E se gli indecisi decidessero?

11/02/2013 di Federico Nascimben

Elezioni 2013Premessa. L’Italia è sempre stato un Paese con una forte partecipazione elettorale. Se andiamo a vedere l’affluenza al voto dal 1948 al 2008 ci accorgiamo però che in realtà non ci troviamo di fronte ad una linea retta continua, ma ad una spezzata: dal 1948 al 1976 l’affluenza è tranquillamente sopra il 90%, mentre è in calo dal 1979 al 2008 (in trent’anni si sono persi dieci punti, ma di questi una buona metà dal ’94 ad oggi). Nel corso della c.d. “Seconda Repubblica” vi sono stati i due cali più vistosi, cioè tra il 1994-1996 e tra il 2006-2008: entrambi erano casi di elezioni anticipate e tutte e due le volte la minore partecipazione ha punito il partito che aveva vinto nelle precedenti tornate elettorali.

L’astensionismo strutturale. Nelle ultime elezioni del 2008 si è recato alle urne l’80,5% degli aventi diritto. Dato il clima di generale sfiducia nei confronti della politica, quel 19,5% è strutturale, cioè non recuperabile. I sondaggi fin qui condotti ci dicono che nel 2013 si dovrebbero recare alle urne all’incirca il 75% degli aventi diritto, infatti – in base ai dati IPSOS PA per Il Sole 24 ORE – l’area indecisi/non voto è fortemente diminuita con l’avvicinarsi delle elezioni: ora siamo a meno del 30%, di questi il 20% dichiara che non si recherà alle urne. Come dicevamo prima, questo numero è pari al tasso di astensionismo strutturale. Molto dipenderà da cosa farà quel restante 10%: andrà a votare o si asterrà?

L’andamento dei sondaggi. Tralasciando per un attimo i numeri, i trend sicuramente ci dicono che la coalizione di centrodestra è in recupero su quella di centrosinistra (ma rimane un margine di 5-7 punti fra le due), il Movimento 5 Stelle è in crescita, l’area di centro in leggero calo, così come Rivoluzione Civile. Coloro che hanno tratto maggior beneficiato dalla diminuzione dell’incertezza sono stati sicuramente Berlusconi (in primis) e Grillo.

Profilo degli indecisi. Abbiamo detto che a due settimane dalle elezioni rimane da “spartirsi” quel 10% circa di elettori indecisi. Anzi, sarebbe più corretto dire che rimane da “convincere” quel 10%. Ma chi sono questi indecisi? In questo ci può tornare di nuovo utile il sondaggio IPSOS PA per Il Sole 24 Ore, stando a questi dati per il 60% sono donne, si concentrano nelle fasce d’età più elevate (30% di questi ha dai 65 anni in su), appartengono alle fasce di popolazione meno istruite (70% di questi ha al massimo la licenza media) e – conseguentemente – sono casalinghe, disoccupati e pensionati. Oltre a questo, bisogna dire che quasi il 60% degli intervistati inserisce come tema prioritario nell’agenda del prossimo governo il lavoro, la lotta alla disoccupazione (giovanile soprattutto) e l’11% lo sviluppo economico. Ovvero quei problemi cronici del “malato Italia” che colpiscono – in primo luogo – buona parte di questo elettorato che non ha ancora trovato sufficiente risposta nei programmi e nelle dichiarazioni dei leader.

Conclusioni. L’impressione che si ha è che in queste ultime due settimane il PDL ed il M5S continueranno ad aumentare i loro consensi: il Cavaliere è nato per fare campagna elettorale e Grillo – avendo iniziato il suo “tsunami tour” – ha riconquistato spazio nei media e nelle piazze (ricordiamoci, inoltre, che ha dichiarato di voler comparire in televisione prima del 25 febbraio). I numeri comunque ci dicono che una vittoria del centrodestra è altamente improbabile, e che il M5S se la gioca (in leggero vantaggio) con il centro per il terzo posto. Grillo e Berlusconi cresceranno perché saranno principalmente loro a spartirsi il voto degli indecisi, mentre Monti e Bersani no perché presentano un’offerta politica poco attraente per questo tipo di elettorato e pagano l’incapacità di non saper comunicare a questa importante fetta di popolazione.

Riflessioni. Come ho già avuto modo di scrivere, la sensazione (o il rischio) è quello di rivivere un nuovo “2006”, ma – dato che la storia non si ripete mai allo stesso modo – senza arrivare al pareggio: infatti, in questo caso la distanza fra i due principali poli è troppo elevata. Questo discorso, come tutti ormai sappiamo, vale solo per la Camera. Al Senato la partita è più che mai aperta perché, se da un lato Rivoluzione Civile perdendo consensi rischia di non superare la soglia dell’8% in alcune regioni chiave, la Lista Civica di Monti sicuramente starà sopra lo sbarramento e parteciperà alla spartizione dei seggi. L’opzione di gran lunga più probabile risulta quindi una coalizione di centrosinistra allargata verso il centro (con tutte le problematiche che si porta dietro). In definitiva, la coalizione di Bersani si conferma imbattibile nel saper fare qualcosa di sinistra: perdere anche quando ha già vinto.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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