Il virus Zika riapre il dibattito sull’aborto

18/02/2016 di Ginevra Montanari

Molti dei paesi colpiti negano spesso il diritto all'aborto, e dopo le dichiarazioni di alcuni esponenti politici e dell'Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani, interviene la Chiesa

Zanzara

I primi casi di Zika in Sud America sono stati rilevati a maggio 2015, in Brasile, ma solo verso ottobre è stato riscontrato un aumento dei casi di microcefalia in bambini nati soprattutto nel Nord- Ovest. Si sta già lavorando ad un possibile vaccino, tuttavia le cure non saranno purtroppo disponibili prima di qualche anno. In Europa il primo caso si è verificato in Danimarca dopo che un cittadino, rientrato da un viaggio all’estero (Centro e Sud America), è risultato positivo al test; cinque invece i casi sono stati registrati in Portogallo, tutti a causa di un previo viaggio in Brasile. A causa di questa facilità di contagio il ministero della Sanità francese ha raccomandato alle donne in gravidanza di rimandare i viaggi in programma, per quanto riguarda le zone più rischiose (Guyana, Martinica e Guadalupe). Di questo virus abbiamo parlato nelle scorse settimane (qui qui), quindi non entreremo nei dettagli della malattia, quanto piuttosto del dibattito che si è venuto ad aprire rispetto alla posizione assunta in merito dalla Chiesa.

A Juarez, Papa Francesco ha risposto infatti ad una domanda specifica sul caso Zika, in riferimento al fatto che alcune autorità abbiano proposto l’aborto e la contraccezione per evitare e prevenire  gravidanze rischiose. Per il Papa l’aborto resta un crimine umano e medico che con la teologia ha poco a che vedere; non è mai un male minore, e non va quindi confuso con l’uso della contraccezione, che al contrario non è un male assoluto. Parole quantomeno di apertura verso la contraccezione come misura per limitare la diffusione di virus come Zika, e quindi di conseguenti malformazioni al feto. Se ci fosse stato lo stesso atteggiamento anni fa, ad esempio per la terribile esplosione dell’HIV, sicuramente milioni di morti sarebbero state evitate.Per quanto riguarda l’aborto la situazione è molto più delicata, e forse l’unico effetto del virus è stato quello di riaprire il dibattito sull’aborto, specie in quei paesi in cui la possibilità di contagio è alta e la legislazione sul tema è particolarmente rigida.

Nei primi anni ’60, una particolare epidemia colpì gli Stati Uniti: danneggiava soprattutto il feto causandone addirittura la morte, ed era la rosolia. La sua diffusione fece parlare di aborto anche in termini medici, un tema controverso che fino a quel momento era considerato assoluto tabù. Zika potrebbe rivelarsi la nuova Rosolia del Sud America nel Ventunesimo Secolo.

In una riunione di ieri a New York, durante il lancio di una campagna dell’OMS per contrastare la diffusione del virus, invece, sono emerse posizioni molto più conservative. Il recente richiamo da parte di alcuni esponenti di governi e dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu per liberalizzare le leggi sull’aborto e l’accesso ai famraci abortivi per la prevenzione della nascita di bambini malati, ha destato indignazione nel mondo cattolico e Politico conservatore. Per Mons Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite “Porre fine alla vita di un bambino è una risposta illegittima alla crisi”, sottolineando altresì come esista un “dovere di salvaguardare tutta la vita umana, sana o disabile, con eguale impegno, non lasciando indietro nessuno”.

Parole dure, che arrivano dopo la persa di posizione contraria all’aborto della Chiesa brasiliana. Parole che, pur tentando di sottolineare il valore della vita, di qualunque qualità e difficoltà, lasciano oggi perplessi. Se è infatti insindacabile l’eguaglianza degli individui, e la preziosità di ogni inconveniente biologico, troppo spesso si antepone il diritto di chi non è ancora nato, dimenticando gli individui adulti e presenti, portatori di doveri, diritti e possibilità di scelta. Basterebbe pensare al tasso di mortalità delle donne nei pasi in cui non esiste un’apertura verso l’aborto. Ci si domanda perchè, oggi, sia così imprescindibile dover rischiare, in molti casi, la propria salute a tutti i costi, anche in caso di malattie del feto o della madre. A chi scrive, la lotta contro il diritto di abortire equivale ad una maternità forzata, una forma, sia consentito il termine, di stupro.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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