Educazione sessuale a scuola. Ancora problemi?

07/12/2014 di Isabella Iagrosso

Fino a che punto è giusto obbligare dei bambini, la cui formazione in teoria spetta ai genitori, a sostenere lezioni a contenuto sessuale esplicito, suscitando in loro, secondo le fonti tedesche, sentimenti repulsivi e svenimenti?

Giovani ed educazione sessuale

Un uomo, Eugene Martens, lo scorso anno si è trovato due agenti della polizia locale fuori dalla porta di casa ad accoglierlo. In Germania chi non manda a scuola i propri figli, superato un certo numero di ore, è soggetto ad una multa. Il signor Martens e la moglie si erano rifiutati di mandare la propria figlia, che frequenta la scuola elementare, a lezione di educazione sessuale, in quanto contrari ai metodi troppo espliciti degli insegnanti che a loro parere generavano ansia e malessere nella bambina. I coniugi rifiutano di pagare, non per l’entità della multa, ma per una questione di principio. Ecco allora che interviene la polizia per condurre l’uomo alla centrale. Lo stesso evento si è verificato nuovamente poche settimane fa e non è stato un caso isolato. In tutto il paese, infatti, continue sono le proteste dei genitori, riuniti nell’organizzazione ‘Besorgte Eltern’ (genitori preoccupati), che chiedono di poter scegliere ciò che ritengono migliore per i propri figli. Molti sono contrari ai metodi di insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole, sostenendo che i programmi sono troppo avanzati per dei bambini così piccoli.

Infanzia e sessualità. Ma fino a che punto è giusto obbligare dei bambini, la cui formazione in teoria spetta ai genitori, a sostenere lezioni a contenuto sessuale esplicito, suscitando in loro, secondo le fonti, sentimenti repulsivi e svenimenti? L’educazione dei minori si presenta da sempre come un tema dibattuto. Il confine tra patria potestà e parens patriae è molto labile. Quest’ultimo è definito come il diritto da parte dei poteri pubblici di intervenire laddove vi siano genitori o tutori negligenti nei confronti del giovane ed è riconosciuto a livello europeo nell’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. A prescindere però dal dato legislativo, dovremmo interrogarci piuttosto su cosa dia effettivamente il diritto allo Stato di detenere il monopolio dell’educazione, soprattutto su temi così delicati come la sessualità.

I bambini da sempre sono considerati asessuati e si crede che la loro presunta purezza debba venir preservata più a lungo possibile, fino ad un’età definita socialmente adeguata. Ricerche però dimostrano come la sessualità dell’individuo sia presente fin dalla sua nascita. “Bambine e bambini, ragazze e ragazzi sono determinanti per il miglioramento della salute sessuale generale. Per maturare un atteggiamento positivo e responsabile verso la sessualità, essi hanno bisogno di conoscerla sia nei suoi aspetti di rischio che di arricchimento. In questo modo saranno messi in grado di agire responsabilmente non solo verso se stessi ma anche verso gli altri nella società in cui vivono”: così recita la prefazione dello studio dal nome ‘Standard per l’educazione sessuale in Europa’ condotto nel 2010 dall’ufficio regionale per l’Europa dell’OMS. In questa relazione vengono indicati parametri ed obiettivi che devono essere perseguiti dai vari paesi dell’UE in merito all’educazione sessuale dei bambini. Dopo aver definito che “lo sviluppo sessuale infantile inizia dalla nascita”, nel rapporto è illustrato quali siano le varie fasi della sessualità e quali temi ed in quale modo per ogni fascia di età debbano essere affrontati. Le scuole tedesche dunque non fanno altro che applicare normative europee.

Evoluzione comparata. L’idea della sessualità come materia di insegnamento si sviluppa principalmente nel periodo in cui si diffondono i metodi contraccettivi e si ottiene la legalizzazione dell’aborto nella maggior parte dei paesi europei, ovvero fine anni ’70 e anni ’80. In Germania, per esempio, già nel 1977 la Corte Costituzionale aveva stabilito delle linee guida in materia e poi nel 1995 si raggiunse una vera e propria legislazione in merito. L’educazione sessuale è obbligatoria in tutto il paese, si studia a partire dai 9 anni nelle ore di religione, educazione civica e biologia ed etica. Altri due casi paradigmatici sono l’Olanda e i paesi scandinavi. Nella prima nascono negli anni ’60 i programmi Relationship and Sexuality e Long Live Love, uno dedicato ai bambini addirittura dai 4 anni, mentre l’altro, dai 12 in poi, prevede dvd, riviste, sito web e 6 lezioni all’anno per discutere di sessualità e temi ad essa connessi. La Svezia la ricordiamo in quanto è stata la prima in assoluto ad introdurre l’insegnamento obbligatorio dell’educazione sessuale, già dal 1955. Riguardo la Finlandia invece, è significativo sottolineare un aneddoto: ai ragazzi la Population and Family Welfare Federation distribuisce un vero e proprio kit provvisto di profilattico, opuscolo e materiale video.

E in Italia? Richieste di una formulazione di legge in materia si hanno da decenni, ma si è sempre giunti a nulla di fatto. Vuoi le reticenze della Chiesa, vuoi l’esplicita condanna del papa Benedetto XVI al documento dell’OMS, definito come un ‘manuale di corruzione’, vuoi la mentalità, ammettiamolo, ancora un po’ bigotta del nostro paese che con difficoltà riesce a liberarsi dalle sue radici cattoliche, ma permangono fortissime resistenze. I tentativi di arginarle sono andati puntualmente falliti, è questo il caso, ad esempio, di un ddl proposto da Sel nel 2013 sull’ educazione sentimentale. Nel dettaglio, Celestina Costantino, Titti Di Salvo ed altri 8 cofirmatari, avevano presentato un testo emendativo al decreto sull’istruzione ‘su misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca’ del settembre 2013. Tra le modifiche si prevedeva, per esempio, al comma 1bis “l’insegnamento «educazione sentimentale» finalizzato alla crescita educativa, culturale e emotiva dei giovani e delle giovani in materia di parità e solidarietà tra uomini e donne. La scuola, anche attraverso l’educazione sentimentale, promuove il cambiamento nei modelli di comportamento socio-culturali di donne e uomini per sradicare i pregiudizi, i costumi, le tradizioni e le altre pratiche basate sull’idea di una differenzazione delle persone in ragione del genere di appartenenza o su ruoli stereotipati per donne e uomini, in grado di alimentare, giustificare o motivare la discriminazione o la violenza di un genere sull’altro.”

Anche nel leggere il rapporto dell’OMS appare evidente l’importanza nell’educazione sessuale nella formazione del cittadino del domani. Innanzitutto attraverso l’informazione nelle scuole già dalla tenera età si cerca di prevenire la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili. Ma non si tratta di apprendere unicamente nozioni tecniche circa l’atto sessuale, si tratta di rendere l’individuo consapevole di se stesso e soprattutto consapevole della diversità che lo circonda. Attraverso la formazione scolastica i bambini possono essere indirizzati fin da piccoli a capire che non esiste un solo tipo di amore o di sessualità, imparando a rispettare il prossimo attraverso lo studio delle varie teorie di gender. Prospettando un futuro di cittadini rispettosi in cui ognuno abbia lo spazio che merita.

 

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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