Dal Concerto d’Europa alla sua unione

03/02/2013 di Monica Merola

Italia Unione EuropeaUn buon acquirente di mobili antichi padroneggia alla perfezione non solo l’arte della trattativa, ma soprattutto la capacità di saper distinguere tra “moderno” e “modernariato”. Attraverso questo espediente, possiamo immaginare più facilmente il cittadino europeo che si aggira in qualche vecchio e polveroso negozio di Saint Ouen a Parigi, alla ricerca dell’articolo che con la sua bellezza e la sua innovazione abbia la capacità di rimodernare completamente un vecchio salotto polveroso e demodè.

Ed è proprio questa la condizione attuale dell’Europa: scissa nel suo ventre con gli stati PIGS da una parte, e dell’altra l’intransigente Germania, la sempre potente Inghilterra, il democratico ed invidiabile nord-europa baltico che appare oggi più che mai un monito alla nostra arretratezza in tema di sanità, diritti, sviluppo, econosostenibilità.

Nel 1914 i lungimiranti britannici tentarono di proporre un’ulteriore conferenza al Concerto d’Europa, ma senza successo: la prima guerra mondiale – e tutte le sue disastrose conseguenze che in termini di sviluppo morale e culturale hanno continuato a pesare sul capo dell’occidente fino ai tardi anni ’90, quando il cambiamento giunto non è stata la pace, bensì l’introduzione di nuove categorie di armi di distruzione – sarebbe scoppiata dopo meno di un mese. Da quel lontano ’14 molti progressi ha sicuramente compiuto il vecchio continente, dopo il baratro di un’ulteriore guerra mondiale che abbiamo pagato ad un salatissimo prezzo – molto più di quanto la Germania del Terzo Reich nella sua follia avesse voluto o potuto prevedere – e sicuramente sprofondare in quegli abissi di disperazione nuovamente sarebbe la prova che abbiamo mutato soltanto i costumi, ma non la sostanza di nazioni guerrafondaie.

Ad oggi le sfide che il mondo e la civiltà – o presunta tale – ci propongono sono molto più impegnative di quanto forse siamo in grado di affrontare: disarmo, nuove risorse energetiche, diritto inviolabile alla salute, al lavoro, alla giustizia, parità di condizioni a prescindere dal proprio credo religioso, dal proprio sesso, dalla propria condizione sociale e dalla propria sessualità – parola ahimè pluri-abusata negli anni ’70, ma poco considerata nell’ambito del diritto – suonano alle nostre orecchie come concetti moderni, ma che in realtà stanno diventando modernariato. Molti paesi stanno correndo ai ripari, come la Francia nei confronti delle unioni omosessuali, od i paesi del nord Europa nell’ambito della green energy. Ma è poco, è quasi nulla se questo sforzo sarà continuato ad essere affrontato non da europei, ma solo come stati appartenenti all’Europa. Proprio come ad un concerto dove tutti gli strumenti sono accordati, ma sono diretti da un maestro fuori tempo.

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Monica Merola

Dopo aver conseguito la maturità classica ottiene la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso "La Sapienza", con una tesi su Anna Politkovskaja. Giornalista pubblicista da marzo 2012 , non scrive per vivere ma vive per scrivere.
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