Elezioni europee: come si vota e come si vince

13/05/2014 di Luca Andrea Palmieri

Elezioni europee, voto

Il 25 maggio, dalle 7 alle 23, sarà possibile votare in tutta Italia per eleggere i deputati italiani al Parlamento Europeo. Saranno 73 gli eletti del nostro paese: insieme al Regno Unito siamo la terza nazione per ampiezza della delegazione, dietro i 96 della Germania ed i 74 della Francia, ed avanti ai 54 della Spagna ed i 51 della Polonia, nonché ad una distanza siderale dai 6 di Estonia, Lussemburgo, Cipro e Malta, i paesi che ne eleggono meno. La scelta sarà entro un’ampia rosa la cui età minima è di 25 anni: la più alta del continente, pari solo a Grecia e Cipro, mentre la stragrande maggioranza degli altri paesi permette candidati anche al minimo di 18 o 21 anni. Il voto del 25 si terrà in contemporanea a quello della maggior parte degli altri paesi europei, compresi Francia, Spagna e Germania, ma non mancano eccezioni eccellenti. In Inghilterra e nei Paesi Bassi si voterà il 22, in Irlanda il 23, in Repubblica Ceca tra il 23 e il 24, così come il 24 è la data scelta da Slovacchia e Lettonia. Insomma, prima del voto ci sarà modo di farsi un’idea delle tendenze di alcune aree geografiche. Ma qual è il nostro sistema di voto?

Voto europeeLa legge elettorale europea – Il sistema di voto italiano per le elezioni europee è il più vecchio ancora in uso nel nostro paese. Risale infatti al 1979 ed è di tipo prettamente proporzionale, ricalcando in questo senso la legge elettorale nazionale in vigore fino al 1993. Nel 2009 è stata inserita una soglia di sbarramento (come già presente in molti paesi come la Francia e l’Austria, e, fino a poco tempo fa, in Germania) al 4%, recente pomo della discordia per il suo rinvio di fronte alla Corte Costituzionale: in ogni caso il giudizio della Corte certamente non influirà su queste elezioni, ma potrebbe farlo sulle prossime. La differenza con il vecchio sistema elettorale nazionale sta soprattutto nel fatto che il territorio è diviso in 5 grandi circoscrizioni, così organizzate:

  1. Italia nord-occidentale (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia), cui spettano 19 seggi;
  2. Italia nord-orientale (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna) che ottiene 14 seggi;
  3. Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio) con a disposizione 14 seggi;
  4. Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria) che arriva ad ottenere 18 seggi;
  5. Italia insulare (Sicilia, Sardegna) con i suoi 8 seggi.

In ogni circoscrizione partiti, movimenti e alleanze presentano una lista plurinominale di candidati, da votare attraverso il metodo delle preferenze (dunque l’ordine di lista non ha alcun valore reale). Possono votare tutti i cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni al giorno dell’elezione. Inoltre, il voto è aperto ai cittadini di ogni Stato Membro dell’Unione Europea che, residenti in Italia, abbiano fatto richiesta di iscrizione nella lista elettorale del comune di residenza. Gli elettori possono scegliere fino a tre candidati (ergo ne possono anche scegliere uno o due). Va tenuto presente, che, da quest’anno, è presente il criterio dell’alternanza di genere. Per queste europee, nel caso si utilizzino le tre preferenze, è obbligatorio indicare un candidato di sesso diverso dagli altri due, pena l’annullamento della terza preferenza. Per capirci, nel caso fossero votati tre candidati, per dire, uomini, la terza preferenza (l’ordine è dato dall’ordine con cui sono segnati sulla scheda) verrebbe annullata. Si tratta di un regime transitorio: la legge 65/2014 prevedrà, dalla prossima tornata elettorale, che l’alternanza di genere si applichi anche in caso di scelta di due preferenze.

Una sintesi del voto – Fin qui è tutto molto diretto: si va al seggio, ci si registra, si ottiene la scheda (unica per l’elezione europea) e si va in cabina. Là si segna con una X il partito che si intende votare e il cognome del candidato, o i candidati, scelti (in caso di presenza di candidati con lo stesso cognome è obbligatorio inserire anche il nome). E’ perciò un bene informarsi sui candidati presenti nelle liste indipendentemente dalla scelta del partito. Spesso ce ne si dimentica, ma i partiti europei, così come i singoli candidati, hanno i loro programmi, le aree di influenza in cui agiscono di più, e una loro storia politica. Scegliere bene è il modo migliore per avere una rappresentanza efficace del nostro paese in Europa: necessità questa sempre maggiore.

