Elezioni in Nigeria, tra Boko Haram e spaccature regionali

26/03/2015 di Michele Pentorieri

La sfida elettorale è un testa a testa tra il Presidente uscente Goodluck Jonathan e l’ex dittatore Buhari. Ma sulla corsa alla presidenza incombe l’ombra dell’estremismo islamico

Elezioni Nigeria 2015

La Nigeria, sempre più spaccata in due tra un Nord musulmano e arretrato ed un Sud cristiano ed in continua crescita economica, si prepara all’appuntamento elettorale del 28 Marzo. Sebbene la lista dei candidati a ricoprire la carica di Presidente della Repubblica – che in Nigeria è capo sia dello Stato che dell’esecutivo – sia molto ampia (14 candidati) la competizione elettorale si restringe a 2 figure: Muhammadu Buhari, già presidente del Paese africano dal 1983 al 1985 ed il Presidente uscente Goodluck Jonathan.

Il primo, sostenuto dall’All Progressive Congress d’ispirazione progressista, non è un volto nuovo nel panorama politico nigeriano. Nel 1983, infatti, è stato tra i protagonisti del colpo di Stato che rovesciò il Presidente Shehu Shagari, democraticamente eletto. Anche se Buhari ha sempre negato di aver ricoperto un ruolo di spicco nella vicenda, è stato comunque il Presidente della Nigeria per i successivi 20 mesi, contando sull’appoggio dei militari. Durante questo lasso di tempo, si è distinto per aver incarcerato – senza previo processo – politici e funzionari colpevoli di corruzione, ma anche per una guerra all’indisciplina ai limiti del grottesco, fatta di umiliazioni nei confronti dei lavoratori ritardatari e soldati armati di frusta chiamati a far rispettare le code alle fermate degli autobus. Nel 1985 Buhari fu rovesciato da un altro colpo di Stato, orchestrato stavolta dal generale Ibrahim Babangida, che fece anche arrestare l’ex Presidente. Il suo ritorno sulla scena politica è datato 2003, quando sfidò alle elezioni il Presidente Obasanjo, che tuttavia stravinse con diversi milioni di voti di vantaggio.

Il primo scontro elettorale con Goodluck Jonathan risale al 2011 ma, anche in questo caso, Buhari andò incontro ad una sonora sconfitta. Nonostante questi precedenti non proprio incoraggianti, l’ex Presidente, di religione musulmana, è deciso a portare avanti la sua sfida elettorale, forte del nord del paese e dei sondaggi, che descrivono un testa a testa tra i due contendenti.

Sull’altro versante, l’attuale Presidente ricopre la carica dal 2010, anno in cui ha ricevuto dal Senato l’investitura a causa dei problemi di salute dell’allora Presidente Yar’Adua. Da quel momento, ha sempre cercato di garantirsi il consenso unanime del Paese, cosa che in Nigeria è praticamente impossibile. Di religione battista, infatti, non gode certo dell’appoggio della parte musulmana della Nigeria, anche se negli anni del suo mandato si è prodigato in uno spoils system volto a conquistare il consenso di importanti esponenti del Nord musulmano (ed il bagaglio di voti che essi portano in dote).

Il neo principale della politica di Goodluck Jonathan è l’atteggiamento nei confronti di Boko Haram. I detrattori, infatti, gli imputano la sottovalutazione del movimento in una fase storica nella quale esso poteva ancora essere stroncato in maniera relativamente agevole. La sua indifferenza verso il problema e l’aver, de facto, depennato a lungo la voce “estremismo islamico” dall’agenda politica, sono da molti considerati fattori cruciali dell’ascesa di Boko Haram nel paese. L’immobilismo verso la drammatica situazione economica e sociale del Nord ha così permesso al movimento integralista di radicarsi in quel territorio, nel solco della tradizione che vuole le organizzazioni di questo tipo sostituirsi ad uno Stato debole. Tra le altre cose, lo scorso 2 Febbraio, quasi a voler onorare il suo nome alquanto stravagante, è riuscito a sfuggire ad un attentato suicida orchestrato dagli uomini di Shekau in maniera piuttosto fortunosa.

Alla vigilia dell’appuntamento elettorale, inizialmente fissato per il 14 Febbraio, le accuse di superficialità e d’inettitudine sembravano sommergere Goodluck Jonathan, assegnando allo sfidante una vittoria quantomeno probabile. Preso atto della situazione, il Presidente ha deciso di posticipare le elezioni, ufficialmente perché la forza di Boko Haram metteva a rischio il regolare svolgimento delle stesse. Per qualcuno, tuttavia, la scelta è stata fatta nella speranza di poter nel frattempo mettere a segno qualche colpo importante ai danni di Boko Haram da poter spendere in campagna elettorale. Ovviamente Buhari ha mal digerito la decisione, opponendosi invano a qualsiasi rinvio delle elezioni.

Negli ultimi mesi, finalmente conscio della minaccia portata dall’estremismo islamico, Goodluck Jonathan ha quindi sventolato ai quattro venti promesse che hanno più il sapore di proclami elettorali che di analisi realistiche. La settimana scorsa ha affermato che le truppe governative non impiegheranno più di un mese a sconfiggere Boko Haram e, in un’intervista alla BBC, ha sottolineato come i miliziani “si stiano indebolendo ogni giorno che passa”. In effetti, le milizie estremiste stanno perdendo terreno, ma il merito andrebbe riconosciuto più all’esercito ciadiano che ha più volte sconfinato in Nigeria da Nord-Est, piuttosto che all’apparato militare nigeriano, nel quale dilaga la corruzione.

Boko Haram, dal canto suo, ha più volte dichiarato la sua intenzione di ostacolare in tutti i modi le elezioni. Non è un caso, infatti, che proprio in questi giorni si assiste a una importante recrudescenza degli attacchi nel Nord del Paese. Oltre a ciò, si aggiunga che il movimento sta perdendo molti dei suoi avamposti e che il suo desiderio di vendetta nei confronti dell’apparato statale è molto forte. Il risultato è che circa 19 milioni di aventi diritto al voto non hanno ancora ritirato le proprie schede elettorali, per paura di attacchi degli estremisti islamici.

In un videomessaggio, Barack Obama, consapevole come l’intera comunità internazionale dell’importanza dell’appuntamento, ha rivolto un invito generale affinché le elezioni siano “libere e pacifiche”. L’intenzione è quella di garantire una consultazione quanto più libera e democratica possibile e la stessa Unione Europea è impegnata in una missione di osservazione a garanzia del corretto svolgimento del processo, nella quale è impegnata anche Cécile Kyenge.

A dire la verità, il panorama politico nigeriano non sembra essere costellato di personaggi di sicuro affidamento e la competizione tra un ex dittatore militare 72enne ed un Presidente incapace di accorgersi della pericolosità di Boko Haram è già abbastanza esplicativa. Anche per questo motivo, sarebbe allora bene che la comunità internazionale fornisse un appoggio deciso alla discussione su di una strategia di contrasto al gruppo terroristico, guidata dall’ECAS e dell’ECOWAS, che si riuniranno l’8 aprile per elaborare una strategia comune: sul tavolo anche l’ipotesi di una coalizione africana per porre fine alla minaccia estremista.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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