ENI e i rapporti diplomatici USA-Italia

15/02/2013 di Michele Tritto

eni

In questi giorni il più grande gruppo italiano, l’ENI, è coinvolto nelle cronache giudiziarie. Il suo Amministratore Delegato, Paolo Scaroni, risulta indagato per corruzione internazionale ed ha subito una perquisizione da parte degli inquirenti. Inoltre Saipem, società controllata dell’ENI, è sotto i riflettori da parte sia del mondo giudiziario sia di quello finanziario.

Dal primo punto di vista, risultano indagati diversi ex top manager della società italiana per aver ricevuto ritorni di denaro collaterali all’assegnazione di commesse algerine per 11 miliardi di dollari alla Saipem, propiziate dal pagamento nel 2006-2010 di 198 milioni di euro di “intermediazioni” le quali, per la Procura di Milano, maschererebbero in realtà una vicenda corruttiva di ingenti dimensioni.

Non è certo la prima volta che una società petrolifera venga accusata di pagare tangenti all’estero e non sarà nemmeno l’ultima. Così fan tutti, non dobbiamo scandalizzarci. Certo Saipem, specializzata nei servizi petroliferi, in particolare nella costruzione di impianti per il gas, sembra abbonata alle indagini periodiche della Procura di Milano.

Dal punto di vista finanziario, invece, due settimane fa, esattamente il giorno prima di comunicare alla comunità finanziaria i propri risultati, ha subito in borsa il tracollo del suo titolo (-34%).

Questo calo impressionante è dovuto ad un maxi-collocamento di azioni da parte di Bank of America-Merril Lynch per 300 milioni di dollari per conto di un investitore istituzionale, Fidelity, in possesso anche del 2,6% del capitale di Saipem stessa. Su questa movimentazione è in corso un’indagine della Consob – l’organismo di vigilanza delle società quotate – su possibili attività di Insider Trading, molto presumibili anche secondo gli operatori finanziari stessi. Al momento Fidelity nega con decisione questo coinvolgimento, ma le indagini e le notizie sembrano smascherare il vero regista delle operazioni: il Fondo americano Blackrock, già sotto la lente dei Servizi Segreti italiani.

La cosa che più colpisce è che lo scandalo sta avendo ampio risalto sulle testate economiche americane (il Wall Street Journal su tutti) e meno su quelle italiane, per ovvie ragioni di potere. Potremmo affermare tranquillamente: se uno paga delle tangenti saremo felici, al giorno d’oggi, che paghi delle conseguenze a livello penale e pecuniario. Tuttavia il mondo del settore energetico ha delle sue particolarità.

Ogni volta che una società petrolifera investe in un nuovo Paese (ad esempio quando vengono scoperti grandi giacimenti) si sottoscrivono degli accordi con i governi locali, solitamente Paesi del terzo mond, prevedendo anche la costruzione di opere infrastrutturali. Ad esempio, sono previsti la costruzione e il rifacimento delle strade, delle linee di trasporto, di ospedali. In altre parole, c’è un do ut des di mutuo interesse.

Orbene, gli americani si scandalizzano per il pagamento delle “stecche” ai funzionari algerini. Al momento non c’è certezza e ci sono delle indagini in corso. Ma le società petrolifere americane, quando devono investire, come si comportano? In alcuni casi dichiarano guerra (vedi Iraq), in altri fanno compromessi geopolitici con la controparte (vedi Arabia saudita).

A questo punto è bene capire dove si posiziona L’ENI e qual è la sua influenza internazionale. Paolo Scaroni è una persona molto influente nel mondo politico ed economico italiano. È stato nominato a capo dell’ENI da Berlusconi prima e confermato poi per un secondo mandato. Gode, insomma, della fiducia del principale azionista della società, ossia il Tesoro italiano.

Tuttavia, come è emerso dai cabli di Wikileaks, l’ENI è stata utilizzata come  braccio armato per la politica estera del governo Berlusconi per favorire i rapporti con Libia (Gheddafi) e Russia (Putin). Questo movimentismo ha sempre causato perplessità e irritazione da parte degli americani. Sappiamo che Obama non vuole avere problemi con la Russia sia per le vicende iraniane sia per le vicende siriane e, vista la presenza dell’ENI in posti nei quali l’instabilità politica è all’ordine del giorno, sicuramente è stata posta sotto osservazione da parte dei servizi segreti.

Mettendo in pratica quindi un po’ di dietrologie, che ne sappiamo se dietro queste situazioni ci siano operazioni di politica internazionale? Può essere un modo gentile di dire agli italiani e al governo che sta per instaurarsi di non esagerare in alcuni rapporti e situazioni. Ad esempio di rivedere i rapporti con la Russia di Putin attraverso anche una modifica degli accordi energetici, oppure di non considerarlo più come interlocutore strategico. Alle indagini giudiziarie e alle decisioni del prossimo governo l’ardua sentenza.

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Michele Tritto

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