L’elezione del Presidente della Repubblica: il punto della situazione

14/04/2013 di Iris De Stefano

Quella che sta per iniziare sarà una settimana decisiva e storica per il nostro Paese. Giovedì 18 aprile infatti, inizieranno le votazioni per l’elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica, che succederà a Giorgio Napolitano, designato nel 2006.

La figura istituzionale – Eletto con scrutinio segreto dalle Camere in seduta comune più i rappresentanti delle regioni, per cui tanto negli ultimi giorni si è discusso (tre delegati ognuna, a parte la Val d’Aosta che ne ha uno), il quorum delle votazioni è variabile; le prime due richiedono infatti una maggioranza qualificata di due terzi dei comizi elettorali che scende alla maggioranza semplice dalla terza votazione in poi. La figura del Presidente della Repubblica ha assunto un ruolo sempre più importante negli ultimi anni, soprattutto con Giorgio Napolitano. Questa cosa ha suscitato perplessità da parte di alcuni commentatori poiché esso si allontanerebbe dalla figura delineata dai nostri Padri Costituenti, che, riservando solo otto articoli al ruolo del Presidente, volevano scongiurare la possibilità di ricadere in tentazioni totalitarie.

Napolitano e i saggi – Data la situazione estremamente delicata in cui il Paese si trova, l’elezione della prima carica dello Stato è diventata nelle settimane scorse merce di scambio, nel tentativo di trovare intese che portassero alla formazione di un governo. In gioco c’è la possibilità di sciogliere le Camere e quindi indire nuove elezioni (potere precluso al Presidente negli ultimi sei mesi del suo mandato) o quello di affidare un incarico di governo ad uno tra i leader dei tre partiti che reclamano a gran voce la possibilità di poter chiedere la fiducia al Parlamento.

Romano Prodi
Romano Prodi

Il Partito Democratico – Il primo partito d’Italia – checché ne dicano i capogruppo al Senato e alla Camera del Movimento 5 Stelle – si presenta alle elezioni di giovedì prevedibilmente diviso. Se non è una novità infatti la storica presenza di anime diverse all’interno delle formazioni di sinistra italiane, quella di questi giorni sembra riflettere molto i giochi di potere per le candidature a segretario del partito e a premier alle prossime elezioni politiche. Il nome che sembrava condiviso da tutti in un primo momento era quello di Romano Prodi, ex Presidente del Consiglio e dal 2012 inviato speciale dell’Onu per la crisi nel Sahel (con riferimento all’attuale situazione in Mali). Come però sempre succede con il passare dei giorni, si sono andati ad aggiungere altri nomi a quelli del candidato che resta più papabile. Anche se per una giornata è stata ventilata l’ipotesi di una candidatura dello stesso Pierluigi Bersani, episodio subito accantonato per l’ondata di derisione che ha comportato, è stato individuato come altro candidato forte Franco Marini, Segretario generale della CISL, già Presidente del Senato e ministro del Lavoro ma soprattutto più accettabile dal Pdl. Una candidatura, quella di Marini, sostenuta da Bersani ma osteggiata da Matteo Renzi e dalla fronda, sempre più numerosa in Parlamento, dei suoi sostenitori.

Il Popolo della Libertà – Se rinnegare la figura di Prodi sembra difficilissimo anche per Bersani e nonostante le dichiarazioni di oggi dello stesso ex Presidente del Consiglio (a margine di un’iniziativa a Lucca ha detto: “Non ho nessuna candidatura al Quirinale, io sto semplicemente a guardare”), lo scontro con Berlusconi sarebbe fortissimo. Alla manifestazione organizzata a Bari ieri, tra i cori tipici di ogni manifestazione pidiellina, il leader del principale schieramento di centro-destra ha chiarito alcuni punti: “con Prodi presidente ci toccherebbe andare all’estero” e “Ci sono due strade, caro Bersani: o dialogate con noi, scegliete con noi il capo dello Stato e formate un nuovo governo o la gravità della situazione esige che si torni subito al voto. Bisogna farlo già a giugno, senza perdite di tempo. Il Paese, le imprese e le famiglie non possono più aspettare” sono chiari segni della situazione grave e complicata che tutti gli esponenti politici si troveranno ad affrontare.

Il Movimento 5 Stelle – Nel frattempo, dopo l’annullamento delle prime elezioni online per la scelta del candidato Presidente della Repubblica da parte del movimento di Grillo a causa di un attacco hacker, un numero imprecisato tra le 48.282 aventi al voto hanno scelto dieci dei nomi papabili. Emma Bonino, Gian Carlo Caselli, Dario Fo, Milena Gabanelli, Beppe Grillo, Ferdinando Imposimato, lo stesso Romano Prodi, Stefano Rodotà, Gino Strada e Gustavo Zagrebelsky formano la rosa di nomi tra cui domani gli elettori, scelti in base alla data d’iscrizione e all’ invio di documenti d’identità per l’autenticazione, potranno scegliere loro il candidato Presidente.

La settimana prossima – Quella che resta è la sensazione che i partiti si stiano preparando ad una lunga campagna elettorale, mai finita da quando poco meno di quattro mesi fa Berlusconi decise di “staccare la spina” all’esecutivo Monti. I giochi di potere tra il Pd e il Pdl sembrano riflettere una scarsissima capacità di conoscere la società civile, così come esserne empatici. La necessità di avere un voto di grazia per il leader del Pdl qualora fosse necessario, la lotta per la segreteria del partito di sinistra e la ancora non colmata lacuna della conoscenza delle istituzioni grillina, rischiano, a meno che non vi siano accordi da tirar fuori dal cilindro al momento giusto, di gravare su uno dei massimi momenti politico-istituzionali della nostra storia, in un modo tale da non poter essere tollerato.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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