Sarebbe troppo facile dire che l’equo compenso non è equo. Ma così è

23/06/2014 di Federico Nascimben

“Nessuno è colpevole, quindi tutti sono colpevoli”. Si potrebbe riassumere così riassumere l’equo compenso. Il  Ministro Franceschini ha aggiornato (o, meglio, aumentato per “allineare alla media europea”), per i prossimi tre anni, il compenso per la “riproduzione di fonogrammi e videogrammi previsto dalla legge sul diritto d’autore”.

Gino Paoli, cantautore e Presidente della SIAE.
Gino Paoli, cantautore e Presidente della SIAE.

In sostanza, in tutti i dispositivi che potenzialmente possono essere utilizzati per riprodurre o registrare contenuti protetti dal diritto d’autore sono soggetti al pagamento del c.d. equo compenso o contributo per la copia privata. Detta altrimenti, l’autore – avendo l’esclusiva sull’utilizzo della propria opera d’ingegno, la quale può essere riprodotta soltanto grazie al suo consenso – nel caso della copia privata rinuncia ad essere direttamente ricompensato, ricevendo in cambio il c.d. “equo compenso”: un compenso forfettario sul potenziale utilizzo di materiale protetto, appunto, da diritto d’autore. Un qualcosa, cioè, di assurdo che, come molte altre cose, sconta particolarmente l’evoluzione dei tempi e della tecnologia, risultando sempre più anacronistico ed ingiustificato, ma soprattutto difficile (se non impossibile) da combattere e contrastare attraverso queste vie.

I nuovi aumenti, secondo SIAE e Ministero, ricadranno sui produttori e non sui consumatori perché “il decreto non prevede alcun incremento automatico dei prezzi di vendita“, e “com’è noto, in larga parte gli smartphone e tablet sono venduti a prezzo fisso“. Ovviamente risulta molto difficile credere a quanto sostenuto da entrambi, dato che questo è il classico provvedimento che avrà un effetto a cascata, scaricandosi sul consumatore finale: non è infatti un caso che, per citare il l’esempio più famoso, gli iPhone vengano venduti ad un prezzo maggiore nel nostro Paese rispetto ad altri, proprio perché le tasse da noi sono più elevate. Inoltre, come riporta Mantellini sul Post, “è talmente improbabile questa cosa affermata da Franceschini che gli stessi produttori di hardware quando vai ad acquistare un loro prodotto (qui per esempio sullo store di Apple se si acquista un iPod) specificano bene nel conto che una quota dei soldi del totale sono per la “tassa sul copyright”. Affinché sia chiaro a tutti che lo scaricabarile è un’arma a doppio taglio e nemmeno troppo intelligente”.

Tassa sul copyright per acquisti dall'Apple Store. Fonte: blog di Massimo Mantellini sul Post.
Tassa sul copyright per acquisti dall’Apple Store.
Fonte: blog di Massimo Mantellini sul Post.

Secondo quanto riportato da La Stampa, i nuovi aumenti sono piuttosto elevati in termini percentuali: “su un cd con 700 Megabyte di spazio il balzello sale a 0,1 centesimi, su un dvd da 4,7 Gigabyte a 0,20 centesimi. Ad essere maggiormente tartassati, però, sono smartphone e tablet. Se fino a ieri la quota per un cellulare intelligente con una memoria di 16 Gigabyte era di 0,9 euro, ora passa a 4. Un aumento che sfiora il 500%. Idem per le tavolette, per cui finora il balzello non esisteva”.

Inutile ribadire che l’appiglio utilizzato per giustificare questo rinnovo dell’aumento, oltre alla previsione di legge, è l’allineamento alla media europea, la quale naturalmente viene sempre tirata in ballo sempre e soltanto per revisioni al rialzo e mai al ribasso. Addirittura, ad ulteriore giustificazione, vi è poi l’impegno a favorire, grazie alle nuove risorse, talenti emergenti, giovani artisti e opere prime. E questo nonostante tutti noi, acquistando un CD vergine, una chiavetta USB ecc. andiamo a compensare un Al Bano o un Gino Paoli che probabilmente non abbiamo mai ascoltato in vita nostra, oltreché compensare la SIAE stessa.

Ecco, sarebbe troppo facile dire l’aumento della tassa e l’equo compenso in sé non sono affatto equi, ma così è.

The following two tabs change content below.
Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
blog comments powered by Disqus