Emmy Awards 2013. Gli oscar della tv tra sorprese, flop e rivincite

24/09/2013 di Jacopo Mercuro

Emmy Awards 2013

Neil Patrick Harris, meglio conosciuto sotto le vesti di Barney di How I met your mother, ha presentato, nella serata del 22 settembre, all’interno del suggestivo Nokia Theatre di Los Angeles, la cerimonia di premiazione degli ambiti Primetime Emmy Awards. Ideati dall’Academy of Television Arts & Sciences, gli Emmy, sono considerati per la tv l’equivalente dell’Oscar, il massimo riconoscimento per chi lavora all’interno del piccolo schermo. Lo sketch d’apertura vedeva lo stesso Harris intento a seguire tutte le serie TV americane così da poter presentare al meglio la cerimonia di premiazione, quando improvvisamente si convince che i personaggi del piccolo schermo stiano parlando con lui. Nulla di originale, l’apertura ha lasciato tutti in uno stato d’imbarazzo iniziale. La situazione è migliorata solo nel momento in cui Harris ha dato vita al suo monologo, interrotto da un “cerca di fare meglio o non ti richiameremo più per le prossime edizioni”. Niente paura, siparietto già programmato, in cui sono intervenuti anche Kevin Spacey, Conan O’Brien e Jimmy Kimmel. Non è stata sicuramente un’apertura da grande show nonostante l’importanza dell’evento.

Emmy Awards 2013Superato lo scoglio iniziale, la serata è andata avanti tra conferme e sorprese, al punto che, chi era convinto di uscire dal Nokia Theatre con in mano la preziosa statuetta è rimasto a bocca asciutta. Una premiazione contro ogni pronostico che è riuscita a sorprendere soprattutto nelle categorie minori. Vero e proprio colpo di coda è stata la vittoria, come attore protagonista in una serie drammatica, di Jeff Daniels che, sorprendendo tutti, ha sbaragliato la concorrenza di due presenze scomode come quella di Jon Hamm di Mad Men e di Bryan Cranston di Breaking Dad. Delusione anche per Kerry Washington a cui è stata preferita Claire Danes (Homeland) nella categoria attrice protagonista di un drama.

Assenza rumorosa quella di Game of Thrones, la serie medievale non è riuscita a primeggiare in nessun campo nonostante stia risquotendo enormi consensi tra il pubblico. Plebiscito, invece, per Behind the Candelabra di Steven Soderbergh. La mini serie, presentata a Cannes e destinata alla TV, si è aggiudicata undici premi su quindici candidature complessive. Tra le statuette alzate c’è stata quella dell’attore protagonista Michael Douglas che ha ringraziato la moglie Catherine Zeta-Jones, nonostante i gossip parlino di un imminente divorzio. L’enorme successo firmato Soderbergh ha lascito solo le briciole al suo concorrente principale, American Horror Story, la serie ambientata in un manicomio criminale ha collezionato solo due premi su ben diciassette nomination ricevute.

Non solo pronostici ribaltati, come ogni anno ci sono state grandi conferme. La vittoria di Jim Parson, il dottor Sheldon di The big bang theory, come miglior attore protagonista di una seria comica, non ha tardato ad arrivare, proprio come quella Julia Louis-Dreyfus di Veep. Anche la bravissima Tina Fey è riuscita a sorridere per la statuetta che omaggia la miglior sceneggiatura comedy.

Trionfano, nelle categorie più importanti della 65esima edizione degli Emmy Awards, due tra le serie più in voga anche nel nostro paese: Breaking Bad come miglior serie drammatica e Modern Family come miglior commedia per il secondo anno consecutivo. L’apertura delle buste, con i nomi vincenti, è spettata ad un’ospite d’eccezione: Mr. Will Ferrell. L’attore statunitense, in balia della sua follia comica, si è presentato con un look piuttosto insolito, tra l’ilarità del pubblico ha deciso di indossare t-shirt, bermuda azzurri e sandali. Accompagnato dai suoi tre figli, ha giustificato la loro presenza con un: “mi hanno avvertito solo 45 minuti fa e non sono riuscito a trovare un asilo”.

La notte degli Emmy è lunga ed estenuante, nelle tre ore di cerimonia inevitabilmente i sorrisi si sono alternati alle lacrime. Non è mancata la commozione, non quella di rito, per cui, sorpresi o meno, si ringrazia per il premio ricevuto. La finzione è stata lasciata all’interno dei 16:9 e si è tornati tutti nel mondo reale, abbandonando i panni dei personaggi interpretati, si sono tutti stretti per un saluto al mattatore della serie Soprano James Gandolfini. Lacrime anche durante il discusso tributo al giovane Cory Monteith di Glee, scomparso di recente e ricordato dalle parole di Jane Lynch “la sua morte è un tragico esempio della distruzione vorace e senza senso che provoca la dipendenza”.

L’ambita statuetta alata, la musa dell’arte che sorregge un atomo, ha sancito ritorni e rivincite. È stata la notte dei rinati, l’uscita dal buio di carriere iniziate nel cinema e finite negli angoli dimenticati di Hollywood. Le tanto amate serie TV hanno restituito nuova linfa vitale ad attori ed attrici che nessuno ricordava più. Carriere che hanno avuto una seconda chance e che ora brillano ancor più della statuetta alata.

 

 

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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