Elezioni Perù: sconfitta la Fujimori, il nuovo Presidente è Kuczynski

09/06/2016 di Michele Pentorieri

Ora è ufficiale, giunti al 99,9% degli scrutini, la figlia dell’ex Presidente condannato per violazione di diritti umani si ferma al 49,88%. Ancora troppo pesante l’eredità del padre.

Elezioni Perù

Con un po’ di sorpresa e a dispetto dei sondaggi che la davano in vantaggio, Keiko Fujimori si è dovuta arrendere al ballottaggio al suo avversario, Pedro Pablo Kuczynski. Il nuovo Presidente del Perù sarà quindi l’economista di destra appartenente a Peruanos por el cambio. Il distacco tra i due è stato minimo, circa cinquantamila elettori, un dato che esemplifica al meglio una corsa alla presidenza incerta fino all’ultimo.

Il popolo peruviano si era già recato alle urne lo scorso 10 Aprile, ma il risultato di quella tornata elettorale era praticamente utile solo a capire chi sarebbe andato al ballottaggio con la Fujimori. In un clima di generale incertezza fatto di ben 19 aspiranti Presidenti, poi via via ritiratisi, Keiko Fujimori aveva, come previsto, raccolto la maggioranza dei consensi (40%) mentre Kuczynski si era fermato al 21%. Come anticipato qui, ad un prevedibile vantaggio della “china” al primo turno ha fatto seguito una campagna elettorale condotta sul filo di lana, nonostante il primo turno avesse assegnato a Keiko un vantaggio quasi doppio sul suo avversario. La ragione è la frammentazione dell’elettorato (Veronica Mendoza, ad esempio, si era fermata appena 3 punti dietro Kuczynski). Mentre al primo turno la partita vedeva coinvolti più attori, il ballottaggio si è di fatto tradotto in un referendum sulla Fujimori, esacerbando quella cristallizzazione in due blocchi dell’opinione pubblica che era comunque già presente da tempo.

Nonostante le rassicurazioni circa una rottura con le idee e la politica del padre, Presidente dal 1990 al 2000 e protagonista nel 1992 di un autogolpe che destituì la magistratura e diede avvio ad una parentesi autoritaria, Keiko ha sicuramente pagato per la sua ombra. Il consenso riconosciutole proviene essenzialmente da quella parte di popolazione affascinata dalle sue proposte circa ordine pubblico e sicurezza e fiduciosa che abbia ereditato la mano ferma del padre senza per questo sposarne le attitudini autoritarie. Il vincitore proviene anch’egli da ambienti di destra ed ha già ricoperto incarichi governativi (Ministro dell’Economia tra il 2001 ed il 2006). In realtà, i programmi economici dei due sfidanti non erano molto diversi tra loro, né Kuczynski aveva bisogno di puntare su un rilancio dell’economia nazionale per aspirare alla vittoria, visto che il Paese rappresenta una delle economie più dinamiche dell’America Latina. Piuttosto, l’economista di origini polacche e svizzere ha cercato in tutti i modi una sorta di personalizzazione dello schieramento opposto, spostando l’attenzione dai programmi del suo avversario alla sua figura. Come detto in precedenza, questa polarizzazione “pro Keiko-contro Keiko” era già presente nella società peruviana prima del ballottaggio, ben esemplificata dai comitati “Keiko no va”. Oltre a ciò, il nuovo Presidente ha puntato molto su quella tematiche sulle quali la sfidante non poteva non pagare dazio. Una delle principali è stata quella sui diritti delle donne, visto che durante il governo del padre migliaia di donne indigene furono sterilizzate, mentre la figlia è dichiaratamente contro l’aborto.

Di sicuro, la strada per il nuovo Presidente si presenta tutt’altro che in discesa, visto che dovrà governare con un Congresso controllato dall’opposizione. L’eredità che raccoglie è quella di Ollanta Humala, esponente del Partido Nacionalista Peruano e ritiratosi dalla corsa alla presidenza dopo aver preso atto che la sua popolarità era in picchiata ed un risultato anche solo accettabile alle elezioni era praticamente un miraggio. Una delle sfide più importanti sarà senz’altro mantenere l’economia peruviana sugli ottimi livelli di crescita registrati finora. Sarà anche interessante capire se e soprattutto come Kuczynski vorrà differenziarsi dalle politiche economiche del suo predecessore. Compito non facile ed anche alquanto singolare, visto che Humala si era presentato come un nazionalista di sinistra vicino al chavismo, salvo poi mantenersi sulla linea liberista ed esterofila dei suoi predecessori.

Restano ora da capire le prossime mosse della Fujimori, sconfitta per la seconda volta consecutiva ad un ballottaggio (le era già capitato nel 2011 contro Humala). Al di là della vittoria del suo avversario, è comunque importante sottolineare l’ampio consenso da lei ottenuto al ballottaggio. E’ ovviamente ancora presto per stabilire se la Fujimori proverà a conquistare la presidenza una terza volta, ma di sicuro il neo-Presidente non può permettersi di trascurare che quasi la metà dei votanti gli ha preferito la sua sfidante. Al contempo, Kuczynski dovrà impegnarsi per evitare l’inglorioso destino dei suoi tre predecessori Toledo, Garcia e, appunto, Humala. Che hanno tutti concluso il loro rispettivo mandato sommersi da sospetti di corruzione e con indici di popolarità ridotti al minimo.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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