Elezioni Spagna: Rajoy, i grandi rifiuti di Psoe e Podemos

22/12/2015 di Marvin Seniga

La Spagna è nuova al grande gioco delle coalizioni; i rifiuti di Sanchez e Iglesias fanno dell'ipotesi coalizione una strada in salita, mentre l'opzione Governo di minoranza non sembra percorribile, se non a preparare la nazione a nuove (e incerte) elezioni

Risultati Elezioni Spagnole

La Spagna si è risvegliata ieri nell’incertezza. Per la prima volta dal 1977, nessun partito ha la maggioranza assoluta dei seggi del Cogreso de los Diputados. L’unica via per formare un governo è un qualche tipo di coalizione. La Spagna è però nuova al grande gioco delle coalizioni – come detto – mai nella sua storia aveva avuto un Congreso così frammentato e diviso. In campagna elettorale l’unico partito a non aver escluso nessuna ipotesi di alleanza con altre forze politiche è stato il PP, forte del fatto di essere comunque il primo partito in Spagna, e quindi, per forza di cose, il cardine centrale di qualsiasi governo di coalizione. Ma gli altri due grandi partiti di sinistra hanno escluso tale eventualità sin dalle settimane scorse.

Risultati elezioni spagnole

Pedro Sanchez, candidato premier dei socialisti, si è detto indisponibile a qualsiasi progetto di Große Koalition con i popolari. Mentre Iglesias ha escluso inequivocabilmente che i suoi deputati possano votare la fiducia a qualsiasi governo che veda al suo interno socialisti o popolari. Le uniche forze che rimangono in campo per provare a formare un governo sono Ciudadanos, ridimensionato dai risultati finali, e tutta quella galassia di partiti nazionalisti e regionalisti, prevalentemente baschi e catalani, che difficilmente possono essere utili per mettere su una qualsiasi coalizione di governo.

Rivera, che ad un certo punto ambiva addirittura ad essere il prossimo inquilino della Moncloa, ora deve necessariamente rivedere i suoi piani. I suoi 40 deputati da soli non sono decisivi per formare un governo di centrodestra, ma potrebbero comunque essere utili al PP per arrivare ad ottenere la fiducia del Congreso nella seconda votazione, quando è richiesta una maggioranza semplice e non qualificata come nella prima. Ne verrebbe comunque fuori un governo con i piedi d’argilla che avrebbe il solo compito di traghettare il paese a nuove elezioni.

In effetti, questa sembra essere l’unica soluzione per rimediare questo impasse. Un ritorno degli elettori alle urne in primavera è molto probabile, la questione meno facile da capire è se la convocazione di nuove elezioni possa effettivamente aiutare la politica spagnola ad uscire dalla palude in cui è finita. La Spagna non è la Turchia, e Rajoy non è Erdogan. L’impressione è che nuove elezioni, da sole, non siano in grado di cambiare di molto la situazione. Anzi, i più avvantaggiati da una nuova tornata elettorale sarebbero probabilmente i partiti anti-sistema come Podemos, e quelli nazionalisti, che potrebbero approfittare della debolezza dei partiti storici, i primi, e dello Stato, i secondi, per impostare una campagna elettorale all’attacco e conquistare nuovi voti.

Nelle circostanze attuali è altamente improbabile che un partito riesca ad ottenere da solo la maggioranza assoluta del Congreso. L’unica soluzione potrebbe essere quella di cedere all’evidenza dei fatti e accettare i consigli di Bruxelles. Seguire la strada di una grande coalizione tra socialisti e popolari, con Ciudadanos a fare da perno centrale, sembra essere l’unica via per formare un governo capace di guidare il Paese, per quanto in modo comunque precario.

Improbabile, invece, la strada di un governo di minoranza guidato dal Pp di Rajoy, con quest’ultimo a farsi da parte per lasciare spazio ad una figura capace di un maggiore dialogo con gli altri partiti: un governo di questo tipo potrebbe portare avanti solo l’ordinaria amministrazione, ad oggi i voti mancanti per raggiungere la maggioranza sembrano troppi per essere conquistati di volta in volta attraverso continue trattative.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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