Embrioni editati: passi falsi e preoccupazioni

27/04/2015 di Jacopo Mercuro

Intervenire sui geni di embrioni con una tecnica capace di produrre una modificazione permanente del DNA, così da poter garantirne una trasmissione di generazione in generazione. Fantascienza? No, un esperimento già annunciato in passato, capace di scatenare feroci polemiche, tra scienza e bioetica

DNA

Alla fine, l’esperimento sembra andato in porto: dalla Cina, infatti, alcuni scienziati hanno annunciato di aver tentato di applicare la tecnica, senza però riuscire a finalizzare la modifica. I ricercatori non hanno lavorato su embrioni “sani” (ovvero, la finalità non era quella di far nascere un embrione modificato), bensì su embrioni difettivi, in modo da inserire una modifica nel DNA di ogni loro cellula senza che si alterasse il resto del contenuto genetico.

Tuttavia, nessuno degli 85 embrioni modificati è riuscito a svilupparsi correttamente. Alcuni sono andati incontro a morte, altri non hanno accettato la modifica genetica; anche i pochi che avevano iniziato a codificare il gene mutato erano riusciti dopo poco a “superare” la modifica o creare dei mosaici genetici. Il tutto con una dose aumentata di danno al DNA, che era un po’ quello che già la letteratura aveva pronosticato negli anni discutendo di tali esperimenti.

Insomma, l’esperimento fallito cinese sembra aver dimostrato che i tempi non son ancora maturi, dal punto di vista prettamente tecnico, per poter pensare di modificare anomalie genetiche al momento della fecondazione in vitro. La tecnica applicata si è infatti dimostrata piena di rischi, e qualcuno nel mondo scientifico ritiene che non riusciremo mai a superare il problema.

Dal punto di vista etico, invece, la preoccupazione è su livelli elevati. Si teme, infatti, che questo primo fallito tentativo sia solo l’inizio di una corsa scientifica per assicurarsi il primato d’effettiva riuscita, portando alla nascita di bambini in cui ogni cellula risulterà mutata in laboratorio. Uno scenario che potrebbe avverarsi molto prima del momento in cui si comprenderà a pieno la conseguenza di una tale pratica (oltre che prima di una profonda discussione in termini bioetici).

Il sistema adottato in Cina prende spunto da alcuni meccanismi attraverso cui i batteri si proteggono dai virus, permettendo di ritagliare geni e di inserirne di nuovi.  La domanda seria è: chi avrebbe interesse a modificare geni embrionali per modificare patologie? Anche in casi severi, come nella malattia di Huntington (in cui una singola copia mutata del gene determina 100% di probabilità di malattia), i problemi etici sono numerosi. Nel caso specifico, ad esempio, al momento della fecondazione c’è il 50% di possibilità che l’embrione non riceva il gene malato. Le tecniche di “taglia-e-cuci” DNA, tuttavia, devono iniziare subito dopo la fecondazione, prima che si abbia la possibilità di sapere se il gene “malato” è presente o meno. Si finirebbe, così, a trattare in laboratorio embrioni geneticamente sani.

La pressione etica è nel tempo cresciuta, soprattutto negli Stati Uniti, dove un gruppo di ricercatori ha pubblicamente espresso la volontà che venga varata una moratoria che stabilisca entro quali termini sarà possibile lavorare geneticamente sugli embrioni adottando tali tecniche, proprio perché sconosciuti sono gli effetti che esse potrebbero avere sulle generazioni future.

I ricercatori cinesi, però, han sempre risposto in modo molto pacato alle critiche giunte dal mondo scientifico internazionale. È stato sottolineato più volte che gli embrioni prelevati in una clinica per la fertilità erano difettivi, quindi incapaci di condurre a gravidanza, e che l’unica modifica del gene sperimentata era relativa a quello responsabile della beta-talassemia, severo disordine ematologico.
Il rischio, però, rimane all’orizzonte: come avvenuto con la clonazione umana, l’eco mediatica potrebbe rappresentare un vivace stimolo alla ricerca “anti-conformista”, con esiti tutti da verificare.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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