Elezioni regionali, specchio di molte Italie

27/02/2013 di Luca Tritto

Dopo le elezioni politiche, sono ufficiali i risultati delle elezioni per le Giunte regionali di Lombardia, Lazio e Molise. Risultati abbastanza controversi tra loro, se si analizzano i numeri, le percentuali e, soprattutto, i vincitori: Roberto Maroni, per la Lega Nord, Nicola Zingaretti e Paolo di Laura Frattura per il centro-sinistra.

Partiamo dalla Lombardia. Nonostante a livello nazionale la Lega abbia toccato i minimi storici, è riuscita a conquistare il Pirellone. Maroni, appoggiato dal PDL e da altre liste, forte di 2.456.921 preferenze personali e del 42,8% dei voti, batte gli sfidanti Umberto Ambrosoli, sostenuto da PD, SEL e altri con il 38,24%, e Silvana Carcano, per il Movimento 5 Stelle, con il 13,62%. Resta indietro il candidato di centro, Gabriele Albertini, sostenuto dalla lista Lombardia Civica e dall’UdC, fermo al 4,12 %.

In barba agli scandali infiniti all’interno della Giunta uscente, targata PDL – Lega, e guidata dal Celeste Roberto Formigoni, il centro-destra ottiene la vittoria. Tuttavia, lo scarto è minore di quanto sembra. Infatti, le preferenze personali tra Maroni e Ambrosoli hanno uno scarto esiguo, segno anche del voto disgiunto, il quale ha riguardato soprattutto gli elettori di centro. Era stato già annunciato tutto ciò, avendo espresso in molti la preferenza personale per Ambrosoli invece che per Albertini, candidato designato dai montiani. Non è servito per battere l’ex Ministro dell’Interno. La Lega, comunque, non supera in voti il PDL, mentre il PD è il partito più votato, con 1.369.599 preferenze. Si realizza così il sogno di un governo leghista in 3 delle principali regioni settentrionali: Piemonte, Lombardia e Veneto. Strano paradosso, dopo gli scandali e i repulisti interni al partito. Forse la promessa di trattenere il 75% delle tasse sul territorio è stata preferita ad un modello nuovo e soprattutto onesto, negli intenti, rappresentato da Ambrosoli, figlio di Giorgio, il liquidatore della Banca Privata Italiana, assassinato su ordine di Michele Sindona, proprio per la sua alta morale e per il suo grande senso del dovere e dello Stato. Fa scalpore, infine, la mancata affermazione dei Montiani, proprio nella regione degli affari e della finanza. Sorpassati anche dai Grillini, i quali hanno comunque raggiunto un buon terzo posto.

Zingaretti

Tutta altra storia nel Lazio. La vittoria è targata centro-sinistra con Zingaretti, appoggiato da PD, SEL e altri, portando a casa 1.330.398 voti personali e il 40,65% delle preferenze di coalizione. Lo sconfitto è Francesco Storace, leader de La Destra, sostenuto da PDL e altri, con il 29,32%. Ottimo terzo posto per Davide Barillari, del M5S, con il 20,22 %. Quarta, infine, l’avvocato Giulia Bongiorno, con il 4,73%. Molto indietro il giornalista Sandro Ruotolo, per Rivoluzione Civile, con il 2,73 %. Qui, la stagione degli scandali ha fatto effetto. Il caso Fiorito ha spinto l’elettorato a puntare sul ricambio, preferendo ascoltare meno le sirene spiegate dei Grillini e la proposta dei candidati di Ingroia. Sicuramente è una svolta. Di lavoro ce n’è davvero molto da fare. Soprattutto un rinnovamento morale, dopo le inchieste e le varie ruberie attuati da coloro i quali dovevano rappresentare gli elettori, e invece pensavano a rimpinguare le proprie tasche.

Infine, passiamo al Molise. Piccola novità, si rivede l’Italia dei valori (12156 voti, almeno qui). A vincere è il candidato di centro-sinistra, Frattura, con il 44,7% dei voti sul presidente uscente Iorio, di centro-destra, il quale ha ottenuto il 25,8%. Segue Antonio Federico, per il M5S, con il 16,7%. Iorio correva per il quarto mandato, anche se il terzo era stato invalidato dal TAR e dal Consiglio di Stato nel 2012, proprio su ricorso del vincitore, Frattura. La vittoria schiacciante è anche qui sintomo di una richiesta di cambiamento, viste anche le inchieste inerenti le spese folli della ex maggioranza.

Guardando le cifre e gli esiti nel loro insieme, si possono trarre alcune conclusioni. Mentre in Lombardia gli scandali hanno fatto poco effetto sul voto, visto chi ha vinto, in Lazio e Molise c’è stata una risposta verso le vecchie maggioranze. Ciò che un po’ stupisce, è che a vincere sono stati i partiti tradizionali e non il M5S, al contrario del trend nazionale. Eppure di motivi per essere arrabbiato ce ne sono. Tuttavia, viene dimostrato come, per l’elettorato, un conto è la protesta a livello nazionale, un altro è il desiderio di essere amministrati da persone presenti in politica sicuramente da più tempo dei Grillini. Ciò non toglie la spinta innovativa del Movimento, ma essendo gli enti locali i maggiori erogatori di servizi, forse qualcuno ha preferito fidarsi di chi ha più esperienza.

Starà agli eletti, da adesso, dimostrare di meritare questa fiducia.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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