Niente di nuovo sul fronte italiano

14/01/2013 di Giacomo Bandini

Riforme e Agenda MontiIl titolo più probabile che si potrebbe dare ad un film dedicato all’attuale campagna elettorale è “Le grandi speranze”, deluse. Già, perché sono in molti coloro che si aspettavano un confronto all’insegna dei contenuti, delle idee e dell’innovazione e che invece rischiano di doversi confrontare con una realtà obiettivamente sconfortante. Fino ad ora infatti, si è discusso molto di simboli, nomi, liste, coalizioni da realizzare relegando in secondo piano la definizione precisa e puntuale della cura da somministrare all’Italia, un paese senza ombra di dubbio in difficoltà. Nonostante la data cruciale del voto si avvicini, il panorama mediatico che fa da sfondo alla battaglia elettorale non sembra in procinto di mutare. Solamente l’agenda Monti, il mese scorso, ha risvegliato (per pochi giorni a dire il vero) l’interesse mediatico intorno ad un progetto che però era più che ampiamente conosciuto e dichiarato dal Professore fin dai tempi del suo insediamento a Palazzo Chigi come primo ministro. Unico caso, in un mare di dichiarazioni gonfiate di populismo e grosse sparate.

La settimana passata ci ha proposto un Silvio Berlusconi in gran spolvero, sia ospite da Lilli Gruber, sia come “amicone” di Santoro e Travaglio, in uno spettacolo indecoroso, fatto di accordi, completa mancanza di alcun contenuto (morale, sociale, politico, economico etc. etc.) e che ha sancito la definitiva vittoria del personaggio sulle idee. B. è ora legittimato a dire qualsiasi cosa. Tanto ormai le ha dette tutte, una in più non può far che sorridere o piangere, ma in Italia siamo abituati al peggio da decenni, quindi. In più di due ore di trasmissione televisiva non è emersa alcuna idea, alcun progetto innovativo, solo rassegnazione, vecchie e reciproche accuse e battute spiritose, mancavano solo le pacche sulle spalle. Mentre dalle altre parti della coalizione del centro-destra tutto tace, nessuno parla mai, neanche lontanamente, di costruire qualcosa per il Paese, nemmeno sul federalismo fiscale la Lega ha proposto un adeguamento ai tempi.

Nel frattempo anche la sinistra si è bloccata su litigi infiniti causati da liste che vanno strette a tutti, ma passate lo stesso. Si è persa in un dibattito stretta da un lato dall’ala sinistroide e Vendola che sembrano non voler accettare alcun compromesso, anche se questo vorrebbe tecnicamente dire non essere in grado di governare (ma ci stanno ripensando, eccome) né tantomeno di rappresentare gli italiani e dall’altro da coloro che sostengono l’agenda Monti, ma continuano a militare nelle fila del Pd, che guarda caso sembrava aver adottato proprio quel progetto politico. Anche qui dunque è difficile trovare qualcosa che abbia davvero un sapore di nuovo, qualcosa che chi si definisce progressista, come Bersani e co., dovrebbe ricordare periodicamente a chi vuole sentire qualcosa di diverso dalla solita nenia polemica interna ed esterna, qualcosa che profumi di cambiamento.

Anche il Professore ultimamente dal punto di vista contenutistico sembra essere decisamente calato. Forse risucchiato dalla micidiale spirale della polemica all’italiana, anch’egli si è lanciato in dichiarazioni a cui non eravamo abituati. L’ultima è stata: “Né destra né sinistra, Dio ce ne scampi”. E’ altresì vero che l’interpretazione di tale affermazione è stata come al solito gonfiata dal filtro mediatico, ma ugualmente fa storcere il naso sentita da colui che ci aveva abituato a pensare concretamente ai problemi da risolvere e che in qualche modo in un anno di governo ha cercato di cambiare le cose. Il tutto a suon di proposte, idee, anche contrasti, ma sempre concentrandosi su ciò che davvero era necessario fare. Ora invece questi concetti sembrano sbiaditi, oscurati dal “botta e risposta”, dalle “ripicche”.

Persino Grillo che, piacendo o meno, in modo populistico certamente, aveva comunque posto l’attenzione sui problemi, sugli ideali e sul sentimento di rivoluzione politica si è lanciato alla più becera impostazione del dibattito. Prima gridava, dava fastidio, muoveva le piazze, adesso pare uno degli altri da cui tanto voleva distinguersi. Pone anch’egli attenzione a liste, simboli, alleanze dubbie (Casa Pound!) e non propone più alcuna rimedio per il futuro.

Il futuro, il grande dimenticato della scena elettorale quotidiana. Nessuno si sta concentrando ormai su questo fondamentale concetto. E’ palese che servono riforme, che il Paese è vecchio, stanco e che è necessario intervenire su più fronti. Al centro dell’attenzione è stata posta solo la questione fiscale. E’ vero, i soldi prima di tutto, ed ognuno ha fatto la sua proposta di riscossione, ma nessuno ha specificato ad esempio come impostare l’utilizzo delle risorse che verranno recuperate dall’Imu. Proposte non pervenute. Anche la legge elettorale è scomparsa dalle pagine, dopo che lo stesso Professore insieme a Napolitano e i due maggiori partiti avevano tanto concertato per modificarla. Le infrastrutture, gli esodati, i giovani e le università, le nuove tecnologie sono tutte tematiche fondamentali per costruire il domani e puntualmente scomparse nel nulla della competizione.

Una competizione che dovrebbe essere all’insegna delle nuove idee, di progetti concreti di uscita dalla crisi economico-istituzionale e che dovrebbe vedere come protagonista il nuovo che avanza, ma che può solo scorgere i segni di un retaggio ridondante e vecchio. L’impressione è che in Italia valga sempre l’espressione “cambiare per non cambiare” e che di tutto il potenziale presente la maggior parte vada sprecato o rimanga sommerso, esaltando il ridicolo o il “già sentito”. Speranze infrante, illusioni di rinnovamento, nessuna proposta. Niente di nuovo sul fronte italiano, dunque.

The following two tabs change content below.

Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus