Elezioni regionali 2015: come si vota?

29/05/2015 di Luca Andrea Palmieri

Guida al voto nelle sette Regioni che eleggeranno i propri governanti domenica 31. Andiamo a vedere i sistemi elettorali in Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia: cosa deve sapere chi va a votare? Quali sono i criteri di scelta delle maggioranze?

Le elezioni regionali sono alle porte (segui la DIRETTA): domenica 31 maggio si voterà in ben sette Regioni per il rinnovo di Governatori e Consigli regionali. Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia: un panorama elettorale che attraversa l’Italia da nord a sud. Al di là delle infinite polemiche, dei supposti scandali e delle notevoli ambiguità che si sono presentate in tutte le Regioni, c’è una questione che per il cittadino viene prima delle altre: come si vota?

Il sistema elettorale cambia di Regione in Regione: è il risultato della riforma del Titolo V della Costituzione del 2001. La maggiore autonomia regionale ha permesso ai singoli enti di scegliersi, entro certi limiti, la propria legge elettorale. E’ importante capire come si vota nella propria Regione, se non si vuole incappare in una scheda ingenuamente annullata, magari perché si ricordava un sistema diverso, o ci si è basati su una generica indicazione nazionale. Vediamo dunque, Regione per Regione, non solo come si svolge il voto, ma anche come vengono eletti il Governatore e ed il Consiglio Regionale dalle varie liste (che, in via generale, possono essere liste provinciali, collegate a liste regionali che appoggiano un certo candidato Presidente).

Veneto

In Veneto si vota per il Presidente della Giunta regionale (che farà parte anche del Consiglio) e per 49 Consiglieri (più il candidato Presidente “miglior perdente”, per un totale di 51). La legge elettorale è nuova (risale al 2012), ma il voto è tutto sommato simile a quello precedente. E’ possibile mettere una X sul nome del Presidente e su di una lista a lui collegata, oppure su uno solo dei due: il voto si estende dalla lista fino al candidato. Ovviamente non è vero l’opposto: se si sceglie di votare solo il Presidente, si rinuncia a scegliere una lista che si appoggi in modo particolare (non contribuendo all’assegnazione proporzionale dei seggi). E’ inoltre previsto il voto disgiunto: per esempio, se si preferisse Zaia presidente ma un consigliere o una lista collegata a Tosi, si potrà segnare una X sul nome di Zaia, ed una su di una lista collegata a Tosi. E’ possibile, segnando il nome del candidato affianco alla lista prescelta (insomma, a quella su cui si è messa la X, che sia a favore o contro il candidato Presidente), esprimere una sola preferenza.

Il sistema di ripartizione dei seggi è proporzionale, con premio di maggioranza variabile, e non c’è doppio turno: se la coalizione del Presidente prende il 50% dei voti, ottiene il 60% dei seggi (30). Il vincitore che ottenga tra il 40% e il 50% ha il 57,5% dei seggi (29). Se non raggiunge il 40%, il vincitore “relativo” ottiene una maggioranza del 55% (27 seggi, solo due sopra la maggioranza). E’ inoltre prevista una soglia di sbarramento del 5% per entrare nel Consiglio. Si tratta di una legge tutto sommato controversa (non è l’unica), visto che, in assenza di doppi turni, il partito vincente può raggiungere la maggioranza anche con una percentuale di voti relativamente bassa. Per capirci. Se Zaia vincesse con il 25%, otterrebbe comunque il 55% dei seggi. Dopo la sentenza della Consulta sul Porcellum, una scelta del genere potrà sopravvivere a un’analisi costituzionale?

Liguria

Qui le cose non sono cambiate rispetto al passato: non è stata infatti approvata una legge elettorale che sostituisse il Tatarellum, la legge elettorale regionale istituita nel 1995. I seggi da assegnare saranno 30. Le possibilità di voto saranno le stesse già viste per il Veneto. Si potrà quindi scegliere di votare il candidato Presidente, la lista a lui collegata o entrambe (anche qui vale il criterio dell’estensione), ma sarà possibile operare anche il voto disgiunto. Il voto di preferenza è ancora una volta singolo: affianco alla lista prescelta sarà possibile segnare un nome, interno alla lista che si vuole appoggiare.

