Naufragio centrodestra, si salva (e in che modo) solo la Lega

24/11/2014 di Ludovico Martocchia

Le elezioni sottolineano sempre lo stesso dato. Negli ultimi anni le coalizioni di Berlusconi hanno perso governo, regioni, comuni e seggi all’europarlamento a favore del PD “di centro” e dell’astensionismo. Quali saranno le prossime mosse di un centrodestra che vede sempre più Salvini come punto di riferimento?

Regionali, Lega e centrodestra - Salvini

La bussola del centrodestra è smarrita. Non indica né il nord né tantomeno il sud. Le elezioni in Emilia-Romagna e in Calabria ricordano questo dato: le coalizioni dell’ex-Cavaliere non vincono più, ormai già da qualche anno. Berlusconi non è in grado di costruire un’alleanza vittoriosa, capace di asfaltare gli avversari come accadeva nel recente passato. All’interno del centrodestra inevitabilmente dovrà nascere una riflessione profonda, soprattutto nel momento in cui il voto moderato è calamitato da Renzi e l’astensionismo regna sovrano.

Nella regione emiliana, l’unico partito che può godere dei risultati è la Lega Nord di Matteo Salvini, con un 19.4%, più del doppio di Forza Italia (8.3%). Il Carroccio raggiunge percentuali maestose, grazie alla leadership trainante del segretario, sempre più homus novus, che ha monopolizzato la campagna elettorale di tutto il centrodestra. In questo modo Salvini riesce ad accaparrarsi i voti in uscita da Forza Italia e dal Movimento 5 Stelle. Anche se i vincitori devono stare attenti ad esultare: più del 60% degli aventi diritto è rimasto a casa. Questo dato potrebbe avvantaggiare i partiti antisistema, gli unici in grado di raccogliere i voti degli sfiduciati, almeno in assenza di un centro-destra alternativo a FI. C’è da chiedersi: la Lega, alle prossime elezioni, potrà ripetere lo stesso risultato a livello nazionale? E se sì, si prefigura uno scenario in cui il carroccio si sostituirà ai pentastellati nell’exploit delle ultime elezioni politiche?

In Calabria il discorso è po’ diverso. Il centrodestra è totalmente annichilito. Se sommassimo i voti della coalizione per Wanda Ferro (sostenuta da Forza Italia, Casa delle Libertà e Fratelli d’Italia) e quella di Nico D’Ascola (NCD e UDC), non raggiungerebbero il 33%. Considerando che Giuseppe Scopelliti era stato eletto nel 2010 con il 57.8%, il risultato sembra davvero disastroso. È impressionante come il sud, un tempo roccaforte berlusconiana, rappresenti ormai il terreno più facile di raccolta di consensi per il Pd di Matteo Renzi – una coincidenza?.

Probabilmente riflessioni e ripensamenti non basterebbero ad invertire il trend degli ultimi anni. Quelle coalizioni, create ad hoc da Berlusconi e dal suo entourage, sono ormai inefficaci. Tra l’altro le alleanze costruite intorno al leader hanno perso numerose pedine, di cui Casini, Fini e Alfano sono solo gli esempi più evidenti. Nessuno degli ex-alleati è stato pronto e preparato a edificare una casa per i moderati diversa da quella di Arcore. Chi ha abbandonato la nave sta scomparendo. Chi è rimasto nel mezzo, per esempio Fratelli d’Italia, non riesce a discostarsi dal 3% dei consensi. L’obiettivo di Giorgia Meloni, quello di ricreare una destra forte, sulle orme di Alleanza Nazionale, sembra sfumare sempre più verso il compromesso dell’acquisizione di qualche poltrona di lusso, magari proprio quel Campidoglio che si libererà, con grande probabilità, a breve.

In questo giro di amicizie ed ex-amicizie i voti di Berlusconi, e in generale la destra che si ispirava a quel modello, travasano verso la Lega Nord, unico alleato diverso e sicuramente molto più energico. Verrebbe da dire: fin troppo energico. Se l’ambizione di Salvini, cioè trasformare la Lega da un partito del nord a forza nazionale, si realizzasse, chi ci rimetterebbe nell’immediato sarebbe proprio l’uomo di Arcore.Il problema di fondo è che Berlusconi non sembra avere spazi per recuperare voti. Chi resta a casa alle elezioni di certo non si alzerà dal divano per dare il suo consenso ad una coalizione che appare spenta e priva di idee e slanci, e che da mesi funziona da stampella del Governo di Renzi. Un Renzi verso cui l’elettore moderato sembra riconoscersi, mentre chi è troppo fedele al centro-destra per guardare al Presidente del Consiglio, potrebbe finalmente aver trovato il suo leader, l’altro Matteo, Salvini. Neppure se Angelino Alfano tornasse dal suo padre politico – opzione sempre più probabile -, non cambierebbe nulla in termini elettorali.

L’altra opzione è che il capitano della nave lasci per sempre. Ormai una leadership alternativa esiste. Matteo Salvini, tra accuse di razzismo e una nuova ironia apprezzata sui social, è l’unico che può traghettare il centrodestra verso un futuro diverso, che non sia la disfatta. Anche se le nuove leadership, come le mode, possono passare in fretta. Salvini dovrà dimostrare di avere un progetto politico serio e di non cavalcare solamente le ondate di malessere sociale presenti in Italia. Ma resta un rebus, quello che colpirebbe, inevitabilmente, i consensi di una coalizione capitanata dalla Lega nel centro e nel sud del Paese. Un problema che il leader del carroccio sta tentando di risolvere, ma il cui percorso si annuncia irto di ostacoli e tutt’altro che destinato al successo.

In tutto questo Silvio Berlusconi deve passare la mano, un atto difficile visto che il patto del Nazareno – in cui da ieri è più debole la posizione di FI – è ancora in piedi, e che le aziende di famiglia devono essere protette. Il sovrano, vecchio e malato, rimane aggrappato al suo trono. Per ora non vuole abdicare, forse perché non si fida dei suoi eredi, o forse perché il suo primogenito è già seduto a palazzo Chigi.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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