Etica della responsabilità: epifenomeno ideologico o necessità della specie?

01/10/2014 di Francesco Siciliano

Il dramma dell’oggi che prelude alle sciagure del domani è argomento problematicamente ineludibile: pertanto, bisognerà porsi l’obiettivo di un'etica della responsabilità, anche scomodando elaborazioni di concetto quali quelle di Hans Jonas per la politica o di Mark Lynas sui timori per il mutamento climatico globale

Etica della responsabilità

Disastri ambientali, depauperamento di risorse naturali, crescita demografica, denutrizione, condizioni severe di crisi ambientali diffuse, conflitti sanguinosi di ambito regionalistico con prevedibili riverberi su scala mondiale, scarso accesso alla risorsa monetaria, peraltro prodotta in schema convenzionale, dunque riproducibile “a tema” dai soggetti pubblici preposti. La condizione di difficoltà globale si offre in tutta la sua drammatica evenienza: gli auto-impedimenti generati dagli umani alla propria pacifica e prospera presenza sul pianeta appaiono costanti e auto-lesivi. Al contempo, gli stessi ostacoli impediranno alle generazioni prossime, per le quali le presenti elaborano vincolanti opzioni, di beneficiare di quanto goderono socialmente ed economicamente esse stesse, che le precedettero.

In occasione della culturalmente mortificante querelle, relativa alla soppressione o al mantenimento in Italia dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, che per inciso – a mio parere – sarebbe cosa ragionevole non ablare, essendo già stato rielaborato nel suo portato normativo appena nel 2012, sarebbe valido l’invito ad applicarsi su argomenti a criticità sociale di maggior mole. Il lavoro manca nell’oggi e sempre meno presenzierà in futuro, sulla mensa lavorale delle società avanzate. Esso si contrarrà nelle disponibilità quantitative, concentrandosi in pochi e specifici ambiti operativi. La cultura produttivo-industriale del XXI secolo, attardatasi nel suo carattere mercantilistico-liberista, crescerà tendenzialmente nella sua azione di conseguimento del profitto, ma con sempre meno necessità di prestatori d’opera manuali o concettuali. La politica ignora o finge di non conoscere questo sciagurato percorso della società umana sotto assedio, come definita dal sociologo Bauman, e si diletta in esercitazioni accademico-televisive per distrarre sé e l’attenzione pubblica dal tema dei temi: l’oggi planetario è culturalmente ad un giro di boa epocale. Il “tempo economico” mondiale difatti diverrà altro per molti versi; ma per non divenirlo perniciosamente bisognerà prepararlo fin d’ora. Per farlo, occorreranno consapevolezza, cultura e funzionali capacità tecno-politiche.

Gli obiettori delle “preoccupazioni a venire” potrebbero anche opinare, utilizzando l’argomentazione arguta di Groucho Marx: “Che cosa hanno fatto per me le generazioni future?”, con ciò chiudendo l’argomento ex abrupto. Ma il dramma dell’oggi che prelude alle sciagure del domani è argomento problematicamente ineludibile: pertanto, bisognerà porsi l’obiettivo d’una etica della responsabilità, anche scomodando elaborazioni di concetto quali quelle di Hans Jonas per la politica o di Mark Lynas, sui timori per il mutamento climatico globale. Il bivio economico-esistenziale è a ridosso del nostro tempo storico, e i sistemi liberal-democratici si sono già dimostrati incapaci nell’affrontare l’eco-patologia quanto l’economo-dramma.

Non a caso l’overshoot day cade ogni anno sempre più anticipando le sue epifanie e le convivenze inter-etniche si manifestano sempre più conflittuali. Dunque si sveli che se è questione di denaro, come spesso è incontrovertibilmente il caso, esso – quale strumento d’interazione tra soggetti e mantenimento di equilibri – è  attualmente di natura esclusivamente convenzionale, generato dal nulla. Pertanto, essendo strumento di controllo sociale per il mantenimento di “stabilità” ma anche di differenze, che lo si produca all’occorrenza e lo si distribuisca; che occorra all’arricchimento esponenziale e diffuso di conoscenza e competenze; che divenga bene tecnico per l’elevazione della condizione umana. Il problema è etico quanto ontologico: vogliamo convintamene permanere nel con-esserci? Affrancarci dagli irretimenti primevi del cacciatore-raccoglitore che è in noi, della scimmia nuda, è indispensabile: il bivio è prossimo ed imboccarlo propriamente resta un dovere di auto-tutela. Hans Jonas in Sull’orlo dell’abisso scrisse che la politica è stata “il baricentro della vita spirituale del nostro secolo, ma oggi di essa appaiono gravi i segni di declino. Più che d’una nuova politica, i giorni del futuro avranno bisogno d’una nuova etica, questa sì globale.

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Francesco Siciliano

(Mondragone – CE – 1964). Laureato in filosofia, dopo una parentesi di studio in Nord America, nel 1992 è redattore per il periodico “Linea Verde” (Rossi Ed. – Napoli). Nel 1993, pubblica il volume di letteratura sperimentale, a tema socio-economico, dal titolo Pandette (Rossi Ed.). Tutor culturale per l’ENAIP (Progetto P.O.L.O.), nel 1994 consegue un master in Relazioni pubbliche europee in Roma, con perfezionamento presso le sedi di Confindustria e dell’Associazione/Consorzio Civita. Autore critico e redattore di Artitalia s.r.l. di Milano (1994 - ‘96) per il centro storico di Roma, matura un’esperienza come amministratore pubblico a Mondragone (1995 – ’99). Dal 1998 è titolare di un’attività redazionale/editoriale, per la realizzazione di opere di ricerca culturale pluri-disciplinari, su supporti cartacei e multimediali, a committenza pubblica e privata. Candidato per l’Ulivo alle elezioni regionali in Campania nel 2000 e al Parlamento italiano nel 2008, nel 2009 pubblica il pamphlet socio-economico Economia della Saggezza – Elementi di dosaggio (Ed. Albatros Il Filo). Nel luglio del 2014, pubblica il romanzo-saggio dal titolo Automatismi (Arduino Sacco Editore) e con il proprio marchio PHYSIS, il volume di saggistica storico-economico-culturale dal titolo Mùtina Velox, inerente il territorio modenese e finalizzato alla distribuzione pubblico/privata (Musei, Regione Emilia-Romagna, Associazioni). Vive e lavora tra Spoleto e Deauville (Francia).
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