I partiti europei – In questo senso va ricordato che la maggioranza dei partiti si presenta alle elezioni all’interno di un’alleanza tra gli omologhi dei vari paesi, che si esprime nei cosiddetti partiti europei. A differenza della definizione, che esprime una volontà di lungo termine, questi non sono effettivamente dei veri e propri partiti con un’organizzazione strutturata e capillare: si tratta per lo più di contenitori in cui i rappresentanti dei partiti omologhi nei vari paesi si collocano, di modo da dibattere da una posizione comune sui vari temi.

E’ un principio, questo, che spesso si scontra con gli interessi dei singoli paesi, laddove una misura proposta vada a intaccare, per esempio, un mercato in cui una singola nazione è particolarmente forte. Nonostante questo, il sistema dei partiti europei col tempo è andato rinforzandosi: ne è una dimostrazione il recente ingresso del Pd nel Partito Socialista Europeo, che si contrappone all’appoggio di Ncd-Udc e Forza Italia al Partito Popolare Europeo (nonostante i continui attacchi di Berlusconi alla Merkel) e all’alleanza dei liberali e democratici (Alde/Pde) dove si trovano le liste Scelta Civica, Centro democratico, e Fare per fermare il declino. Resta da vedere quale sarà la scelta del Movimento 5 Stelle: rimarrà fuori da tutto, creando un gruppo a sé stante, si alleerà con qualcuno dei gruppi presenti, o si unirà alla variegata costellazione degli euroscettici, in cui troviamo già la Lega?

Il sistema di ripartizione dei seggi – Infine, vediamo come si andranno a comporre gli elenchi degli eletti al termine del voto. Nonostante la divisione in circoscrizioni, il calcolo dei seggi spettanti ai singoli partiti avviene nel collegio unico nazionale. Per capirci: immaginiamo che il Nuovo Centro Destra prenda il 10% dei voti nel sud ma il 5,5% in tutta la nazione. Il risultato di cui tenere conto, anche nelle isole, è quello nazionale, dunque anche nella circoscrizione sud il totale dei seggi ottenuti deriverebbe in proporzione da quel 5,5%, seguendo il metodo dei quozienti naturali e dei più alti resti. Ottenuta la distribuzione dei seggi tra i partiti nelle varie circoscrizioni, i vincitori dei seggi all’interno del partito derivano ovviamente dall’ordine determinato attraverso le preferenze.

L’importanza di votare – Con questo metodo sono ripartiti i seggi al Parlamento Europeo tra i vari partiti ed i loro candidati. Forse è il sistema più diretto e “centralista” che abbiamo in Italia, vista anche la grandezza delle circoscrizioni. E’ bene ricordare l’importanza del voto, anche per queste europee. Innanzi tutto perché è un diritto e un dovere, soprattutto visto che la rappresentanza nelle varie istituzioni deriva proprio dal voto, e che il Parlamento Europeo negli anni ha guadagnato sempre più competenze. L’Italia, che storicamente è sempre stato uno dei paesi al mondo con il tasso di voto più alto, proprio in questo periodo di crisi economica, sociale e politica, sta vedendo abbassarsi in maniera rilevante la percentuale di affluenza ad ogni elezione: è un peccato, perché è proprio in questi appuntamenti che si esprime il metodo democratico e, nonostante tutto, portarlo avanti da un segnale importante, quale che sia la scelta politica che si compie.

Una fotografia del futuro? – Un’ultima nota: nonostante le elezioni europee sono uniche nel loro genere, sarà interessante vedere come si comporranno gli schieramenti. Il voto europeo solitamente, proprio per l’assenza di un’influenza diretta sulla politica italiana, porta più a scelte di segnale (le percentuali dell’UKIP in Inghilterra ne sono un esempio rispetto alle rilevazioni per elezioni nazionali). Allo stesso tempo il tasso di astensione tende ad essere più alto tra chi appoggia il governo rispetto a chi vuole dare un voto di protesta. Forse quest’anno la situazione potrebbe essere leggermente differente, e proprio per questo si potrà vedere, da un punto di vista italiano, un’ipotesi di composizione del Parlamento con una legge elettorale completamente proporzionale, come nel caso non andasse a buon fine la riforma elettorale. Difficile che le cose vadano come il 25 maggio? Probabile, ma non si può nemmeno dare per scontato il contrario.

The following two tabs change content below.

Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
blog comments powered by Disqus