Etiopia: la peggiore siccità degli ultimi trent’anni nell’indifferenza generale

06/02/2016 di Michele Pentorieri

Milioni di persone a rischio a causa degli effetti del Niño. Fondi insufficienti uniti ad un elevato tasso di natalità stanno mettendo in ginocchio il Paese. Che rischia di vedere pesantemente danneggiato il suo processo di sviluppo economico.

Etiopia

10 giorni fa, in occasione dell’apertura del vertice dei Paesi dell’Unione Africana ad Addis Abeba, Save the Children ha messo in guardia le Nazioni Unite sugli effetti della siccità che sta colpendo proprio l’Etiopia. Una siccità spaventosa, che non ha tuttavia –ancora- avuto le catastrofiche ripercussioni annunciate. Diverse stime prevedono comunque una carestia peggiore di quella del 1984 (che provocò la morte di un milione di persone). L’economia e la sopravvivenza della maggior parte dei 94 milioni di abitanti del Paese africano si basano sull’agricoltura e i dati parlano di una riduzione dei raccolti che va dal 50% al 90%. Il Governo etiope, che si è fatto finora carico della maggior parte degli aiuti arrivati alle popolazioni colpite, parla di 400mila bambini sotto i 5 anni già affetti da grave malnutrizione. A spaventare è soprattutto l’alto tasso di natalità presente nel Paese, che dovrebbe portare alla nascita, nelle aree già colpite dall’emergenza, di altri 350mila bambini che risentiranno indubbiamente della scarsità di cibo che affligge le madri. Le cause della piaga sono da ricercare nel Niño, fenomeno meteorologico quest’anno particolarmente potente e che riesce a condizionare il clima di una buona fetta del pianeta.

Come detto, finora è il Governo etiope a finanziare la maggior parte degli aiuti alla sua popolazione. In tal senso, è importante sottolineare la situazione politica del Paese durante la spaventosa carestia del 1984. In quell’occasione, a guidare il Paese era la dittatura militare di stampo comunista del Derg, con a capo Menghistu Haile Mariam (oggi in esilio in Zimbabwe in quanto condannato a morte per i suoi crimini). La risposta del Governo a quell’emergenza fu, di fatto, assente per una serie di ragioni. Non solo si cercò pateticamente di sminuire la portata di quella che un famosissimo reportage della BBC definì “una carestia biblica nel XX secolo”, ma il conflitto con i ribelli eritrei (sostenuti dagli Stati Uniti) stornò parecchie risorse dall’emergenza. Infine, sempre a causa dei combattimenti, i convogli di aiuti umanitari incontravano parecchie difficoltà nel portare risorse alimentari a chi ne aveva più bisogno.

Anche oggi il Governo non è esente da critiche. Il Presidente Mulatu Teshome è accusato da più parti di una gestione autoritaria del Paese. Di fatto, ciò che gli si imputa è di mascherare da Repubblica semi -presidenziale quella che in realtà è una dittatura che lascia poco spazio alle opposizioni. Non mancano nemmeno le critiche rivolte alla gestione dell’emergenza, poiché il Governo ha disposto che le organizzazioni internazionali abbiano un accesso solo limitato alle zone più colpite dalla siccità. Nonostante ciò, il Governo ha stanziato finora 300 milioni di dollari ed è lo stesso Governo etiope a chiedere aiuto alle istituzioni internazionali, denunciando la necessità di 1,4 miliardi di dollari per far fronte all’emergenza in maniera adeguata. Inoltre, nonostante permangano zone d’ombra per quel che riguarda le libertà democratiche, i Governi post-dittatura si sono caratterizzati per l’attenzione dedicata alla crescita economica e all’eliminazione della dipendenza degli abitanti del Paese dall’agricoltura. In tal senso, l’Etiopia ha fatto registrare (e continua a farlo) uno dei tassi di crescita più alti dell’intero continente africano.

Save the Children dichiara che l’attuale siccità è la crisi umanitaria con il più alto livello di emergenza del mondo, insieme alla guerra in Siria. L’attenzione del mondo è però concentrata su altri scenari e di Etiopia non se ne sente parlare più di tanto. John Graham, direttore di Save the Children in Etiopia, parla di un’emergenza da codice rosso sulla quale, tuttavia, manca quasi del tutto l’attenzione della comunità internazionale. “A causa della carenza di fondi”, denuncia, “la risposta delle Nazioni Unite e della comunità internazionale è la più debole che abbia mai visto per una siccità di questa scala”.

In sostanza, sembra che il Governo –malgrado i mille difetti che gli si possano imputare- sia quantomeno attivo nel cercare di portare all’attenzione mondiale la catastrofe climatica che sta vivendo il Paese. La differenza sostanziale con la siccità –e la conseguente carestia- del 1984 sta proprio nella mutata attitudine dei quadri politici del Paese, che chiedono ora apertamente aiuto invece di sminuire la situazione. Il problema semmai è lo scarso afflusso di risorse da parte dei donatori internazionali che, per mancanza di risorse o per semplice trascuratezza, sta caratterizzando l’emergenza. Senza la decisiva fornitura di aiuti dall’esterno, l’Etiopia rischia di vedere vanificata buona parte della crescita economica che ha caratterizzato i suoi ultimi anni.

The following two tabs change content below.

Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
blog comments powered by Disqus