tra Europa e Google, sia atta solo a difendere l'incapacità degli incumbent locali, a danno inequivocabile per i consumatori

Google ed Europa, la guerra del monopolio

Mercoledì 5 novembre 2014 sul Boletìn Oficial del Estado (il corrispettivo della nostra Gazzetta Ufficiale) è stata pubblicata la nuova legge sul copyright, promulgata dal Parlamento di Madrid, secondo la quale ogni testata spagnola dovrà richiedere una cifra non specificata a servizi come Google News e ad ogni motore di ricerca che mostri online estratti o anteprime dei loro articoli, per di più indipendentemente dalla volontà o meno degli editori di ricevere tale compenso. Il Parlamento ha emanato la nuova legge sul copyright in risposta alle molteplici e pesanti pressioni delle case editrici e delle associazioni di esse, in particolar modo della Asociación de Editores de Diarios Españoles (AEDE).

Google News è nato dopo il 2001, quando Krishna Bharat – a capo della direzione sviluppo nuove tecnologie di Google – si rese conto che scrivendo “World Trade Center” sul motore di ricerca non venivano riportate notizie sugli attentati, ed è ora disponibile in 70 edizioni e 35 lingue differenti. Per la prima volta dopo 14 anni, dunque, il ramo spagnolo del servizio verrà chiusò, e nessun articolo scritto da testate del paese comparirà più nelle altre edizioni internazionali.

Dietro tale provvedimento, vi èun discorso più profondo ed esteso, che va alle radici della difficoltà di competizione delle grandi imprese dell’informazione europee contro quelle americane. Difficoltà che si riflette, più in generale, nello scontro spesso impari tra i sistemi europei e lo strapotere delle grandi compagnie statunitensi. Ed è proprio negli Stati Uniti che sempre più cori di protesta si stanno innalzando per difendere il gigante dell’informatica, accusando l’Europa di supplire proprio alla carenza di servizi equiparabili e all’incapacità di svilupparli, semplicemente cercando di limitare e colpire quelli d’oltreoceano operanti sul territorio. Solo lo scorso mese, ad esempio, il The Economist, apriva sui tentativi di rompere il monopolio Google in Europa e, laconico, commentava quanto misure di questo tipo possano solo svantaggiare i consumatori, invitando Germania e Francia a chiedersi, piuttosto, “perché il loro continente non ha protto un Facebook o un Google. Aprire il mercato dei servizi digitali europei aiuterebbe di più a raggiungere un traguardo di questo tipo, piuttosto che proteggere gli incumbent locali”.

A novembre, a conferma della volontà europea di arginare il monopolio di Google, il Parlamento Europeo aveva votato una mozione, invitando la Commissione a intraprendere misure atte a separare le attività dei motori di ricerca da quelle degli altri servizi connessi, creando – se necessario – due aziende distinte in Europa. Una mozione che viene dopo diversi step, come l’istruttoria aperta dall’antitrust a Maggio e le polemiche fiscali degli ultimi anni. Tra le altre cose, una delle colpe della società sarebbe quella di favorire, all’interno del proprio motore di ricerca, i propri servizi. Anche Amazon e Apple sono state bersaglio di investigazioni da parte europea su presunte evasioni di tasse, mentre il Wall Street Journal riporta la notizia di una tassa del 25% che il governo britannico starebbe per proporre sulle grandi compagnie tecnologiche straniere.

Occorre considerare, oltre alla disputa tra States e UE, quanto le preoccupazioni dei governi del Vecchio Continente si siano moltiplicate dopo lo scandalo Snowden. Google detiene il 90% delle ricerche online in Europa e dei servizi annessi, ed esiste il timore – visto le notizie degli ultimi mesi e l’importanza sempre più strategica dei big data – che questo possa risultare in un eccessivo controllo da parte di Washington. Il discorso della privacy dei cittadini e le sue conseguenze pratiche, finisce così per intrecciarsi con le altre dimensioni, prima spiegate, di quella che oltreoceano già chiamano la “guerra a Google”. Diventandone parte integrante, il tema della sicurezza aggiunte una variabile non trascurabile, e forse la più semplice a cui trovare risposta: spesso, la disparità sui diritti sociali, civili e politici, ma anche economici tra l’Europa ed il resto del mondo, ha appesantito il sistema, ma ha contribuito a renderci più sicuri.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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