Elezioni USA: la crisi del ceto medio come ago della bilancia

08/11/2016 di Alessandro Mauri

La sfida alle elezioni USA tra Donald Trump e Hillary Clinton si basa anche sulla situazione economica del Paese. Nonostante gli indicatori macroeconomici siano positivi, la realtà è molto più complessa (e meno rosea).

La sfida alle elezioni USA tra Donald Trump e Hillary Clinton si basa anche sulla situazione economica del Paese. Nonostante gli indicatori macroeconomici siano positivi, la realtà è molto più complessa (e meno rosea).

L’eredità di Obama – Nonostante i democratici pongano l’accento sulla crescita economica negli USA generata dalle politiche di Obama, se si guardano con più attenzione le loro posizioni, si può notare che anch’essi sono consapevoli delle difficoltà che sta vivendo il Paese. Quello che cambia rispetto alla prospettiva repubblicana, anch’essa molto critica riguarda la situazione economica degli USA, è semplicemente il ceto sociale a cui è principalmente rivolta la campagna elettorale. Se quindi i repubblicani cercano il sostegno della classe media, i democratici si rivolgono ai meno abbienti, a testimonianza del fatto che, nonostante la crescita sostenuta del Pil e il tasso di disoccupazione ai minimi da anni, i problemi rimangono molti, su diversi campi.

Il disagio della classe media – La presa di Trump sulla classe media USA sembra essere molto forte, a causa dell’impoverimento e del calo della qualità della vita di quel ceto che ha sempre costituito la base dei successi americani. L’accusa è volta principalmente agli accordi di libero scambio stipulati con gli altri Paesi (o in corso di trattativa, come il Ttip con l’Unione Europea), che hanno aperto le porte le porte a nuove politiche delle multinazionali. L’abbassamento dei salari e l’aumento dei lavoratori irregolari negli USA sono, agli occhi della classe media, le colpe dell’amministrazione democratica, e la diretta conseguenza dell’eccessiva apertura delle frontiere americane ai mercati esteri.

I dati fotografano la situazione – Ci sono una serie di dati economici che fotografano in maniera impeccabile le contraddizioni dell’economica USA alla vigilia delle elezioni più incerte e controverse degli ultimi anni. I dati certificano l’impoverimento della classe media e il contemporaneo aumento della tassazione sulla stessa, in un’analogia molto più concreta di quanto sembrerebbe con quanto accaduto in Europa e in Italia. Il gettito dalle imposte sui redditi e cresciuto del 30% in tre anni, salendo a 1950 miliardi di euro, mentre le spese per l’assistenza alimentare, per l’assistenza sociale e per l’assistenza sanitaria sono lievitate senza alcun controllo, con aumenti anche oltre il 45%, sia a livello dei singoli stati sia a livello federale. Anche in questo caso le accuse sono mosse alla riforma sanitaria voluta da Obama che, seppur sacrosanta agli occhi di un europeo, non lo è altrettanto per larga parte dell’opinione pubblica USA: la spesa sanitaria è passata da 225 miliardi di dollari del 2000 a circa 625 miliardi del 2015. Tutto questo non è stato accompagnato da riduzioni della spesa in altri settori, ad esclusione di un modesto taglio della spesa per la Difesa (negli USA non occorre rispettare parametri simili a quelli europei, per esempio sul deficit).

Il problema del debito – Tutto questo non fa altro che aggravare il problema degli squilibri commerciali strutturali degli USA, che sono anche oggetto di una serie di importanti cambiamenti sul lato delle controparti che detengono il debito USA. La Cina, storico investitore in T-bond, ha ridotto la propria esposizione di circa 100 miliardi di dollari in un anno, seguita a ruota dai paesi del Golfo, che necessitano di liquidità in seguito al crollo del prezzo del petrolio, e che quindi non comprano più debito USA. Questa dinamica è parzialmente compensata dagli investimenti di alcuni paesi europei, Germania e Belgio su tutti, che hanno aumentato gli acquisti di titoli USA. Proprio per questo la politica estera di Obama, su cui la Clinton si pone in continuità, prevedeva il rafforzamento delle relazioni commerciali, e una maggiore apertura dei mercati grazie al Ttip, oggetto invece di forti critiche da parte di Trump.

I problemi economici che colpiscono gli USA non sono stati risolti da Obama, che pur ha operato in condizioni particolarmente avverse. Quello che preoccupa è il fatto che nessuno dei pretendenti alla presidenza hanno proposto soluzioni alle carenze strutturali dell’economia USA, ma solo ricette utili a conquistare una determinata fascia di elettorato. Inoltre nulla fa presagire che, una volta eletti, Clinton o Trump abbiano la forza politica, il carisma, o la capacità per risolvere le sfide economiche che l’attuale contesto mette in evidenza.

The following two tabs change content below.

Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
blog comments powered by Disqus