Elezioni: riflessioni dell’ultima settimana

19/02/2013 di Federico Nascimben

Come tutti gli italiani penso di essere arrivato alla fine della campagna elettorale annoiato e, soprattutto, stufo. IMU, tasse, società civile, MPS, redditometro: tutti argomenti utilizzati e riutilizzati sino alla nausea. In una situazione di profonda crisi abbiamo bisogno di discorsi che entrino nel merito della questione e parlino di contenuti. Altrimenti, a colpi di slogan, non riusciremo mai a superare quell’antico principio della legislazione italiana che si basa sull’intervenire solamente quando la situazione è giunta allo stadio emergenziale e quindi – per forza di cose – il provvedimento preso dovrà basarsi sulle contingenze del momento. Proprio quello che successe nel ’92 con Amato e nel 2011 con Monti. Cerchiamo di fare in modo che fra vent’anni non ci si debba ritrovare in una nuova situazione di estrema crisi.

elezioni-2013Per cercare di evitare tutto questo un modo c’è, ed è quello utilizzato in Olanda dal Central Planbureau (Cpb), un istituto di ricerca che valuta l’impatto dei programmi elettorali dei partiti, formalmente dipendente dal Ministero dell’Economia, ma la cui nomina del direttore deve trovare il consenso dell’opposizione. Tale sistema influenza la politica, nel senso che spinge candidati e partiti a scrivere programmi concreti, che parlino nel merito delle questioni e che, soprattutto, siano suffragati da cifre, dati e numeri. Di conseguenza, in questo modo si spostano sul piano della concretezza anche le dichiarazioni pubbliche. È un sistema che aiuterebbe a sentire molti meno vaneggiamenti da parte dei nostri politici.

Ebbene, basandosi proprio su questo, il Corriere ha pubblicato oggi gli esiti della “relazione di accompagnamento all’elaborazione numerica dei programmi scritta da Oxford Economics”. È stato chiesto ai partiti di rispondere ad un questionario di venti domande riguardante tematiche economiche. Per capire quanto questo sistema fa paura ai più, basti pensare che solamente quattro formazioni hanno risposto: PD, PDL, Scelta Civica con Monti per l’Italia e Fare per Fermare il Declino. Nella relazione però si legge che di questi si riscontrano serie difficoltà realizzative nei programmi di PD e PDL per due motivi: nel primo caso perché il partito guidato da Bersani si è rifiutato “di mettere numeri (entrate e uscite di bilancio) nel suo programma”; nel secondo perché vi è “un serio problema di realizzabilità, legato a un elemento centrale della strategia del Pdl: la riduzione di 400 miliardi del debito pubblico stesso attraverso cessioni di patrimonio dello Stato”. Quest’ultimo problema riguarda in maniera minore anche i programmi di Monti e di Fare.

Non vi tedio con tutti gli scenari economici ipotizzati sulla base delle conseguenze che la piena applicazione dei vari programmi dovrebbero apportare alla nostra economia, perché non sarei in grado di confutare eventuali previsioni e, soprattutto, perché la realtà è certamente più difficile e complessa e – quindi – la piena applicazione di un programma è impossibile. Quello che trovo interessante di tutto ciò è altro e cioè:

1. Come ho detto prima, un sistema del genere obbliga – in linea teorica – partiti e politici a parlare maggiormente nel merito dei problemi e delle loro soluzioni. Attraverso l’istituzionalizzazione di tale sistema, proposte e dichiarazioni populiste e demagogiche sarebbero molto più facilmente smascherabili e verificabili, soprattutto se l’istituto è veramente indipendente. Basti pensare che, oltre ai due problemi sollevati, Movimento 5 Stelle di Grillo e Rivoluzione Civile di Ingroia non hanno risposto alle domande.

2. I risultati economici della ricerca effettuata da Oxford Economics mostrano che la piena applicazione dei programmi di tutti e quattro i partiti “non è esaltante”, soprattutto crescita, occupazione e reddito delle famiglie non crescono nel quinquennio come gli italiani spererebbero. Ma, al di là delle proposte dei singoli, il problema è alla base, cioè i fondamentali della nostra economia sono messi troppo male e quindi non esistono cure miracolose, ma solo il costante e continuo sforzo di tutti nel corso di molti (molti) anni può contribuire ad un significativo miglioramento della salute del nostro Paese.

3. Tale tipo di sistema aiuta a mettere in luce le contraddizioni interne ai programmi dei partiti: ad esempio, perché con l’attuazione del programma del PDL (partito di centrodestra, ricordo) il bilancio dello Stato peggiora più che nel caso degli altri partiti? Perché il PD, primo partito di governo in base ai sondaggi, non fornisce alcun tipo di cifre?

4. Last but (absolutely) not least: vi è una relazione diretta tra la realizzazione dell’agenda di governo di un partito e l’assetto elettorale ed istituzionale di uno Stato. E noi anche qui siamo terribilmente indietro: sono vent’anni che parliamo di riforme e non le realizziamo, ci troviamo di fronte all’unicum italiano per cui il più delle volte la prassi si scosta notevolmente dalle previsioni normative, dato che la società moderna richiede risposte in tempi rapidi e queste regole non lo permettono: in questo modo possiamo avere il miglior programma di Governo del mondo, ma se poi ci si scontra con una realtà che cozza terribilmente contro la sua applicazione nulla verrà fatto, nulla cambierà e nulla migliorerà.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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