Elezioni in Andalusia: aperta una nuova stagione politica per la Spagna

23/03/2015 di Marvin Seniga

Questa domenica, in contemporanea con le elezioni dipartimentali in Francia, si sono tenute elezioni altrettanto importanti in Andalusia.

Elezioni Andalusia Spagna

La regione più popolosa della Spagna era ieri chiamata a rieleggere il proprio parlamento regionale, dopo che il precedente era stato sciolto in seguito a dissidi nella coalizione tra PSOE e Izquierda Unida, uscita vincitrice dalla tornata elettorale del 2012.

Uno dei principali punti di interesse riguardava il risultato che avrebbe ottenuto Podemos il celebre partito anti-sistema,fondato da Pablo Iglesias lo scorso anno, e caratterizzato da un programma politico simile a quello di Syriza, di cui tra l’altro è alleato nel parlamento europeo. L’Andalusia era, per la sua situazione economica della regione, un esame piuttosto probante per capire la possibile evoluzione di Podemos nel panorama nazionale, dopo l’ottimo risultato delle europee, dove raccolse più di un milione di voti, ad appena 5 mesi dalla sua fondazione.

L’Andalusia è infatti una delle regioni spagnole in cui la crisi si è abbattuta con maggiore forza: dal 2008 ad oggi decine di migliaia di posti di lavoro sono andati perduti e il tasso di disoccupazione sfiora il 35%, con punte del 60% tra i giovani. In molti, dunque, si attendavano un exploit del partito di Iglesias. Un exploit che, secondo i primi risultati, sembra in parte confermato: Podemos – guidato per l’occasione dall’eurodeputata Teresa Rodriguez – ottiene il 15% dei voti, confermandosi il terzo polo politico del paesee aumentando il consenso significativamente rispetto alle europee, un trend di crescita continua confermato anche dai sondaggi.

Quasi, appunto. Perché soprattutto il PSOE, in un territorio simbolo della sua azione politica degli ultimi decenni, è riuscito a conquistare il 35% dei voti confermandosi il primo partito nel parlamento regionale. Il primo successo elettorale dopo 4 anni di difficoltà, che avevano condotto Rubalcaba a dimettersi dal ruolo di segretario di partito in seguito alla disfatta delle europee dello scorso anno. Il Partito Popolare, invece, conferma una sconfitta in parte annunciata ma pur sempre bruciante, passando dal 40% ottenuto alle elezioni regionali del 2012 al 26% di oggi. Un campanello di allarme per Rajoy, sempre più incapace di rendere il proprio soggetto politico appetibile all’elettorato.

Da notare, inoltre, il buon risultato di Los Ciudadanos, il partito centrista Catalano, guidato da Albert Rivera, che per la prima volta si presentava fuori dalla Catalogna, ed ha raccolto l’8% dei voti. Una quinta forza sarà rappresentata dal partito di estrema sinistra Izquierda Unida, che difficilmente deciderà di allearsi di nuovo con il PSOE per governare la regione. Probabilmente Susana Diaz, la candidata a governatrice del PSOE, stringerà un’alleanza con il partito catalano per avere la maggioranza dei seggi nel parlamento andaluso e disporre di una coalizione stabile con cui governare.

Questi risultati testimoniano un timore diffuso in Spagna. Per la prima volta, nella giovane democrazia iberica, si avverte il rischio di “un’italianizzazione” della politica. Il sistema elettorale benché proporzionale ha sin qui sempre garantito la piena governabilità per il partito uscito vincitore delle urne, limitando la frammentazione politica e danneggiando implicitamente le formazioni politiche più piccole, garantendo un’alternanza al governo tra il partito di centrosinistra(PSOE) e quello di centrodestra(PPE). Ma con Podemos in così rapida ascesa, cresce il rischio che il prossimo Congresso dei Deputati sia caratterizzati da almeno tre poli che difficilmente potrebbero accordarsi su un programma politico comune e condannare in questo modo il paese a governi instabili.

Nei prossimi mesi si vedrà se i risultati andalusi si ripeteranno nel resto della Spagna. Il 2015 sarà un anno ricco di appuntamenti elettorali per il paese iberico. A maggio infatti altri 13 parlamenti regionali dovranno essere rinnovati e a settembre si voterà in Catalogna, dove le spinte indipendentiste non sono mai state così forti. Infine l’appuntamento più importante sarà in autunno quando si terranno le legislative. Negli ultimi sondaggi, Podemos viene addirittura dato in testa; il rischio di una frammentazione che significa ingovernabilità è dietro l’angolo.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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