L’Enigma Escher. Paradossi Grafici tra Arte e Geometria

05/08/2013 di Simone Di Dato

La mostra dell'artista olandese a Reggio Emilia

Drawing hands, Maurits Cornelis Escher
Drawing hands, Maurits Cornelis Escher

Ancora oggi Maurits Cornelis Escher seduce. Seduce perché risulta brillante, geniale, perché ha saputo creare con formule matematiche, misteri grafici e labirinti intricati una ricetta perfetta di enigma e ambiguità. Ed è ammirando le sue incisioni realizzate con ordinate ma impossibili geometrie, giochi simmetrici tra seconda e terza dimensione che nasce lecito il dubbio. Escher è un artista oppure no? A quale mondo appartiene? Neppure il maestro olandese aveva una risposta quando disse: “per me rimane una faccenda  aperta  se il mio lavoro appartiene al regno della matematica o a quello dell’arte”, a proposito dei dubbi circa la natura delle sue opere. Ad ogni modo che  sia riuscito negli anni a conquistare un pubblico molto più ampio di quello dell’arte,  tra  matematici,  esperti di geometria e scienziati, è un dato di fatto:  per cui sarà meglio lasciare aperta la questione.

Proprio all’incisore delle costruzioni impossibili, la Fondazione di Reggio Emilia dedicherà nel prossimo autunno una mostra che ha dell’imperdibile. Dal 19 ottobre 2013 fino al 23 febbraio 2014 saranno esposte ben 130 opere provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e istituzioni nazionali (tra i quali spiccano i nomi della Galleria d’Arte Moderna di Roma e la Fondazione Wolfsoniana di Genova), oltre che da altre importanti collezioni private. A curare l’evento ci ha pensato un comitato scientifico di competenza trasversale, formato da Piergiorgio Odifreddi (logico matematico), Federico Giudiceandrea (collezionista e studioso di Escher), Marco Bussagli (storico dell’arte) e Luigi Grasselli (professore di geometria e pro-rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia) a testimonianza del vasto ed eterogeneo pubblico di appassionati.

Ci sarà una selezione di opere ospitate dalle sale di Palazzo Magnani e che attraversano l’intera carriera di Escher, tra xilografie e mezzetinte per raccontare la parabola e le abilità di questo mito dell’arte del ‘900, tese alle esplorazioni dell’infinito, a piani e spazi che confondono la mente:
“…con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta. I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce.”

La mostra permetterà di ammirare le prime ricerche dell’artista sintetizzate in opere come Ex Libris (1922), Scarabei (1935); le grafiche ispirate a paesaggi italiani, Tropea, Santa Severina (1931), Metamorfosi II (1940) la celebre xilografia a quattro colori che narra una storia per immagini in una sottile e graduale trasformazione delle forme. Accanto a questi, altri capolavori assoluti come Tre Sfere I (1945, Mani che disegnano (1948) , Relatività (1953) , Convesso e concavo (1955), opere presentate insieme a numerosi disegni, documenti, filmati e interviste per sottolineare il ruolo di primo piano che l’artista ha svolto nel panorama artistico del suo secolo e l’impronta lasciata nelle generazioni a venire.

Una sezione degli spazi espositivi sarà invece dedicata al confronto della produzione di Escher con opere di altri artisti, in un dialogo più o meno consapevole che attraversa i secoli, tra ispiratori e prosecutori. Troviamo quindi Durer, gli spazi di Piranesi, le linee colme di armonia dello stile Liberty e le avanguardie del Cubismo, Futurismo e Surrealismo, Dalì e Balla.

E se da un lato l’incisore compie scelte tenendo conto di una visione artistica piuttosto ampia nel passato, la sua produzione influenza anche il suo tempo, ispirando e affascinando la società. Dalle scatole di legno, passando per i francobolli e i biglietti d’auguri, fino ai fumetti e alle copertine dei 33 giri della musica pop, Escher ha diffuso i suoi giochi enigmatici, imponendosi dell’immaginario comune, e consegnando una certa eredità a figure come Victor Vasarely, esponente principale dell’Optical Art, Lucio Saffaro e perfino Keith Haring.

Ritratto in una sfera, Maurits Cornelis Escher
Ritratto in una sfera, Maurits Cornelis Escher

Concepito come una “piattaforma didattica”, questa mostra vuole indagare la creatività e la mente di questo genio indiscusso per confondere le nostre, non senza una dose di ironia, e grazie al rapporto del mondo dei numeri e ambiguità dissolte in poesia, ben al di là delle mere interpretazioni psicologico-filosofiche, ma solo per disorientare la percezione visiva, ingannando la prospettiva e dove tutto è possibile. Per cui, siete davvero sicuri che un pavimento non possa essere anche un soffitto?”

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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