Aumento Iva: tempi duri per Enrico Letta, il governo è a rischio?

15/06/2013 di Andrea Viscardi

Il governo di larghe intese fatica a mettere in pratica le mille parole spese, e le difficoltà aumentano di giorno in giorno.

Aumento Iva

Aumento Iva? Per Letta era una priorità“Misure ulteriori (per la crescita) dovrebbero essere il pagamento di parte dei debiti delle Amministrazioni pubbliche; l’allentamento del Patto di stabilità interno; la rinuncia all’inasprimento dell’Iva (…) Ma questi provvedimenti – sebbene necessari nel breve termine – non sono sufficienti”. Queste erano state le parole di Enrico Letta durante il suo discorso per richiedere la fiducia alla Camera dei Deputati il 29 Aprile.

Promessa disattesa? – Le intenzioni del Premier, invece, non saranno mantenute. L’iva aumenterà quasi sicuramente. Così, almeno, ha dichiarato il ministro allo sviluppo Zanonato nel salotto di Bruno Vespa – parole a cui ha fatto eco anche il ministro dell’economia Saccomanni. Mancherebbe infatti la copertura per evitare quanto previsto dal governo Monti, una cifra tra i tre e i quattro miliardi di euro.

Il PdL rassicura, ma non accetta compromessi – Un inconveniente capace di gettare il governo delle larghe intese nel panico più assoluto. Perché è difficile pensare ad un PdL passivo qualora l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto non sarà annullata o quantomeno posticipata. IMU e Iva sono stati i due cavalli di battaglia del partito di Silvio Berlusconi e, come hanno ribadito in coro il capogruppo del PdL al Senato Brunetta e il vice premier Alfano, il governo dovrà trovare il modo di rispettare i due punti programmatici del PdL. Soprattutto perché, tra le altre cose, anche Enrico Letta era stato piuttosto chiaro a riguardo.

Governo in stallo? – Certo, se così non fosse la fiducia degli italiani per il governo cadrebbe a picco. Non solo perché in oltre trenta giorni non sia ancora stata messa in atto alcuna misura concreta per affrontare la crisi – anche quelle contenute nel cosiddetto “decreto del fare” sembrano, per lo più, marginali – ma perché, per quanto riguarda le riforme istituzionali, la situazione sembra in alto mare e lo stallo è sempre più evidente.

Mentre è in approvazione un ddl che fissa i tempi e la successione delle riforme da affrontare, il comitato di quarantadue saggi istituito dal governo si occuperà di analizzare le modalità e trovare un’intesa sul come metterle in atto. Il suo parere, però, difficilmente arriverà prima di ottobre. Similmente, dal lato crisi, appare evidente come, se non si riescono a trovare tre miliardi per evitare l’aumento dell’Iva, difficilmente si potranno varare i provvedimenti tanto attesi dagli italiani, come quelli sugli sgravi per l’assunzione degli under trenta o l’abbassamento della pressione fiscale sulle aziende. Il rischio è quello di aver promesso tutto, ma di non poter riuscire a far nulla prima del 2014. Ma il governo riuscirà a sopravvivere?

Aumento IvaProblemi in vista – Prima di pensare a questo, però, bisogna superare lo scoglio Iva. Nonostante la fiducia espressa dal PdL l’impressione è che difficilmente il Popolo delle Libertà accetterà a testa bassa quanto prospettato oggi da Zanonato. Se il governo cadrà, non sarà strettamente per questo motivo, ma potrebbe essere il pretesto atteso da Silvio Berlusconi per tornare alle urne.

Le motivazioni del caso, quelle , potrebbero essere altre. La prima è rappresentata dai processi a carico dell’ex premier. Pur con tutte le smentite del mese passato, difficile pensare non vadano ad influenzare le scelte del PdL e le dinamiche del governo: l’elezione di Berlusconi a premier potrebbe essere l’unica via di salvezza. Quindi vi è il problema Renzi. La candidatura del sindaco di Firenze alle primarie di ottobre è sempre meno improbabile ed i sondaggi sono più o meno unanimi nel sostenere sarà lui il prossimo candidato premier. Nel caso, per il PdL, la sconfitta sarebbe cosa quasi certa. Due questioni non di poco conto e che, sicuramente, non sono del tutto estranee ai pensieri di Berlusconi. Letta questo lo sa bene e tenterà, quantomeno, di rinviare l’aumento – e il problema – di alcuni mesi, per non dare alcun pretesto al PdL.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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