Eritrea: dura condanna ONU per le diffuse violazioni di diritti umani

11/06/2016 di Michele Pentorieri

Pochi giorni fa il report dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani che getta luce su un regime quasi sempre ignorato. Nonostante l’UE consideri Afwerki un partner molto importante nel controllo dei flussi migratori.

Eritrea

Nell’affrontare il tema delle migrazioni e le sue cause, alcuni contesti restano al di sotto dei radar mediatici e, di riflesso, vengono in tutto o in parte trascurati dall’opinione pubblica. Ad oggi, una notevole parte delle migliaia di richiedenti asilo che sbarcano in Europa è costituita da libici, siriani ed iracheni. La situazione caratterizzata da forte criticità di ognuno di quei Paesi è perlopiù nota, ma altri altrettanto critici non godono di uguale copertura mediatica. E’ il caso, ad esempio, dell’Eritrea: molti suoi cittadini affrontano la rotta che li porta attraverso il deserto per poi affollare i barconi che salpano alla volta dell’Europa, ma il motivo dietro alla fuga di migliaia di persone da questo paese resta in buona parte ignota.

La visita della delegazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani avvenuta lo scorso Febbraio ha fornito l’opportunità di gettare luce su questo delicato contesto. Su richiesta proprio del Governo Eritreo, la delegazione si è recata nel Paese al fine di valutarne aspetti positivi e criticità. Fin dalle premesse contenute nel documento, pubblicato pochi giorni fa, il contesto presentato è di evidente criticità. Viene infatti precisato che la visita si è svolta in un clima generalmente “ostile” che ha impedito una valutazione onnicomprensiva del rispetto dei diritti umani nel Paese. È stato anche notato come il numero di coloro che fanno richiesta di asilo in Europa aumenta di anno in anno, toccando nel 2015 la cifra di 47.025. In sostanza, il documento composto di ben 26 pagine, ha evidenziato criticità a 360°.

Dal punto di vista politico, nonostante l’Eritrea sia formalmente una democrazia, l’accentramento di potere nelle mani del Presidente Afewerki e dei suoi fedelissimi è tale che si possa parlare de facto di dittatura. Complice anche l’assenza di un organo giudiziario indipendente e di effettive istituzioni democratiche, è praticamente assente ogni traccia di rule of law. Inoltre, lo stesso Governo Eritreo aveva già precedentemente dichiarato che nessuna elezione nazionale si sarebbe tenuta fino a quando le minacce alla sicurezza e alla sovranità nazionale non fossero cessate. Minacce che ovviamente il Governo si astiene dal definire in maniera chiara e circostanziata, ragion per cui “la Commissione non ha ad oggi ricevuto alcun piano credibile per una futura convocazione elettorale”. La Costituzione del Paese, redatta nel lontano 1997, è sostanzialmente formale. Per questo motivo,  la Commissione ha reiterato, nelle raccomandazioni, l’invito affinché venga finalmente implementata.

Il sistema carcerario risente ovviamente del contesto generale del Paese. Sparizioni forzate, torture, persecuzioni e violenze di ogni genere avvengono con frequenza giornaliera nelle carceri eritree. Molti degli arresti condotti dalle forze di polizia sono arbitrari e sono molti i casi riportati di esecuzioni sommarie, condotte fin dal 1991. Tuttavia, uno degli aspetti più tristemente noti concerne il servizio militare, obbligatorio e dalla durata indefinita, giustificato dal Governo Eritreo con l’occupazione Etiope del suo territorio. La leva può arrivare a durare anche più di 10 anni e molto spesso le mansioni alle quali sono costrette i soldati hanno poco o nulla a che vedere con la sicurezza nazionale. Non a caso, per le dure condizioni e per la sua durata imprevedibile, il servizio militare è la prima ragione dell’emigrazione di massa della popolazione Eritrea.

Le religioni autorizzate sono 4: Eritrea Ortodossa, Romana Cattolica, Evangelico Luterana e Islam Sunnita. Nonostante la relativa armonia che è possibile registrare tra queste confessioni, le violenze ai danni di seguaci delle religioni non autorizzate sono diffuse. Allo stesso modo, diffuse sono le discriminazioni ai danni delle donne con un alto numero di matrimoni forzati che coinvolgono anche ragazze minorenni, nonostante la legge imponga un’età minima di 18 anni ed il regime detentivo va fortemente a scapito delle donne.

Limitazioni alla libertà di espressione, di assemblea e di associazione, oltre ad indici di trasparenza finanziaria molto bassi e di corruzione molto alti completano il quadro di un Paese che, in fatto di violazioni di diritti umani, sembra farsi mancare davvero poco.

Ciò che spaventa maggiormente è che il Governo non sembra aver predisposto misure per combattere alcuna delle criticità precedentemente menzionate. Di conseguenza, le raccomandazioni della delegazione sono decine e riguardano ognuno degli ambiti citati sopra. Il Presidente Afewerki ha prontamente bollato il rapporto come “parziale” ed “offensivo” e definendolo, secondo uno schema molto comune ai dittatori africani, un attacco a tutta l’Africa. Restano da capire le prossime mosse dell’UE, che da tempo sembra aver trovato in Afewerki un partner di primo livello nel processo di Khartoum.

The following two tabs change content below.

Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
blog comments powered by Disqus