Epuratore ma vizioso? Così l’ortodossia grillina rischia di negare la maturazione del M5S

29/12/2015 di Edoardo O. Canavese

Il blog ha espulso la senatrice Fucksia per aver rendicontato le spese in ritardo. Il vessillo della trasparenza è diventato la maschera populista dietro la quale la leadership nasconde un immaturo partito a tinte cesariste.

Serenella Fucksia è la diciannovesima parlamentare espulsa dal M5S. L’accusa che le è stata mossa è quella di non aver rendicontato le sue spese politiche dallo scorso aprile, nonostante i solleciti dei papaveri grillini. Sul sito tirendiconto.it è possibile vedere quanto spende ciascun deputato e senatore 5s e cliccando sull’icona della Fucksia, non sappiamo ancora per quanto presente sul sito, si nota che quanto imputatole è vero. E selezionando i profili degli ormai ex colleghi, si può notare che nessuno abbia maturato un così grave ritardo nella notifica dei propri conti. La Fucksia, due ore prima dell’espulsione, scriveva su Facebook di aver completato la rendicontazione, ma era troppo tardi: sul blog di Grillo era già partito il processo e il 92% dei votanti stava per cacciare la parlamentare dal sempre meno movimento, sempre più partito.

E’ interessante sbirciare tra le rendicontazioni dei parlamentari grillini. Si tratta di uno strumento inedito della politica italiana, e per certi versi un’indubbia prova di virtuosismo civico, notificando le spese e risparmiando per una causa condivisibile quanto di superfluo. Tuttavia cliccando sulle loro icone, si può desumere quanto si stiano abituando i grillini alla cara politica. Cominciamo dicendo che nessuno brilla per puntualità nel rendicontare quanto spende: salvo rari casi, senatori e deputati non aggiornano i profili dallo scorso settembre. Guardiamo dunque i profili relativi alle spese di agosto, tenendo conto che dal 5 agosto all’8 settembre Camera e Senato sono rimaste chiuse: Di Battista ha speso in collaboratori 2734,60 euro, superata dalla Lombardi, 4096 euro; Luigi Di Maio, la star in odore di candidatura a Palazzo Chigi, ha speso quasi 4mila euro per le attività sul territorio. Spese che pure le lodevoli restituzioni appannano.

Le cifre sono più o meno simili per tutti. E il messaggio che passano è di una trasparenza “trasparente”, inutile, sospettosa e pure ipocrita, perché far politica, alla faccia del pauperismo sventolato nella campagna elettorale del 2013, costa eccome. D’altro canto sembra che la trasparenza “trasparente” si faccia maschera per nascondere una verità scomoda. Il voto sulla mancata rendicontazione della Fucksia colpisce una senatrice da tempo nel mirino delle critiche dei grillini. Sfiduciata sul territorio dal meetup di riferimento, quello di Fabriano, è riuscita a galleggiare in parlamento fino ad oggi non senza distinguersi per una certa libertà di pensiero rispetto all’ortodossia grillina. In occasione del voto di sfiducia alla Boschi, aveva fatto pubblici complimenti al ministro per la sua arringa difensiva. L’ultima, vera goccia che ha fatto traboccare la pazienza di Grillo e Casaleggio; pulci sui conti e voti sull’espulsione, senza possibilità di replica. Come spesso, in un movimento che non manca occasione per rifiutare la maturità politica.

E’ comprensibile che il M5S conservi un tale gradimento tra gli elettori, perché i temi dibattuti e le battaglie rivendicate conquistano l’attenzione di moltissimi. Inoltre il ruolo di opposizione dura e illibata favorisce le percentuali grilline. Tuttavia il movimento pare ancora lontano da una presa di coscienza del proprio ruolo all’interno della politica e delle istituzioni. Lo strapotere di Grillo e degli uomini della Casaleggio Associati vincola la proposta e l’iniziativa politica di una fetta determinante del parlamento, presente e futuro, al volere di poche, ostinate teste. Si può dire che il M5S abbia rifiutato quanto di meglio (per quanto troppo spesso eredità tradita) la tradizione dei partiti potesse offrire, una dialettica interna schietta e sana; si è preferito creare un movimento-spugna che si limitasse ad assorbire voti altrui, accettando le decisioni prese da Grillo e Casaleggio e illudendosi di una democrazia attraverso la poco trasparente pratica del voto online, più simile ad un plebiscito che ad un referendum. Il contenitore in cui i grillini hanno sviluppato i loro pochi anni di lotta politica ha connotati cesaristi che non lasciano ben sperare per il futuro.

Il M5S aveva debuttato promettendo di cambiare tutto, eppure il cambiamento pare rimandato ad una fantomatica, indeterminata ora X. Nel frattempo i grillini si abituano agli usi della politica, conoscono l’asperità dell’amministrazione comunale e attendono gli ordini che arrivano dall’alto. Sembra che piuttosto che riconoscersi come attore politico passivo in Parlamento si preferisca godere dei vantaggi partitici che l’odierna politica tanto odiata offre: qualche benefit, e narcisismo mediatico in primis. Ma perché prendersela tanto con gli ultimi arrivati? Il M5S rivendicava una forza rivoluzionaria, che oggi si misura solo in termini di sondaggi, e che si perde nella irrilevanza parlamentare, se non come forza ostruzionista. Non esiste partito populista nell’Europa occidentale così miope al dialogo tra forze politiche; non esiste d’altronde nazione dove la sterilità politica paghi più che in Italia.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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