Dato l’uso della vecchia legge elettorale, il sistema non è del tutto proporzionale. Il 20% dei seggi viene infatti assegnato con metodo maggioritario su base regionale, da un listino collegato al candidato vincitore. Chi, vincendo, non arriva al 40% dei voti otterrà il 55% dei seggi (uno o due sopra la soglia di maggioranza), chi supera il 40% arriva al 60% dei seggi (almeno 18 dunque). La soglia di sbarramento è a livello di liste provinciali: non rientra nei criteri di assegnazione chi non ha almeno il 3% dei voti, a meno che non sia collegato a una lista regionale che supera il 5%. Inutile dire che, anche per il Tatarellum, valgono i dubbi sul premio di maggioranza già visti per il Veneto. C’è da capire solo quanto possa influire il fatto che i seggi, 30 in totale, sono relativamente pochi rispetto al caso nazionale.

Toscana

Nella Regione di Matteo Renzi la legge elettorale è del 2014 e, forse non a caso, ricorda in piccolo l’Italicum (di cui a questo punto può fare da precursore sperimentale). E’ infatti previsto il doppio turno per l’attribuzione dei 40 seggi. Il voto, per i singoli cittadini, non si distacca da quanto visto prima. E’ sempre possibile segnare una X tanto sul nome del candidato Presidente (in tal caso il voto non va ad alcuna lista), quanto su di una lista a lui collegata (ed il voto si riflette sul candidato), come su entrambe. E’ possibile altresì presentare il voto disgiunto. La novità nella Regione è che è presente la possibilità di dare una doppia preferenza a candidati collegati alla lista che si è scelto di votare. Si tratta però di una preferenza ad alternanza di genere. Insomma, o si vota un uomo, o una donna, oppure un uomo e una donna. Un voto per due uomini o per due donne porta all’annullamento del voto alla lista (ma non a quello per il Presidente).

Per quel che riguarda il sistema elettorale, dicevamo del doppio turno. In generale, il sistema di attribuzione dei seggi è proporzionale con premio di maggioranza. Per evitare il doppio turno serve che un candidato vinca col 40% dei voti. In tal caso otterrà il 57,5% dei seggi (23 su 40). Se arriva persino al 45%, i seggi salgono al 60% (24). In caso di secondo turno, il vincitore torna ad ottenere il 57,5% previsto precedentemente. C’è anche un sistema di garanzia per le opposizioni, che non possono avere meno del 35% dei seggi, pari a 14. Inoltre è presenta una soglia di sbarramento che ricorda il Porcellum. E’ infatti del 10% per le coalizioni, che devono anche avere all’interno un gruppo di liste che abbia ottenuto il 3% dei voti. Per chi ha scelto di non correre in coalizione, la soglia è del 5%.

Umbria

La legge elettorale umbra è la più recente, ed è nata tra le polemiche. Anche qui, forse più che altrove, il rischio costituzionale incombe. L’elezione è a turno unico ed il sistema è proporzionale con premio di maggioranza. Per quel che riguarda il voto, il cittadino potrà esprimere ancora una volta voto per il candidato o per la lista a lui collegata ma non è previsto il voto disgiunto, pena annullamento della scheda. Invece, è presente anche qui il sistema della preferenza doppia di genere. Come per il caso toscano, si potranno dunque scrivere i nomi di due persone, a patto che siano un uomo e una donna: in caso contrario, la seconda preferenza verrebbe annullata.

Il pomo della discordia sta nel turno unico, in cui vince il candidato che ottiene un voto in più del secondo arrivato. Le liste collegate al candidato vincente ottengono il 60% dei seggi (12 sui 20 disponibili, che è il massimo comunque che la maggioranza può ottenere). Ergo, nel caso limite di cinque candidati che si spartissero il 20% dei voti, ma con uno che ne ottiene uno più degli altri, questi avrebbe la maggioranza certa dei seggi nel Consiglio. Gli altri 8 seggi vanno alle opposizioni: tra questi saranno presenti i candidati presidenti delle altre coalizioni (a patto che ottengano almeno un rappresentante nel Consiglio). E’ di certo la legge elettorale più semplice tra le sette, ma, nonostante il limitato quantitativo di seggi, senza dubbio la più controversa.

