Elezioni 2013: l’analisi dei sondaggi da Gennaio ad oggi

08/02/2013 di Andrea Viscardi

L’Agcom ha stabilito lo stop ai sondaggi elettorali onde evitare di influenzare gli elettori. Doveroso, dunque, fare una panoramica della situazione elettorale secondo gli ultimi rilevamenti, cercando anche di capire i possibili sviluppi elettorali dei singoli partiti dato il trend attuale. I dati utilizzati saranno quelli di Tecnè – anche per costruire il grafico del periodo che va dal 2 gennaio al 5 febbraio – e, in parte, di Ipsos. Sottolineo un margine di errore del 4%, e quanto, le altre due agenzie principali, diano un vantaggio della coalizione guidata dal Pd del 5 e del 7 per cento. I numeri, quindi, sono molto variabili e vanno considerati sempre con la massima delicatezza. Nella fattispecie, l’ideale è considerare sempre una media delle varie agenzie di statistica.

Il centro-sinistra

Il PD: secondo il sondaggio Tecnè (dati 5 Febbraio), il Partito Democratico si stanzierebbe al 28,9%. Il trend è nettamente discendente. Andando a individuare i sondaggi precedenti effettuati dalla stessa società si osserva come, il 12 gennaio, il Partito di Pierluigi  Bersani fosse dato al 32% mentre, il 2 Gennaio, addirittura al 34%. Più morbido, invece, Ipsos, che attribuisce – in un sondaggio commissionato dal Messaggero – al PD il 30,6% alla Camera e il 31% al Senato.

Gli alleati: Sel e Centro Democratico (+Psi)  sono dati da tecnè al 3,7% e allo 0,5%, anche loro in fortissimo calo rispetto al 4,4% di Sel in data 12 Gennaio e all’1,4% del Centro Democratico (+Psi). Anche verso di loro Ipsos ha dei dati leggermente al rialzo dello 0,2%, ma la realtà è che il Partito di Vendola, si presentasse da solo, avrebbe serie difficoltà ad entrare in Parlamento e a raggiungere la soglia del 4%.  Un calo di consensi incredibile se si pensa che alcuni sondaggi, tra il 2011 e l’inizio del 2012, davano il Partito di Vendola all’11% e, sino a Ottobre, le sue percentuali si assestavano tra il 6% e il 7%.

Il centro-destra

PdL: il Partito di Silvio Berlusconi, in netto recupero, si annovera, secondo le stime Tecnè, intorno al 20,7% (20,3% per Ipsos), in netta rimonta rispetto al 19,2% del 12 gennaio. Un miracolo – dal punto di vista dei suoi elettori – se si considerano i dati di Dicembre, quando, subito dopo il ripresentarsi di Berlusconi sulla scena, il Partito era dato al 16,5%.

La Lega: La scelta di allearsi nuovamente con il PdL premia? Evidentemente Maroni, prima di intraprendere una scelta vista come un suicidio da molti componenti della base, aveva fatto i suoi calcoli. Il Carroccio godrebbe del 5,5% dei consensi, in salita dell’1,3% rispetto al 2 gennaio. Sembra poco, ma dopo le indagini di poche settimane fa, in realtà, c’è anche qui chi grida al miracolo. Ipsos, invece, attribuirebbe ai padani un risultato stabile sul 4,4%, la differenza, in questo caso, è quindi evidente.

Fratelli d’Italia: Tecnè racchiude Fratelli d’Italia insieme ai partiti minori attribuendo, in totale, il 2,2% contro un 1% de La Destra di Storace. I dati ipsos riportano, invece, un buon risultato del Partito del trio La Russa, Crosetto, Meloni, intorno al 2,3%. Al contrario, La Destra, non arriverebbe neanche all’1% e le altre liste sarebbero intorno allo 0,4%.

Per tecnè, dunque, vi sarebbero meno dei cinque punti annunciati da Repubblica e dei sette sostenuti dal Corriere della Sera: la coalizione guidata dal PdL sarebbe infatti al 29,4%, mentre quella del PD al 33,1%, con un distacco del 3,3% rispetto ai 14 punti percentuali di distacco rilevati nel sondaggio del 2 gennaio. Come accennato all’inizio, in ogni caso, vi è un margine d’errore del 4% e indicativamente si può considerare, alla luce di tutti i sondaggi, un distacco di circa 4-5 punti percentuali. Un risultato, in ogni caso, incredibile, quasi impensabile poche settimane fa. Inutile dire che, innanzi a una tale riduzione, le “colpe” sono di entrambe le parti: grande merito di Berlusconi ma incapacità di gestire la situazione da parte del Pd.

Gli altri:

Il Centro: Mario Monti, Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini. Tre nomi per una creatura che, a distanza di due mesi, forse avrebbero preferito non far nascere. Secondo Tecnè, infatti, il trio UDC-FLI-Lista Civica raccoglierebbe il 12,6% dei consensi. Rispettivamente il 3,3%, lo 0,8% e l’8,5%. Un risultato disastroso rispetto alle premesse. Ancora più disastroso se si considera l’emorragia di voti dell’ultimo mese: il 12 gennaio infatti la coalizione era al 14,5%. Oggi sarebbe il quarto partito d’Italia, superata anche dall’M5S.

M5S: Eccolo qui il vero vincitore della campagna elettorale. La creatura del duo Grillo/Casaleggio, dopo un periodo di flessione – approfittando dell’inconsistenza di una politica incapace di rigenerarsi negli uomini e nei modi – riconquista la piazza di terzo Partito attestandosi al 16,3%  (Tecnè) e riportandosi sui livelli di consenso rilevati nei primi giorni di Gennaio, dopo un calo che aveva portato il movimento al 14,4%.

Rivoluzione Civile: Infine uno sguardo anche ad Ingroia. La sua Rivoluzione Civile è al 5,5%, ben sopra, quindi, almeno per Tecnè, alla soglia di accesso al Parlamento. Ben diversa la situazione per Ipsos: i suoi dati darebbero il partito al 3,7%, in lotta, quindi, per raggiungere il 4%.

Questa panoramica rende bene l’idea della situazione, una campagna elettorale strana, oltre che nei suoi contenuti, anche nelle scelte di voto. La dimostrazione di una sfiducia nei confronti della politica è rappresentata da un elettorato ben più che volatile, il cui legame con il partito non raggiunge neanche lontanamente i livelli delle passate elezioni. La partita si giocherà sugli incerti, infatti risulta evidente come, in concomitanza con il diminuire di questa categoria, passata dal 45,3 nelle rilevazioni del 2 Gennaio al 33,5 in quelle del 5 febbraio, sia nettamente diminuita la distanza tra le due coalizioni. Nel 2008 l’astensionismo era stato di circa il 20%, ma i sondaggi lo davano molto più elevato sino a poche settimane prima (seppure non ai livelli odierni). Se negli ultimi 15 giorni prima delle elezioni il dato dovesse raggiungere una percentuale di  circa il 26-27%, le probabilità che la distanza tra Pd e Pdl si accorci ulteriormente, sino quasi a scomparire, sarebbe molto più che una semplice ipotesi. A quel punto, quello che si prospetta, chiunque dovesse vincere, è un’ingovernabilità assoluta, anche e soprattutto considerando la situazione del Senato.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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