Edvard Munch. La grande mostra a Genova

07/10/2013 di Simone Di Dato

Edvard Munch, Genoa. Il vampiro

Linee sinuose e continue permeate da un alone di follia, colori violenti che suggeriscono più inquietudine che audacia, immagini deformi dai contorni tormentati e immersi  in coraggiosi schemi compositivi. Se non fosse per l’espressionismo evidente delle sue tele si potrebbe dire che Edvard Munch (1863-1944) è esattamente come Van Gogh: entrambi emotivamente instabili, simili nelle alterazioni cromatiche, autori di una pittura che non vuole piacerci, che vuole essere quasi sgradevole, cercando piuttosto di rappresentare ciò che si sente, non ciò che si vede. E invece il tormento del pittore norvegese affonda le sue radici in una dimensione psichica molto più profonda, forse maggiormente drammatica, ma senza dubbio più intrigante e completa, grazie alla componente familiare, sessuale e allegorica di un linguaggio inedito di un vero precursore.

Mostra Edvard Munch Genova
Edvard Munch, Madonna, 1884

In occasione del 150° anniversario della sua nascita, l’Italia rende omaggio proprio alla figura tormentata e affascinante di Munch con una retrospettiva imperdibile al Palazzo Ducale di Genova. In programma dal prossimo 6 novembre per poi finire il 27 aprile 2014, l’evento sarà ospitato dalle prestigiose sale del doge, pronte ad accogliere circa 120 opere concesse dai più importanti collezionisti. Il  percorso espositivo in questione cercherà di indagare  i molti aspetti della sua carriera artistica, alla luce degli avvenimenti più intimi che influenzarono la pittura nuova e audace di Munch, tra sentimenti estremi e fragili emotività. La mostra, promossa dal comune di Genova (e prodotta da Artemisia Group e 24 ORE Cultura),  è curata da Marc Restellini, il direttore della Pinacotheque de Paris, che già nel 2010 dedicò al maestro una retrospettiva di successo.

Amore e passione, solitudine e angoscia si intrecciano sullo sfondo delle esperienze di Munch, di una vita influenzata dalle vicende giovanili e familiari e dalla controversa personalità di un uomo comune. Al di là dei temi ricorrenti e lo stile inconfondibile, l’artista infatti ha avuto molto da dire sulla condizione umana dell’uomo moderno e lo ha fatto, nonostante le paure, con una visione dell’arte che potremmo considerare pura avanguardia. E le sue tele più sentite e sofferte ne sono la prova. “La mostra racconta – dichiara Restellini – un Munch artista che potremmo in qualche modo considerare il contrario di tutto ciò che esisteva fino ad allora. Munch si oppone deliberatamente a ciò che vede e conosce. In una logica quasi anarchica, si mette in contrasto con l’impressionismo, il simbolismo, il naturalismo per inventarsi una forma di espressione artistica in rivolta contro tutto ciò che sin dalla sua infanzia gli è stato presentato come regola sociale”.

Sin dagli anni ottanta dell’Ottocento l’artista si concentra sugli strati di colore, dando vita ad una tecnica che lo vede solcare letteralmente la superficie pittorica, o dando sfogo al suo genio nel lasciare le sue tele esposte alla pioggia e alla neve, trasferire fotografie e fotogrammi di film nei suoi dipinti: la stessa abitudine di ricreare più volte lo stesso soggetto in diverse versioni, gli conferisce una caratteristica che supera la pittura, una tendenza quasi cinematografica: “Stupefacente – continua il curatore – è anche l’audacia con cui sopprime i confini tra i supporti e le tecniche, nelle sue incisioni, sculture e fotografie, come nei suoi quadri, collage e film. Munch s’iscrive nella linea di William Turner e di Gustave Courbet, è l’anello mancante della catena che unisce artisti come Pablo Picasso, Georges Braque, Jean Dubuffet e Jackson Pollock nella storia del modernismo. Autentico innovatore per quanto riguarda l’apporto della cinetica all’arte, egli fu anche un modello in termini di avanguardia e di rottura con i modelli precedenti”

Mostra di Munch, Genoa
Andy Warhol. L’urlo dopo Munch

Ad affiancare i più rappresentativi dipinti di Munch sarà Warhol after Munch,  una serie di opere realizzate da Warhol e ispirate chiaramente alla produzione del maestro norvegese in quella che si preannuncia una “mostra nella mostra” in prima assoluta per l’Europa. L’artista dei sentimenti oscuri e dell’alienazione visto dagli occhi dell’artista pop per eccellenza: una bella scommessa.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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