Elezioni Presidente della Repubblica – Cancellieri o Rodotà, le scelte più logiche

19/04/2013 di Andrea Viscardi

Bocciato in pieno – Il PD era corso ai ripari, facendo dietrofront da Marini per tentare di mantenere solidità all’interno del Partito. Il nome di Romano Prodi sembrava aver raggiunto l’obbiettivo. Stamane, all’annuncio, al Partito Democratico vi erano stati plausi unanimi, mentre Rosy Bindi, nel primo pomeriggio, si lasciava andare a segnali di ottimismo, convinta già stasera l’ex Presidente del Consiglio potesse essere eletto. Così non è stato, gran parte dei plausi di stamane erano infatti solo di facciata. La realtà è ben diversa.

Numeri – Così i risultati della quarta votazione: Prodi 395, Rodotà 213, Cancellieri 78, D’Alema 15. Considerando come SEL abbia dichiarato di aver votato in modo compatto, allora per il Partito Democratico la situazione si fa critica, con circa un centinaio di dissidenti interni al Partito. Molto più critica di quella già grave registrata ieri. Perché se non vanno bene né Marini né Prodi, allora il problema è di difficile individuazione, ma potrebbe avere poco a che fare con l’elezione del Presidente e tanto con il quadro dirigenziale interno.

Prodi ci ripensa, Sel anche – Dopo il risultato definito “grave” da Fassina, giunge la notizia che il candidato di centro-sinistra stia seriamente riflettendo sulla sua disponibilità di correre per il Quirinale anche nella giornata di domani. Per Renzi: “la candidatura di Prodi non esiste più”. Il rischio, quindi, è che vi sia un vuoto che obblighi il Partito Democratico a tornare a votare scheda bianca. Intanto Vendola invita il PD a “votare Rodotà. Noi abbiamo fatElezioni Presidente della Repubblicato quello che dovevamo, il PD no. Adesso ci ascolti. Io non sono più disposto a stare ai giochini della cattiva politica [..]Questo voto può significare la morte del PD. Siamo atterrati in un altro pianeta, c’è chi pensa che morta la Seconda Repubblica possa resuscitare la Prima. Chi pensa così sbaglia”. Parole durissime, che portano venti di rottura anche all’interno della coalizione.

Rodotà – Ottimi i risultati per Rodotà e Cancellieri, proposti rispettivamente dal Movimento 5 Stelle e da Scelta Civica. Proprio su Rodotà sarebbero confluiti gran parte dei franchi tiratori del PD. Come estrema ratio, quindi, il Partito di Bersani potrebbe aprire a Grillo e portare al Quirinale il suo candidato. Il rischio sarebbe però elevato, vorrebbe dire assegnare un ruolo di primo piano al M5S, capovolgendo ogni sorta di logica seguita sino ad oggi.

Cancellieri, perchè no? – Ci si chiede, allora, perché non possa essere considerata seriamente la candidatura di Anna Cancellieri. Mai schierata da un punto di vista politico, persona equilibrata, conoscitrice delle istituzioni e dei suoi meccanismi, uno dei pochi ministri del governo Monti ad essere apprezzato sia da destra che da sinistra, ma anche dai cittadini. Perchè, allora, non scegliere lei per dare al Paese un Presidente condiviso? Sicuramente rappresenterebbe una garanzia di neutralità per Silvio Berlusconi – non dimentichiamoci che il PdL offrì al ministro il ruolo di candidata di centro destra per il Comune di Bologna –  e contemporaneamente una garanzia di democraticità per la sinistra. Soprattutto il suo ruolo assolutamente super partes, politicamente parlando, sarebbe di quanto più prezioso per il Paese, in un momento critico come quello odierno. Forse, invece di spulciare nomi oggettivamente improponibili se non per spaccare l’Italia e farla cadere nel baratro di una guerra civile politica, sarebbe il caso di fermarsi qualche ora a pensare e chiedersi se una “terza via” non sia la migliore.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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