Elezione Presidente della Repubblica: Giuliano Amato non può salire al Quirinale

21/01/2015 di Andrea Viscardi

Dal legame con Craxi e le leggi ad personam pro Berlusconi, passando dal tentativo di insabbiare tangentopoli, sino a quel “purtroppo c’è la Costituzione”. Una serie di macchie su cui, i Grandi Elettori e i partiti, dovrebbero porsi qualche domanda prima di optare per Giuliano Amato

Elezioni Presidente della Repubblica, Giuliano Amato

Giuliano Amato sembra essere uno dei candidati favoriti nelle prossime elezioni del Presidente della Repubblica. Siamo sicuri sia la scelta giusta? Si tratta certo di un nome di alto valore per i partiti, perché amico di molti, sia a destra che a sinistra, e quindi adatto ad assumere un ruolo di mediatore o, per definirlo con il termine più in voga in questi giorni, di arbitro. Una personalità, politicamente parlando, sicuramente di grande spessore. Ma il passato di Giuliano Amato è cosparso di varie macchie che non possono, in realtà, renderlo altrettanto accettabile dalla società civile.

La domanda più immediata, ma anche più inerente alla mera politica e quindi relativamente meno inficiante sulla candidabilità di Amato, è se sia accettabile portare al Quirinale una personalità che, prima come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, poi come ministro del Tesoro, fu uno dei principali colpevoli del buco enorme del bilancio statale, creando quasi due milioni di miliardi di lire debito pubblico. Le conseguenze, sono oggi sotto gli occhi di tutti. Senza considerare come, per porvi una pezza, adottò la famosa manovra del 1992, quella che, tra le alte misure, fece svegliare, il 10 luglio, gli italiani un po’ meno ricchi, perché durante la notte era stato attuato un prelievo forzoso del 6 per mille, salvo approvare il decreto legge di emergenza il giorno dopo. Una manvora da 100 mila miliardi di vecchie lire, attuata anche e soprattutto per cercare di evitare la fuoriuscita dell’Italia dallo SME. Risultato? Ne uscimmo, comunque, tre mesì dopo, e Amato si dimise. Aveva annunciato, al momento del suo insediamento, che sarebbe stato il suo ultimo incarico politico, ma la storia ci racconta diversamente.

Amato fu, appunto, per moltissimi anni, il braccio destro di Bettino Craxi nel PSI e, rispetto a questo periodo, per inquadrare la sua personalità, è interessante riportare un aneddoto. È il 1985, viene approvato il decreto Agnes – il famoso salva Mediaset, che legalizzava il duopolio televisivo – di cui l’ex Presidente del Consiglio fu uno dei coredattori. Doveva essere, nell’opinione comune, provvisorio, in attesa di una legge di sistema sulle televisioni italiane. In realtà Amato annunciò nel 1986 come, al suo interno, non fosse usata la parola provvisorio, ma transitorio, cioè di durata illimitata. Il duopolio era nato, e a nulla servì, nel 1988 che la Consulta bocciò il decreto Berlusconi Agnes come incostituzionale, nel ’90, la politica rimediò con la legge Mammì. Se da una parte vanno sottolineate le abilità giuridiche di Amato, dall’altra ben inquadra il personaggio una sua dichiarazione di cinque anni fa: “Sa, noi giuristi viviamo di queste finezze: la distinzione fra transitorio e provvisorio è quasi da orgasmo per un giurista. Quando discuto attorno a un tavolo tecnico e qualcuno dice ‘questa cosa è vietata’, io faccio aggiungere ‘tendenzialmente’“.

Di questo periodo, restano grandi ombre proprio sul suo rapporto con Bettino Craxi e sulle tangenti del PSI. Può, Amato, braccio destro, non saperne assolutamente nulla? Craxi, nel 1997, fu durissimo, accusandolo di sapere quanto lui. “Egli era perfettamente al corrente della natura complessiva del finanziamento del partito. Era evidente che egli non poteva non sapere” dichiarava l’ex leader del PSIDi questi finanziamenti egli si è sempre avvalso naturalmente e personalmente per le sue spese di lavoro politico, per le sue campagne elettorali che furono sempre finanziate dal partito, tanto in sede nazionale che in sede locale. Anche in questo caso non credo che il tutto avvenisse tramite assegni e trasferimenti bancari documentati.” Ma la domanda, in assenza di prove concrete, resta senza una risposta sicura, pur creando un’ombra piuttosto ingombrante.

Ciò che invece è certificato, è il tentativo del possibile futuro Presidente della Repubblica di salvare i tangentopolisti. In una lettera non protocollata di Palazzo Chigi, Amato rassicurava Craxi, invitandolo ad avere pazienza e fiducia in quello che stava cercando di fare: “Occorre certo che passi qualche giorno, che la situazione delle imprese, e non solo della politica, appaia (come del resto già è) insostenibile. E’ inoltre realisticamente utile che la macchia d’olio si allarghi. Neppure a quel punto credo che sarà possibile estinguere reati di codice. Ma credo che l’estensione per essi dei patteggiamenti e delle sospensioni condizionali sia una strada percorribile.”. Detto, fatto. Tre mesi dopo, il 5 marzo 1993, Amato presenta il Decreto Conso, atto a depenalizzare il finanziamento illecito ai partiti, ovviamente con valore retrattivo. Il pool milanese che seguiva mani pulite gridò al tentativo di insabbiamento, direttamente dal piccolo schermo. L’opinione pubblica e media si sdegnarono, e Scalfaro divenne il primo Presidente della Repubblica a rifiutarsi di firmare un decreto.

Come dimenticarsi, infine, la riposta di Amato a quella famosa interrogazione di An sul Gay Pride di Roma del 2000? Il premier rispose che l’articolo 17 della Costituzione garantiva il diritto alle manifestazioni pacifiche, ma poi aggiunseper non fare un dispiacere al Vaticano, e suscitando lo sdegno della Magistratura – quanto considerasse inopportuna la parata, ma che:Purtroppo dobbiamo adattarci a una situazione nella quale vi è una Costituzione che ci impone vincoli e costituisce diritti”. Purtroppo, aggiungiamo noi, si tratta della stessa Costituzione a cui, se dovesse essere eletto, dovrebbe fare da garante, un garante le cui ombre, oggi, tutti sembrano essersi dimenticati.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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