El Chapo: il boss della droga più famoso al mondo

14/07/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

Joaquín Guzmán Loera, conosciuto meglio come "El Chapo" è ora in libertà. È fuggito Sabato da un carcere di massima sicurezza per la seconda volta nella sua carriera di evasore spettacolare... ed è subito caccia all'uomo!

El Chapo

El Chapo” è il capo del Cartello di Sinaloa, un’organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di droga così chiamata dallo stato del Messico in cui essa ha costituito la propria base. Durante lo scorso anno e mezzo, il leader del cartello di Sinaloa era stato incarcerato nel Altiplano, una struttura federale immersa fra terreni agricoli ad ovest della capitale che ha detenuto e detiene tutt’ora alcuni tra i più grandi “signori” della droga e che è sempre stata descritta dalle autorità pubbliche come prigione impenetrabile e in cui è impossibile “svignarsela”.

Purtroppo Sabato è successo quello che nessuno si aspettava.  El Chapo è scivolato fuori dal carcere attraverso un’apertura rettangolare nella zona doccia della sua cella che lo ha portato in un tunnel lungo quasi un miglio, e rotolando e strisciando sotto campi di grano e pascoli per il bestiame è giunto in una piccola casetta di blocchi di calcestruzzo decorata con luci di Natale che, affermano i residenti, è stata costruita subito dopo l’incarcerazione di Guzmán.

La fuga di Guzmán è stata un duro colpo per il presidente messicano Enrique Peña Nieto, che si era costruito negli anni una solida reputazione per aver arrestato i boss della droga più famosi di tutti i principali cartelli. Inoltre, l’impresa sensazionale di “El Chapo” rischia di degenerare in una crisi di relazioni fra gli Stati Uniti e il Governo messicano: i funzionari americani avevano cercato di ottenere, per lungo tempo, l’estradizione di Guzmán in modo che potesse essere perseguito per i propri crimini negli States, trattenendolo in una struttura più sicuro. Ma l’amministrazione Peña Nieto si è sempre rifiutata, insistendo sul fatto bisognasse perseguire Guzmán a “casa” rincuorando il Governo statunitense sulla capacità di sorveglianza delle forze di polizia penitenziaria e sulla grande abilità della magistratura messicana.

Nonostante ciò, il Procuratore Generale Loretta E. Lynch ha rilasciato una dichiarazione domenica scorsa in cui ha affermato, con convinzione, che gli Stati Uniti, se gli sarà concesso, saranno disposti ad impiegare tutti i mezzi necessari per riassicurare (per la terza volta) il criminale alla giustizia. Nel corso di una breve conferenza stampa, il Commissario per la Sicurezza Nazionale del Messico, Monte Alejandro Rubido, ha detto che Guzmán fu visto l’ultima volta nel carcere alle 8:00 circa, quando ha ricevuto, come da prassi, la sua dose quotidiana di medicine. Dopo le guardie si sono rese conto che era scomparso, trovando una botola che portava dalla cella fino al tunnel, che è stato illuminato, perforato con tubazioni in PVC per la ventilazione e dotato di un adeguato moto-on-rails utile a portare il boss messicano verso la libertà. Da quel momento in poi sono iniziati i violenti setacciamenti del territorio circostante e i pattugliamenti nelle città vicine. Coloro che vivono vicino alla prigione, infatti,  affermano che gli elicotteri e i camion della polizia sorvegliano l’area con regolarità dalle 21.00 di Sabato sera.

Oggi, il Messico ha offerto pubblicamente una ricompensa di 3.800.000 di dollari per la cattura di Joaquin “El Chapo” Guzman. In più, in base ai sospetti secondo i quali  “El Chapo” sia stato aiutato “dall’interno”, le autorità hanno iniziato anche le perquisizioni al direttore del carcere di Altiplano, al capo del sistema carcerario del Messico e alla sua coordinatore generale. Più di 30 altri membri del personale, tra guardie carcerarie, sono indagati e sono stati o saranno oggetti di interrogazioni approfondite  dalla polizia, anche se finora nessun risultato è stato ottenuto.

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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