Marche

Anche qui il sistema è a turno unico, ed è possibile sia necessario un governo di coalizione, nonostante un sistema basato su premi di maggioranza variabili. Il sistema di voto è il più lineare. Si può votare per il candidato Presidente e/o per una lista a lui collegata. E’ possibile inserire una sola preferenza. Non è presente invece il voto disgiunto, pena nullità.

La legge elettorale risale a febbraio 2014, e prevede che, dei 30 membri del Consiglio, 18 seggi (il 60%) vadano al candidato che ottiene il 40% dei voti. Questi calano 17 se il vincitore ottiene un risultato tra il 37% e il 40%. Sopra il 34% se ne ottengono invece 16. In caso di risultati inferiori, il sistema diventa puramente proporzionale e ci sarà bisogno di un’ampia coalizione. La soglia di sbarramento per la coalizione è al 5%, salvo che al suo interno una lista circoscrizionale abbia raggiunto il 3% del totale.

Campania

Nella regione delle polemiche per la candidatura di Vincenzo De Luca, il sistema elettorale risale al 2009 e prevede, ancora una volta, turno unico e premio di maggioranza. I seggi in gioco sono 50. Per quel che riguarda il voto valgono molte delle regole già viste: si vota il candidato Presidente o una lista a lui collegata (con relativa estensione del voto), ed è possibile sia il voto disgiunto che la doppia preferenza di genere (che segue lo stesso sistema umbro: in caso di doppio voto allo stesso genere, viene annullata la seconda preferenza). In più, il sistema prevede che uno dei due sessi non possa essere rappresentato da più dei due terzi dei candidati.

Il sistema continua ad essere potenzialmente piuttosto controverso. Anche qui il vincitore prende la maggioranza, indipendentemente dalla percentuale raggiunta: il 60% dei seggi, pari a 30 (comprensivi anche del candidato presidente: una soglia che permette potenzialmente una certa stabilità). Tuttavia, in caso di vittorie schiaccianti, la maggioranza non può superare mai il 65% dei seggi. Il candidato presidente del partito secondo arrivato entra automaticamente nel Consiglio. La soglia di sbarramento è al 3% per le liste collegate a un candidato che non raggiunga il 10% dei voti totali.

Puglia

Giungiamo all’ultima Regione, la Puglia, governata fino ad oggi da Nichi Vendola, non ricandidatosi in quanto ha raggiunto il limite dei mandati. L’attuale Governatore è stato molto critico della legge elettorale approvata dal suo stesso Consiglio. Anche qui il Presidente eletto si aggiunge ai 50 Consiglieri, tra cui il candidato secondo arrivato. Come in tutte le altre regioni si ripete anche qua la possibilità di votare il candidato Presidente e/o la lista a lui collegata, con l’estensione del voto di lista al candidato ma non viceversa. Ed anche in Puglia sarà possibile il voto disgiunto. Sarà possibile dare una sola preferenza a un candidato della lista prescelta: tuttavia, non troppo diversamente che in Campania, uno dei sessi non potrà avere in Consiglio più del 60% della rappresentanza.

L’elezione è diretta, con un possibile premio di maggioranza variabile. La coalizione che ottiene più del 40% dei voti ottiene 29 seggi su 50 (il 58%); se ottiene tra il 35% e il 40%, i seggi del vincitore saranno 28. Con meno del 35% questi scendono a 27. La soglia di sbarramento è dell’8% dei voti per coalizioni e partiti che si presentano da soli, e del 4% per i partiti interni a una coalizione.

Questi dunque i sistemi elettorali delle sette Regioni che andranno al voto domenica. Sistemi che, come ora sul piano nazionale, sono basati su un impianto fortemente maggioritario, nonostante le basi proporzionali: nella stragrande maggioranza dei casi molto più che per lo stesso Italicum. Questione che solleva punti interrogativi anche importanti sulle liceità di sistemi che permettono spesso a chi ottiene anche solo un voto in più degli avversari di ottenere una maggioranza. Non sempre stabile, ma comunque tendenzialmente sproporzionata rispetto ai voti realmente ottenuti.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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