La politica non taglia i suoi costi ma, per risparmiare, impedisce agli studenti all’estero di votare

17/01/2013 di Andrea Viscardi

PropErasmus.aiIl titolo, badate bene, non è una provocazione. È la realtà dei fatti. Alle elezioni del 24 e del 25 Febbraio, tutti gli studenti italiani, ma che stanno svolgendo un periodo di studio all’estero inferiore ad un anno, potranno votare solo ed esclusivamente comprando un biglietto aereo e tornando nel “Belpaese”. Perchè il decreto numero 226 del Presidente della Repubblica limita la possibilità del voto per corrispondenza a tre categorie: gli appartenenti alle Forze armate e di polizia temporaneamente all’estero perchè impegnati nello svolgimento di missioni internazionali, ai dipendenti di amministrazioni dello stato, regioni o province autonome in servizio all’estero per più di tre mesi ma per meno di un anno e ad alcune tipologie di professori e  di ricercatori universitari che si trovino in servizio presso istituti universitari e di ricerca all’estero.

La parte importante, però, arriva quando il decreto stabilisce che “I cittadini italiani che si trovino temporaneamente all’estero e non appartengano alle tre categorie sopraindicate potranno votare esclusivamente recandosi in Italia presso le sezioni istituite nel proprio comune di iscrizione nelle liste elettorali”. Tra questi anche gli studenti impegnati in un percorso di studio all’estero come conseguenza dei programmi di scambio internazionale. Il loro numero, solamente in riferimento al progetto Erasmus, è stimato in circa 23 mila ragazzi, ai quali vanno aggiunti tutti quelli aderenti a periodi di studio all’esterno dell’Unione Europea. La cifra, quindi, è decisamente superiore.

Una decisione che sta  facendo discutere. Anzi, sbilanciandosi maggiormente, una decisione che dovrebbe far vergognare. Chi scrive, come gli altri membri della redazione, è uno studente. Quindi, nel caso specifico, si sente in prima linea nel contestare quanto deciso dal Parlamento italiano. Non è, però, una posizione di principio. Viviamo in un’Italia politica noncurante, da troppo tempo, del suo futuro ma solo del proprio presente. Capace di considerare i propri giovani un peso più che una risorsa, al contrario di quanto avviene nel resto del Mondo. Già, perchè un domani  tutti questi ragazzi dovranno inizare a lavorare e prima o poi arriveranno a minacciare la sicurezza di chi, il posto di lavoro, è stato in grado di conquistarlo e mantenerlo non per capacità, ma per clientelismo, contatti, spinte. “Tanto vale fare i nostri interessi fino a quando possiamo”. Questo vale soprattutto nel panorama pubblico, ma non solo.

La stessa classe politica, però, si spreca sempre più nel lasciarsi andare a sproloqui nei quali i giovani rappresentano il fulcro della nazione, l’unica speranza di salvezza per un sistema allo sfascio, la risorsa principale del nostro Paese. Tanto che poi, nascondendo la mano, decidono di privare di un diritto costituzionale tutti quei ragazzi che, per farsi esperienza e portare un domani qualcosa di più a se stessi ma anche all’Italia, hanno deciso – spesso con sacrifici economici da parte delle famiglie – di effettuare un periodo di studio all’estero.

Il motto, fondamentalmente è:

 

Cari ragazzi che avete deciso di studiare sei mesi in Argentina, Cina, Australia, Francia, Inghilterra o Sud Africa. Volete votare? Pagatevi il biglietto. Se siete fuori dall’Europa con un migliaio di Euro ve la cavate. Non potevate certo pensare che – per garantire un vostro diritto costituzionale -andassimo a tagliare qualcuna delle spese in eccesso del nostro Stato“.

Firmato: lo Stato italiano

P.S. Naturalmente, nella stessa situazione si trovano anche tutti quei lavoratori mandati dalle proprie aziende ad effettuare un periodo di lavoro di alcuni mesi al di fuori dell’Italia.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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