Elegie contemporanee: Luca Pignatelli in mostra a Napoli

26/05/2014 di Simone Di Dato

Luca Pignatelli in mostra a Napoli

Ammirare i lavori di Luca Pignatelli in mostra al Museo di Capodimonte in quel di Napoli e provare a non pensare alla parola “poesia”, è davvero difficile. Tra teloni di canapa, legni, ferri e carte assemblate, la nostalgica poetica della fotografia incontra l’estro della pittura in quella ricerca personalissima che l’artista milanese conduce, da oltre vent’anni, sul tema della memoria. La memoria di un passato aureo fatto di monumenti fin troppo riconoscibili, la lettura di icone indimenticate immerse in uno spazio quasi metafisico, ci conducono con urgenza in una dimensione elegiaca che riesce a coniugare Storia e ricerca tecnica in soluzioni del tutto inedite.

Nell’ampio spazio bianco e luminosissimo della Sala Causa del prestigioso museo campano, teste di statue classiche, figure imponenti di imperatori romani, bighe, ma anche treni e montagne, trovano nuova forma: è questa la maestria di Pignatelli, saper concretizzare l’inatteso e l’inaspettato di una memoria sempre in bilico tra immagini auree e icone di una moderna classicità.

Testa Femminile, 2013
Testa Femminile, 2013

Grazie a questa monografica, realizzata in collaborazione con la Soprintendenza speciale per il patrimonio storico-artistico e il Polo Museale della città di Napoli, la cornice multidisciplinare del Museo di Capodimonte rinnova il suo rapporto con l’arte contemporanea mediante un artista che unisce, proprio come le Gallerie che lo ospitano, tradizione e modernità. “I lavori che ho preparato per questa mostra – dichiara a tal proposito Pignatelli – mi danno una forte emozione, perché considero il mio lavoro sempre all’interno di una rete, di un territorio che rappresenti una tipologia di opera. E’ importante per me poter abbracciare le preesistenze, i lavori precedenti che appartengono ad un territorio.” D’altronde, la nascita di questo rapporto tra antico e moderno trova origine fin dagli anni ’70, quando Raffaello Causa espose per la prima volta al museo un grande cretto nero di Burri accanto ai quadri di Caravaggio e Ribera e continua consolidandosi in una sorta di sovrapposizione, di stratificazione grazie alle geniali composizioni di Pignatelli.

Curata da Achille Bonito Oliva, l’importante monografica riunisce le opere della più recente produzione dell’artista. Cucite, rattoppate o lacerate, le figure di Pignatelli sembrano riemergere da atmosfere compatte per poi scomparire nuovamente, costantemente nell’atto di rievocare suggestioni ma senza il bisogno di modificare simmetrie e forme. Luca Pignatelli – conferma il curatore – ha realizzato pitture e sculture che rappresentano la condensazione formale di una visione. Essere visionari non significa necessariamente alterare le simmetrie della comunicazione linguistica, ma semmai portarle in una condizione di corrispondenza col proprio immaginario. La sua forza consiste nella capacità di costruire un paesaggio di figure e di oggetti che non intendono nella propria alterazione misurarsi con i codici visivi della realtà. In questo senso l’artista non è riducibile alla matrice espressionista. Egli non ha risentimenti verso le cose che lo circondano. Ma, armato di un indispensabile senso d’onnipotenza, adotta la creazione artistica come strumento per costruire un universo autonomo e separato dalle cose stesse”.

Pompei, 2014
Pompei, 2014

Tra i pezzi più suggestivi della mostra, spicca una grande tela intitolata “Pompei”: realizzata nel 2014, l’opera che potremmo definire una “non pittura” rappresenta, con la sovrapposizione di applicazioni di vari materiali su un ampio spazio, la nobiltà e il mito di Pompei ma allo stesso tempo la decadenza del paese, come simboli evocativi e laceranti di un luogo che crolla, segnato dal tempo e dall’incuria. Ancora “Biga” o “Statue di imperatori” che invece suggeriscono nella loro posa eterna il carattere fortemente marziale e aulico dell’iconografia dell’artista. Al centro della sala, invece, si impone la grande istallazione di 64 piccole “Teste” inserite in una sequenza visiva che scruta severamente il pubblico e la sala stessa, confondendo il nostro ruolo di spettatori. Che portino i segni di conflitti e lacerazioni, di un tempo trascorso e ormai passato, le opere di Pignatelli si impongono immortali tra fili di canapa, carta, corde e frammenti di tele. Sembrano riemergere sporche dalla negligenza e dall’indifferenza generale, ma sempre vittoriose nella loro dignitosissima bellezza.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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