Energia rinnovabile: Arabia Saudita al bivio

17/09/2015 di Marvin Seniga

In futuro la monarchia saudita dovrà trovare la propria ricchezza non nel sottosuolo come è stato negli ultimi anni, ma in superficie. La prima parola d'ordine è energia rinnovabile

Energia Rinnovabile

L’Arabia Saudita, il maggiore esportatore mondiale di petrolio, ha intenzione, nei prossimi quindici anni, di investire pesantemente sulle energie rinnovabili, ed in particolare sul solare. Questo almeno è quanto dichiara il principe Turki Bin Saud Bin Mohammad al Saud, uno dei principali consiglieri del re saudita Salman Bin Abdulaziz in materia di politica energetica. L’obiettivo di produrre energia per il consumo interno del regno dalle immense piane desertiche della penisola arabica attraverso la costruzione di sconfinate distese di pannelli solari, e non più attraverso la trivellazione, è molto apprezzabile da un punto di vista ecologico, soprattutto in vista della conferenza sul clima di Parigi.

I motivi che potrebbero indurre l’Arabia Saudita ad investire sulle rinnovabili e ridurre il consumo di petrolio non derivano principalmente dalle preoccupazioni per il cambiamento climatico ma sono soprattutto di natura economica. La drastica diminuzione del prezzo del petrolio nell’ultimo anno è stata, senza dubbio, uno dei fattori che ha contribuito maggiormente all’elaborazione di questa iniziativa. Con un prezzo al barile che si aggira tra i 40$ e i 50$, i profitti derivanti dalle esportazioni di petrolio non sono più sufficienti a finanziare l’enorme spesa pubblica del reame saudita. Il rapporto deficit/Pil, secondo il Fondo Monetario Internazionale, raggiungerà il 20% quest’anno, un record storico, che mette in luce le difficoltà del paese in un mondo dove il petrolio non è più una garanzia di eterna ricchezza.

Saudi ArabiaOggi il 10% del budget statale – circa 80 miliardi – viene bruciato in sussidi e agevolazioni per i cittadini sauditi sul prezzo del petrolio. Questo ha drogato in maniera quasi irreparabile il mercato interno dell’energia. Basti pensare che in Arabia Saudita la Saudi Aramco è costretta a vendere un barile intorno ai 5$, quasi la stessa cifra che spende per produrlo. In questo modo, nel corso degli ultimi decenni, mentre il resto del mondo scopriva nuove fonti di energia meno costose e meno inquinanti in Arabia Saudita si è continuato ad esempio a produrre energia elettrica bruciando petrolio, un processo estremamente inquinante ed estremamente costoso, un immane spreco di risorse, che oggi non è più tollerabile.

Al Turki, e come lui molti altri membri della famiglia reale, ha capito che un Arabia Saudita dipendente dal petrolio non ha futuro. Addirittura c’è chi prevede che se nei prossimi anni il consumo interno di petrolio dovesse rimanere stabile sui livelli attuali, nel 2038 il più grande esportatore mondiale dei nostri giorni di petrolio sarà costretto ad importarlo per far fronte alla propria domanda interna.

Gli investimenti in fonti di energia alternative al petrolio sono già cominciati. Nei prossimi anni verranno costruite almeno due centrali nucleari, ma soprattutto verranno aumentati gli investimenti sulle rinnovabili. I ricchissimi fondi sovrani dell’Arabia Saudita finanziano oggi migliaia di progetti di ricerca in tutto il mondo, e in patria, grazie, ai profitti derivanti dal petrolio nuovissimi centri di ricerca hanno potuto sorgere. Tra questi la King Abdullah University che è diventata un centro mondiale all’avanguardia nella ricerca sulle rinnovabili, e in particolare sul solare.

In futuro la monarchia saudita dovrà trovare la propria ricchezza non nel sottosuolo come è stato negli ultimi anni, ma in superficie. Per anni si è creduto che nel deserto l’unica cosa di valore fosse il petrolio, ora invece sempre più si fa strada l’idea che esistano altri modi per produrre ricchezza. Cambiare politica energetica, per un paese che, negli ultimi settant’anni, si è arricchito enormemente grazie al petrolio non sarà tuttavia facile. Il percorso è ancora molto lungo e tortuoso. Riformare così profondamente un settore chiave come quello dell’energia in un paese conservatore, per nulla abituato a grandi cambiamenti, potrebbe avere delle ripercussioni negative, soprattutto sul fronte della stabilità interna. Il nuovo re Salman Bin Abdulaziz sembra però intenzionato a voler davvero cambiare il suo regno, rompendo con la tradizione conservatrice dei suoi predecessori, come già ha dimostrato quando ha stabilito che le donne avranno per la prima volta diritto a votare e a candidarsi alle prossime elezioni municipali di dicembre.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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