Escalation tra Israele e Hamas: operazione terrestre a Gaza?

10/07/2014 di Stefano Sarsale

Israele e Palestina

Le origini dell’escalation. I primi incidenti tra Israele e Palestina si sono registrati il 30 giugno scorso, quando l’Esercito israeliano ha rinvenuto nei pressi di Hebron , città della Cisgiordania, i corpi senza vita di tre studenti israeliani rapiti il 12 giugno a Gush Etzion. La notizia è rimbalzata su tutti i media e ha portato ad un’escalation di accuse che, nonostante la dichiarata estraneità dai fatti da parte di Hamas, ha portato all’inizio di raid aerei israeliani con il preciso obiettivo di colpire i centri nevralgici dell’organizzazoine. Come se non bastasse, l’uccisione dei tre studenti ha provocato una dura reazione anche nella comunità dei coloni israeliani, testimoniata dal rapimento e dalla successiva uccisione di un ragazzo palestinese di 16 anni, nel distretto di Shuafat. Da contorno a questa situazione, già di per sé delicatissima, il continuo lancio di razzi verso il territorio israeliano, al quale il Governo Netanyahu ha risposto schierando le proprie truppe alle porte di Gaza e preparando, in questo modo, la scacchiera per l’operazione militare su larga scala scatenata nella notte tra l’8 e il 9 luglio. E ora, il premier israeliano, si prepara ad un’operazione di terra, visto che difficilmente Hamas accetterà l’ultimatum richiesto, cioè il totale stop al lancio dei razzi verso il territorio israeliano.

IsraeleL’operazione militare. Il Premier israeliano Netanyahu, dopo le polemiche di questi giorni su una sua risposta considerata troppo debole nei confronti di Hamas, aveva annunciato che non avrebbe più “trattato con i guanti” la fazione islamica. ”Hamas ha scelto di far salire la tensione e pagherà un prezzo pesante per averlo fatto”. Dalla Striscia la reazione non si è fatta attendere: nella mattinata di martedì sono partiti una ventina di razzi verso la città di Neghev – alla fine della giornata se ne conteranno circa 146. I caccia israeliani hanno colpito oltre 123 obiettivi in una sola notte, il che mette in evidenza come le IDF (Israel Defence Force) stessero da tempo osservando i movimenti dei miliziani armati nella striscia. Il premier Netanyahu ha dato istruzioni all’esercito che comprendono l’ipotesi di una possibile offensiva via terra nella Striscia. Per questo motivo vengono richiamati, in questi giorni, gli oltre 40mila di riservisti disponibili in caso di emergenza, che si andranno ad aggiungere ai 1500 già stanziati sul confine. Lo Stato ebraico ha dichiarato che l’offensiva potrebbe proseguire a lungo, ma soprattutto che il suo obiettivo ultimo è quello di andare colpire pesantemente il gruppo palestinese Hamas, mettendo fine ai lanci di razzi che si sono intensificati nelle ultime settimane.

Obiettivi dei raid. Tra i 50 siti colpiti, sono presenti, secondo l’esercito israeliano, quattro case appartenenti a militanti e tre complessi di Hamas. “L’attacco israeliano ha colpito l’abitazione della famiglia al Kaware”, ha dichiarato il portavoce del Ministro della salute palestinese, Ashraf al Qedra. Nell’attacco missilistico israeliano, a Gaza, è stata colpita anche l’auto su cui viaggiava il comandante della marina, Mohammed Shaaban, deceduto nell’incidente insieme ad altre tre persone. Ad oggi sono 74 i morti tra i palestinesi e 550 feriti. Il bilancio più pesante è stato registrato nel sud della Striscia. A Tel Aviv, il sistema di difesa israeliano ha intercettato altri due razzi, sempre nell’area meridionale del Pese, dove i collegamenti ferroviari sono stati interrotti nella giornata di ieri, e si sono registrati nove feriti.

La guerriglia arriva nella città santa. Paura anche a Gerusalemme, finita nel mirino di Hamas. Le Forze di difesa israeliane hanno fatto sapere, tramite Twitter, che un razzo è riuscito a colpire la capitale, dove, per la prima volta, hanno risuonato le sirene di allarme. La conferma arriva anche da parte palestinese: il braccio armato di Hamas, le Brigate Ezzedin al-Qassam, hanno rivendicato il lancio di missili contro Gerusalemme, Tel Aviv e Haifa, affermando di aver lanciato contro Haifa un R160, contro Gerusalemme quattro M75, e contro Tel Aviv altri quattro M75. La polizia israeliana ha arrestato a Gerusalemme circa 60 persone con il sospetto di essere coinvolte negli scontri degli ultimi due giorni, mentre alle centinaia di migliaia di cittadini che vivono nell’area compresa entro i 40 chilometri dai confini della Striscia, lo Stato ebraico ha ordinato di non uscire dalle proprie abitazioni. Il coprifuoco include anche gli abitanti di Beersheva (città del sud di Israele, la più grande città del deserto del Neghev, capoluogo del Distretto Sud, spesso chiamata “Capitale del Neghev”), dove ieri, per la prima volta dal 2012, è esploso un razzo.

Hamas, pioggia incessante. Nella notte, intanto, oltre al continuare dell’operazione israeliana, si registra anche una nuova pioggia di razzi lanciati da Hamas. Questa volta, però, tra gli obiettivi principali , oltre alla base aerea di Ramon, Dimona, cittadina nelle vicinanze di una centrale nucleare israeliana. Si conta che, nella nottata appena conclusa, si è toccato il 365° razzo lanciato dal gruppo terroristico verso israele, in meno di due giorni.

La tensione resta quindi altissima in Medio Oriente. Il presidente palestinese Abu Mazen ha chiesto un intervento urgente della diplomazia internazionale per mettere fine alle ostilità. Israele deve cessare immediatamente l’escalation militare a Gaza e i suoi raid aerei. L’appello è confermato anche dal segretario generale della Lega Araba, Nabil el-Araby. “Queste tensioni trascineranno la regione verso una maggiore instabilità”, ha affermato il premier palestinese, aggiungendo che è di vitale importanza tentare di ripristinare e preservare la tregua sui versanti della Striscia, faticosamente concordata due anni fa con la mediazione egiziana. La leadership palestinese sta inoltre consultando Paesi, arabi e non, al fine di chiedere aiuti per fermare gli scontri. Tono del tutto diverso hanno invece le parole delle prime dichiarazioni da parte del braccio armato di Hamas: “Bombardando case di civili, Israele ha varcato ogni linea rossa, hanno affermano le brigate Ezzedin al-Qssam, aggiungendo che replicheranno allargando il raggio dei lanci dei loro razzi e nelle prossime ore colpiranno nuovamente Tel Aviv. Le case colpite, secondo Israele, appartenevano invece ad esponenti di spicco dei guerriglieri.

Il rischio di una nuova guerra. Negli ultimi tre giorni lo Stato ebraico ha sferrato un totale di 430 attacchi aerei in risposta ai 225 razzi di Hamas. L’operazione “Margine protettivo” non sembra quindi destinata a finire in tempi brevi. Nell’escalation tra Hamas e Israele, si tenta di rilanciare la diplomazia. Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha chiesto esplicitamente un ruolo dell’Ue per la ripresa dei negoziati tra le due parti. Dagli Stati Uniti, il Presidente Obama ha invitato israeliani e palestinesi a proteggere gli innocenti e ad operare in maniera ragionevole, non per vendetta né per rappresaglia, dichiarando che entrambe le parti devono essere pronte ad accettare rischi per la pace.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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