L’eterna lotta tra il Cavaliere e la magistratura

06/03/2013 di Luca Tritto

Dal 1994, quando fu eletto Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha avuto un “avversario” su tutti. Non la sinistra, non poteri occulti, non la politica internazionale. Niente di tutto ciò. Il vero nemico del Cavaliere è sempre stata la magistratura italiana. Questa può essere una delle principali chiavi di lettura dell’anomalia italiana degli ultimi vent’anni.

Un self-made man, un imprenditore venuto dal nulla, riesce a creare un impero. Ad un certo punto, che sia per un spirito patriottico all’indomani di Tangentopoli, o solo un modo per salvare le proprie aziende e la propria libertà, si decide a “scendere in campo”, in politica. Per la storia politica italiana, è l’inizio della Seconda Repubblica. Tuttavia, a 20 anni di distanza, certe pratiche politiche sembrano riportarci alla Prima. Corruzione, malversazione, moralità sotto i piedi, affermazioni, smentite. Tutto eil contrario di tutto. Il Berlusconismo è destinato a fare storia.

Oltre ad essere sotto processo per il caso Ruby e per i diritti Mediaset, il Cavaliere è ora accusato di compravendita di parlamentari. Il caso è quello di Sergio De Gregorio, ex Italia dei Valori, “passato” al Popolo della Libertà nel 2010, proprio quando il Governo Berlusconi necessitava dei voti per salvarsi e continuare ad esistere. Stavolta non sono solo insinuazioni. De Gregorio ha parlato ai pm di Napoli. Ha dichiarato di aver ricevuto 3 milioni di euro per votare la fiducia, grazie, soprattutto, ai buoni uffici di Lavitola, ex direttore de L’Avanti, in realtà oscuro faccendiere, neanche troppo leale, alle dipendenze di Berlusconi.

Ancora una volta, la reazione dell’ex premier e del suo partito è identica alle precedenti: accuse pesanti sull’operato dei giudici, clima di complotto, una proposta di scendere in piazza. Ora, qui non si vuole fare nessun processo. Solo i giudici possono affermare una verità giudiziaria. Tuttavia, urge una riflessione su uno spettacolo indecente per il nostro Paese, ormai in atto da due decenni.

berlusconi

Nel corso della sua vita, Berlusconi ha subito numerosi processi e molte indagini. Ciò che fa scalpore, è il fatto che, pur di sfuggire a condanne, abbia utilizzato la sua posizione politica per aggiustare i suoi processi, con le famose leggi ad personam, lodo Alfano e Schifani in testa. Tutto ciò alla faccia del principio che la legge è uguale per tutti. Inoltre, analizzando la situazione in modo obiettivo, è assurdo, in un Paese civile, che un potere politico possa permettersi di attaccare pubblicamente e pesantemente il potere giudiziario. A questo proposito, però, si potrebbe vedere l’altro lato della medaglia. L’accusa alle cosiddette “toghe rosse”, elementi politicizzati di sinistra all’interno della magistratura, hanno fatto scuola. Alla luce degli ultimi eventi, però, non si può dire che il Cavaliere non abbia tutti i torti. Non si vuole qui prendere le parti di nessuno, ma solo guardare i fatti per come sono.

La magistratura italiana ha al suo interno diverse correnti pseudo-politiche, in primis Magistratura Democratica. Il passaggio, poi, di molti giudici, Di Pietro, De Magistris e Ingroia, dal potere giudiziario alla competizione politica, potrebbe darci ragione. Ciò anche per i caratteri politici dichiaratamente di sinistra affermati dai soggetti in questione.

Queste scelte di campo sono state aspramente criticate dalla magistratura, la quale si vede costretta ad essere associata, erroneamente, a queste persone. In questo modo si da motivo di parlare a chi, paradossalmente, farebbe bene a tacere. Eppure i fatti sono questi.

Altro motivo di discussione violenta, è la presunta attività di una giustizia “ad orologeria”. Basandoci solo sugli eventi, potremmo dire che i sospetti sono molto consistenti. Come mai le indagini su Berlusconi si sono intensificate all’indomani della sua entrata in politica?

Ancora, come mai alcuni giornali pubblicano stralci di intercettazioni per nulla riguardanti ipotesi di reato, ma solo denigratorie dei soggetti indagati? (Ricordate il “lato B” flaccido dell’ex premier?)

Infine, perché le accuse di corruzione non sono venute fuori in campagna elettorale, e invece escono proprio adesso?

Come già detto, non si vogliono prendere le parti di nessuno. Tuttavia, nell’estremo rispetto per quella magistratura silenziosa che lavora con scarsissimi mezzi e ottiene risultati impensabili, come nel campo della lotta alla criminalità organizzata, si potrebbe dire che non sempre si vede chiaro in certe vicende.

E neanche è accettabile la presenza di un leader politico il quale, spudoratamente, afferma di voler estirpare questo “cancro” dall’Italia, quando invece, se non fosse stato salvato da certe leggi arrivando alla prescrizione, ora forse sarebbe fuori dai giochi, se non peggio.

L’Italia non merita questo. Non adesso. Non più.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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