Ermanno Rea, addio alla coscienza critica di Napoli

14/09/2016 di Lucio Todisco

Ci lascia una voce critica di Napoli, una persona che con coraggio e determinazione ha continuato a porsi domande e a cercare risposte nei confronti di un immobilismo di cui non si capacitava, per il bene della città e di chi lottava per un futuro migliore

Ermanno Rea

Una voce critica di Napoli, dei suoi uomini, dei suoi costumi, del suo mondo politico – quello comunista, delle cui inquietudini ha raccontato magistralmente. Così può essere ricordato Ermanno Rea, giornalista e scrittore che ci ha lasciato ieri, nella sua casa di Roma, all’età di 89 anni. Rea non ha mai perso il suo legame con Napoli, la sua città, che ha fatto da cornice ai suoi romanzi più conosciuti, Mistero Napoletano (1995), La Dismissione (2002), Napoli Ferrovia (2007) che hanno costituito in seguito la raccolta “Rosso Napoli. Trilogia dei ritorni e degli addii”. Ritorni e addii, appunto, che hanno segnato la vita del giornalista, fotografo e infine scrittore che, purtroppo, non riuscirà a vedere la pubblicazione del suo ultimo romanzo, “Nostalgia”, nelle librerie dal 13 ottobre e che avrà, ancora, Napoli come protagonista.

Le illusioni della dismissione – Uno dei libri più apprezzati di Rea è, senza alcun ombra di dubbio, la dismissione, la storia degli ultimi giorni della “fabbrica”, l’Italsider di Bagnoli, che lasciò sgomenti i napoletani e che ha segnato la fine dell’epopea industriale partenopea. Una fine annunciata, quella dell’acciaieria di Napoli, vista dagli occhi di Vincenzo Buonocore, operaio chiamato ad occuparsi dello smantellamento. Il suo ruolo è uno scavare nella memoria, ricostruendo episodi e volti di quella storia, tanto da rendergli impossibile disgiungere il proprio destino da quello della fabbrica in cui ha lavorato. Il suo infatti non è un resoconto storico della fabbrica, ma un racconto, uno sfogo verso quei rimpianti che la fabbrica sta lasciando, di quell’evento che la città sta vivendo in maniera drammatica. E’ un richiamo forte, attraverso il racconto, ad un problema sociale e politico che la chiusura della fabbrica sta portando in città, quello del lavoro che sta mancando, un fallimento collettivo che vede fondersi il sacrificio della grande fabbrica con la dimensione biografica del protagonista e che fornisce, con lo smontaggio della fabbrica, lo smontaggio degli ingranaggi che hanno tenuto in vita una parte del tessuto sociale della città.

E c’è, in quel libro, un richiamo al fare presto, a far sì che il futuro che si stava avvicinando così velocemente non fosse soltanto un salto nel buio. Si può ben dire che Rea abbia anticipato e constatato il post-Italsider, quei vent’anni di vuoto che Bagnoli ha dovuto vivere, con progetti miseramente falliti e che hanno lasciato, oggi, nel suo paesaggio. quel senso d’incompiutezza che si respirava all’epoca della dismissione.

Passioni e frustrazioni di un giovane comunista – Essere comunisti a Napoli negli anni cinquanta, raccontati in un romanzo d’inchiesta che ruota attorno al suicidio di Francesca Spada, giornalista dell’Unità che, come lui, vive quegli slanci valoriali ed idealisti che vibravano nel cuore di Napoli, nella sede storia dell’Angiporto Galleria. Quella storia è raccontata in Mistero Napoletano. Vita e passione di una comunista negli anni della guerra fredda” uscito nel 1995. Cosa significa essere di sinistra in quegli anni? Anni in cui s’inserisce la storia di Francesca Spada, che diventa vittima del comunismo stalinista, del suo rigido schema, dell’impossibilità di poter vivere la sua relazione con Renzo Lapiccirella, malvista e osteggiata nel mondo del partito comunista napoletano. Una storia nella storia, che è quella di una città, Napoli, bloccata nel suo sviluppo, una città sequestrata militarmente dalla guerra fredda, dall’accordo tra Lauro e gli americani. Una città che viene esclusa, di fatto, dalla modernità, così come fu raccontata anche dalla Ortese in un altro capolavoro “Il mare non bagna Napoli”. Non a caso Rea scrive in Mistero Napoletano che quello è un libro di viaggio […] nel passato e nel «non tempo», perché parla di una città in cui improvvisamente, un giorno, le lancette degli orologi si bloccarono, la storia, sequestrata, cessò di respirare e gli uomini e le donne caddero vittima di una sorta di fascinazione, di un’attesa allucinata di una «perdita» che, non arrivando mai, soppresse la possibilità stessa di un’etica della salvezza.”

Un libro di straordinaria forza che mostra tutte le inquietudini di un giovane giornalista e scrittore che, in quegli anni, cercava di trovare risposte a domande rimaste nel tempo le stesse, lasciando dietro di loro soltanto le frustrazioni di non essere riusciti, loro giovani e avidi di futuro e di cambiamento, ad accelerare il corso della storia, che Rea sembra rivedere mettersi in moto tantissimi anni dopo, con la vittoria di Antonio Bassolino alla carica di Sindaco di Napoli.  Per questo va via una voce critica della città, una persona che con coraggio e determinazione ha continuato a porsi domande e a cercare risposte nei confronti di un immobilismo di cui non si capacitava, per il bene di Napoli e di chi lottava per una storia migliore.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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