Elezione Presidente della Repubblica: Renzi su Mattarella, si spacca il Nazareno?

29/01/2015 di Andrea Viscardi

Dalla serata di ieri il nome dell'ex ministro di scuola DC per il Colle sembra essere il più accreditato. Un nome che Berlusconi non digerisce. E ora, Renzi, per tenersi la minoranza, rischia la rottura del Nazareno. L'unica cosa certa è che, guardando ai nomi proposti dai partiti, i cittadini non possono che sperare in un futuro Presidenzialismo.

Elezione Presidente della Repubblica

Mattarella o non Mattarella, è questo il problema: se sia meglio sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi di una minoranza infuriata, o prender l’armi contro di essa e combattendo, disperderla. Parafrasando l’Amleto, è questo il dilemma che attanaglia e continuerà ad attanagliare Matteo Renzi in vista dell’imminente elezione del Presidente della Repubblica.

Occorre scriverlo subito, il nome di Segio Mattarella, per il Premier, è una scelta decisamente favorevole. Infatti, l’ex DC che ha chiuso la sua carriera da Deputato della Margherita, ha ricoperto vari incarichi ministeriali, anche sotto la Presidenza del Consiglio di Massimo D’Alema, con il quale ha ricoperto, oltre che il ruolo di Ministro della Difesa, anche quello di Vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Questo permetterebbe, finalmente, di non dare alibi alla minoranza interna, che non potrebbe giustificare in alcun modo un tentativo di sgambetto al Governo. Inoltre, Mattarella è tutto fuorchè una figura ingombrante. L’unica volta che ha alzato i toni, politicamente parlando, è nel lontano 1990, quando si dimise dal ruolo di Ministro della Pubblica Istruzione per protestare contro l’approvazione della legge Mammì di riorganizzazione del sistema televisivo, voluta da Craxi.

Ed è proprio qui, il vero nocciolo della questione. Come si può ben immaginare, un gesto del genere riuscì ad attrarre l’inimicizia di Berlusconi, ancora prima che l’uomo di Arcore si affacciasse direttamente all’esperienza politica. Un astio che poi, continuò a distanza anche negli anni successivi, quando Mattarella si dimise dalla direzione del quotidiano di partito “Il Popolo” per protestare contro la nomina di Buttiglione a segretario del Partito Popolare. Il motivo? Non accettava che questi avesse in progetto un’alleanza con il Polo delle Libertà.

Insomma, Berlusconi e i suoi, ma anche Alfano, avrebbero espresso un secco no a tale possibilità. La domanda è una: Renzi rischia di rompere il Nazareno e di trovarsi contro Forza Italia? La preocupazione, ovviamente, si riferisce al futuro, a quelle riforme che il partito di Berlusconi ha fino ad ora appoggiato. La risposta è complessa, perchè in ballo ci sono anche questioni come l’agibilità politica dell’ex Premier e – affermiamolo sotto voce – qualche aiutino per le aziende di famiglia. Altrettanto vero che il nome di Mattarella sarebbe comunque più digeribile di quello, ad esempio, di Prodi. Ma se Berlusconi dovesse mantenere la sua posizione, davvero il gioco vale la candela?

Già, perchè, nulla garantisce al Premier che, una volta passate le urne quirinarie, la minoranza si ponga in un atteggiamento più favorevole. Certo, magari si apprezzerà la convergenza sul nome, ma il dubbio che questa si trasformi, improvvisamente, in un’indulgenza sull’opposizione a diversi aspette delle riforme in ballo non è solo lecito, ma quasi obbligatorio. Una cosa è certa, se Renzi dovesse continuare sino in fondo nelle sua proposta – evidentemente avendo delle garanzie dalla minoranza – anche a discapito del Nazareno, Mattarella sarebbe un nome appoggiato da Sel, Pd e, con grande probabilità, alla quarta votazione, anche da una minoranza grillina, che non aspetta altro che poter assestare un colpo da k.o all’asse PD-Forza Italia. Il domani, poi sarebbe tutto da vedere. Ma nella guerra di nervi tra il Prermier e Berlusconi, chi sarebbe sicuro al 100% di perdere non una battaglia, ma la guerra, qualora decidesse per lo strappo, sarebbe proprio l’uomo di Arcore.

C’è da fare, prima dell’inizio delle votazioni, un’altra considerazione, a margine di quanto scritto sino ad ora. A leggere i nomi per il Colle (Fassino, Casini, Mattarella, Amato ecc.) vengono, onestamente, i brividi. Le caratteristiche ricercate sono quelle di un profilo non ingombrante, che non alzi la voce, anche a costo di portare al Quirinale personaggi come Mattarella, che gran parte degli italiani conoscono solo perchè autore del Mattarellum. Certo, qualcuno obietterà che anche Pertini, eletto al 16° scrutinio, non era certo un personaggio di spicco nell’opinione dei cittadini, nonostante, la sua militanza da antifascista, la sua partecipazione alla Costituente, e la sua carriera parlamentare ne facevano, comunque, un simbolo dell’italia post dittatura. Oggi, invece, in un’Italia che cerca di guardare al futuro, l’unica esigenza che sembra urgere i partiti non è certo essere quella di dare un segnale agli italiani, anzi, per il Premier ciò che importa è appunto che il Presidente sia un personaggio che non mettà troppo i bastoni tra le ruote al suo programma politico.

Non si può che pensare, allora, che uno dei capisaldi portati avanti dal centro destra negli scorsi anni, quello di un’elezione diretta del Presidente della Repubblica e di una riforma, in senso di un presidenzialismo limitato, sia l’unica soluzione per cercare, quantomeno, di avere al Quirinale non un semplice strumento dei Partiti o della maggioranza di turno, ma un vero simbolo di espressione e d’indirizzo anche della società civile, stabilendone precisi poteri istituzionali e di intervento. Senza lasciare, piuttosto, che ogni mandato sia interpretato in modo estensivo o meno, secondo le caratteristiche del Presidente di turno. Si avrebbe, da una parte, un vero rappresentante dei cittadini – un’esigenza de facto essendo la prima carica della Repubblica – e dall’altra si darebbe definitivamente senso ad una carica la cui flessibilità di scopo appare oramai un controsenso evidente alla struttura istituzionale nostrana. Oggi, però, non essendo possibile tutto questo, servirebbe qualcuno che entri al Quirinale già con la fiducia degli italiani e la loro ammirazione, non che debba guadagnarsela con il tempo. Non un semplice strumento dei partiti.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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