Elezioni amministrative: la politica del grottesco

11/06/2013 di Andrea Viscardi

La sinistra ha vinto, la destra ha perso. La politica si è presa una rivincita. È proprio così?

Elezioni amministrative, sinistra e destra, entrambe sconfitte

Conan Doyle scriveva come “tra il grottesco e l’orrendo non vi sia che un solo passo”. Ecco, la giornata post ballottaggi appare proprio come una situazione grottesca, facilmente sfociabile, se non affrontata da chi di dovere con coscienza e responsabilità, in un vero e proprio orrore. Peccato che, a giudicare dai primi segnali, tale senso di responsabilità sia assente per l’ennesima vlta. La sensazione è che la politica continui ad arroccarsi in una dimensione aliena, in cui l’irrealtà fa da padrona.

L’elemento deformato, strano e paradossale, è quanto i segnali dei cittadini vengano ignorati dalla classe politica, capace di festeggiare – sulla sponda PD – una vittoria che di soddisfacente ha ben poco. Addirittura, per qualcuno, l’esito delle amministrative rafforzerebbe la stabilità del governo di coalizione. Anche a destra, quella interpretabile facilmente come una sconfitta generalizzata viene utilizzata come una scusa da utilizzare per giustificare il proprio risultato elettorale, piuttosto che essere affrontata con  preoccupazione e sgomento.

Per comprendere meglio a cosa mi riferisco, è utile sciorinare una serie di dati e di comparazioni. Prendiamo come oggetto alcune delle città principali in cui i cittadini si sarebbero, e sottolineo il condizionale, dovuti recare alle urne: Roma, Brescia, Ancona e Siena. Partiamo dalla Capitale. Qui il risultato delle elezioni amministrative è netto: Ignazio Marino è il nuovo sindaco con il 63.93% delle preferenze. Se andiamo ad analizzare i dati, però, osserviamo come si siano recati a votare il 45% degli aventi a diritto – un calo dell’8% rispetto alle scorse elezioni. Questo significa che, su 2.359.119 aventi diritto, si sono recati alle urne 1.245.927 persone. Di questi, hanno scelto Marino in 433 mila, meno del venti per cento dei potenziali elettori.

Nelle altre città la situazione non è molto diversa. 24.000 persone su 44 mila a Siena, 34 mila su 81 mila ad Ancona. Si salva da questa desolazione solo Brescia, con i suoi 84 mila su 141 mila. Andando a considerare le passate amministrative, si nota come in queste tre città, l’affluenza sia calata rispettivamente del 13,4% a Siena, del 6,3% a Brescia e del 16,2% ad Ancona. Unendo questi dati, risulta come, su 2,6 milioni di persone aventi a diritto, si siano recati a votare 1,3 milioni di italiani, oltre duecentomila in meno (quasi il 10%), rispetto alla scorsa competizione elettorale.

Come fare, allora, a parlare di vittoria se un italiano su due ha deciso di non andare a votare? Festeggiare e parlare di rafforzamento della politica appare quanto mai grottesco, in una situazione in cui il governo in carica sarebbe dovuto essere quello in grado di ricostruire la fiducia degli italiani. Invece, dopo due mesi, lo stallo è evidente e il messaggio dei cittadini – magari meno eclatante perchè non focalizzato sul m5s – ancora più chiaro. Un messaggio composto da due componenti: rassegnazione e protesta, indirizzati ad una politica incapace di rispondere alle richieste e ai bisogni dei suoi cittadini. Una distanza che, invece di ridursi, aumenta giorno dopo giorno, legittimando i poteri solo attraverso quella che in alcune realtà è già, de facto, una minoranza – come avvenuto a Roma – e pericolosamente vicina a scendere sotto il 50% anche a livello nazionale.

Davanti ad un’Italia che fatica oggi più che mai ad uscire dalla crisi, innanzi ad una popolazione flagellata dalla disoccupazione, penalizzata da una serie di carenze strutturali che faticherebbero ad essere contenute in un’enciclopedia e ad un Paese in cui il virus astensionista dilaga elezione dopo elezione, ecco comparire la “politica del grottesco”: l’assistere a canti di giubilo per aver vinto le elezioni, sentire parlare un leader di rivincita delle politiche e il suo predecessore di vittoria strepitosa. Come re incapaci di comprendere un popolo sempre più propenso a replicare quanto accaduto a Luigi XVI. Mentre l’Italia degli astensionisti, quella che rappresenta il 50% della popolazione – destinata per molti ad aumentare con l’ingresso tra gli elettori dei nati tra il 1998 e il 1996 e il ricambio generazionale – viene messa in un angolo, dimenticata, ignorata, sotterrata e nascosta, come il silente esercito di terracotta dell’imperatore cinese Qin Shi Huang.

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus