Elezioni Greche: tra debito, “Grexit” ed i mercati finanziari

24/01/2015 di Vincenzo Romano

Syriza distacca ulteriormente il premier Antonis Samaras e la sua Nea Demokratia, ma appare ancora distante dal 37% necessario ad ottenere la maggioranza assoluta. Tutto sarà deciso dagli indecisi, circa il 10%. E se il Grexit sembra sempre meno una strada percorribile, anche sulla ristrutturazione sorgono alcune domande

Elezioni Grecia

I due candidati. Atene tornerà nuovamente alle elezioni domani, in seguito allo stallo, protrattosi in Parlamento per tre volte, nell’elezione del presidente della Repubblica. La campagna elettorale che si sta svolgendo tra il Premier uscente Samaras (Nea Demokratia) ed il candidato della lista Tsipras Syriza – che ha concluso ieri la campagna elettorale sulle note di “Bella Ciao”, nella versione dei Modena City Ramblers – si è polarizzata su alcuni temi che possono essere riassunti come segue: la questione del debito, l’uscita della Grecia dall’Unione Monetaria (“Grexit”) e la conseguente reazione dei mercati finanziari ad una tale eventualità.

I sondaggi – Negli ultimi sondaggi, Syriza distacca ulteriormente il premier Antonis Samaras e la sua Nea Demokratia, portando la differenza a 5 punti percentuali, relativamente vicino a quel 37% che garantirebbe al leader di sinistra di avere la maggioranza assoluta in Parlamento. Anche per questo, Samaris ha fatto un ultimo e disperato appello a quel 10% circa della popolazione ancora indecisa, un appello, però, probabilmente destinato a cadere nel vuoto. Dietro ai due contendenti, tra il 4 e il 6 per cento, il To Potami, il  Pasok (socialisti), Alba Dorata e il Kke (il Partito Comunista). I quattro si contenderanno la possibilità di divenire il vero ago della bilancia qualora la soglia del 37% non fosse raggiunta. Al limite di quel 3% necessario ad entrare in Parlamento i Greci Indipendenti ed il Kdiso (Movimento dei Socialisti Democratici). Da sottolineare che, qualora non venisse raggiunta la soglia del 37% e se nè Syriza nè Samaras riuscissero a dar vita ad un esecutivo di coalizione, sarebbe da prassi data la possibilità anche al terzo arrivato: se questi fosse Alba Dorata, i suoi vertici politici sono tutti in prigione.

Il debito. La crisi debitoria è senz’altro la principale delle questioni che l’Europa (tutta) deve affrontare e che non è circoscritta alla sola Grecia – come lo stesso Syriza ha dichiarato, non è solo quello greco ad essere tendenzialmente irripagabile – ma affligge tutti gli Stati della sponda mediterranea, Italia inclusa. Le radici di una tale crisi non vanno esclusivamente cercate nella natura di alcune democrazie, che devono fare i conti con una classe dirigente totalmente incapace di amministrare il proprio Paese, quanto piuttosto alla natura di alcuni meccanismi economici e politici.

La mancata solidarietà. Tra questi ultimi rientrano sicuramente quelli che hanno impedito qualche anno fa di intervenire con tempestività sulla situazione greca. L’Espresso ha riportato, nel suo ultimo numero, la riunione che ci fu tra l’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy e la Cancelliera tedesca Angela Merkel, a Deauville il 18 ottobre 2010, nella quale fu ribadita la loro volontà di non assistere la Grecia (e gli altri Stati che versavano nella medesima condizione) facendo venire meno quel presupposto che dovrebbe regolare le distorsioni di un’area monetaria: la solidarietà. La fuga di capitali che è seguita a tali scelte ha rafforzato il ruolo della Germania in Europa, quale posto sicuro per i propri investimenti.

Verso una ristrutturazione del debito? Ciò che più spaventa la Germania e i mercati finanziari dall’eventuale vittoria di Syriza è proprio la ristrutturazione del debito sovrano, il punto principale del programma. L’effetto che una ristrutturazione potrebbe avere in Europa è di difficile definizione: sarà circoscritto alla Grecia o darà un input in tal senso anche alle altre economie fortemente indebitate? E soprattutto in che modo potrà avvenire? Anzitutto, Nadia Valavani, responsabile esteri di Syriza, ha dichiarato che un eventuale negoziato sarà cercato non con la troika ma con le singole istituzioni: BCE e UE. Ma vi sarà, effettivamente, la loro disponibilità? Sebbene il disconoscimento dei debiti nazionali non sia una cosa nuova in Europa (si pensi alla cancellazione debitoria di Francia ed Inghilterra ai banchieri fiorentini Bardi ed alla Conferenza di Londra del 1952, che diminuì fortemente il debito tedesco seguito alla Seconda Guerra Mondiale) è arrivato il momento per una risoluzione definitiva di tale questione.

Un’uscita improbabile. La “Grexit”, per quanto non impossibile, sarà fortemente improbabile. Lo stesso Syriza, sul punto, ha rivisto molto la propria posizione. L’uscita dall’Unione Monetaria della Grecia non sarebbe una strada percorribile. Il principale problema che Atene si troverebbe ad affrontare sarebbe quello della svalutazione della propria moneta che inciderebbe non soltanto sul potere d’acquisto delle famiglie ma soprattutto sul settore manifatturiero fortemente dipendente dalle materie prime, in primis il petrolio, che sarebbero interessate da un aumento significativo dei prezzi.

Verso un cambiamento? La ristrutturazione del debito potrebbe portare ad una serie di incognite che danneggerebbero ulteriormente l’economia greca, in un’ottica di possibili futuri accordi, l’affidabilità del Paese sarebbe compromessa – ha ammonito il capo del FMI Lagarde. D’altro canto una soluzione deve necessariamente essere trovata, e potrà esserlo solo con il supporto della Germania. Nonostante il lieve cambiamento nella politica monetaria della BCE, è soltanto con un nuovo atteggiamento della stessa Germania che l’Europa (tutta) potrà aspirare alla propria sopravvivenza.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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