Educazione in Italia, siamo il “terzo mondo” del Continente?

09/10/2014 di Andrea Viscardi

Qual è la situazione dell'istruzione italiana, se comparata a quella media europea e a quella degli altri Stati Membri? Disperata, potremmo dire. Vediamo il perchè

Eurostat ha pubblicato da pochi giorni il suo report annuale, nel quale si affronta, tra gli altri, l’aspetto dell’educazione nel Vecchio Continente. Ma qual è la situazione dell’istruzione Europea, e quale, se paragonata ad altri stati quali Francia, Germania e Inghilterra, quella italiana? Cerchiamo di comprenderlo insieme, utilizzando anche e soprattutto l’Education and Training Monitor 2013 pubblicato dalla Commissione Europea

La prima questione che andiamo ad analizzare è subito capace di sfatare un falso mito molto in voga, in Italia, da almeno un paio di decenni. Quello, cioè, che si traduce nell’idea che oramai, la laura – come la chiamerebbe Totò – la danno a chiunque, e che quindi uno dei problemi della perdita di valore di tale conseguimento consista nel fatto che, appunto, ce l’hanno tutti. Mai, a vedere i dati, tale affermazione – in riferimento al nostro Paese – può essere considerata più falsa.

Partiamo da un presupposto, l’Europa si è posta un obiettivo ben preciso nell’ambito dell’agenda da portare a termine per il 2020: ridurre la percentuale di ragazzi che abbandonano prematuramente gli studi – cioè senza raggiungere un livello di istruzione secondaria superiore – passando da un livello medio del 12.7% del 2012 ad un 10%. Sorprendentemente, al 2012, il primato positivo in riferimento a tale dato spetta alla Croazia (4.2%), seguita da Slovenia (4.4%) e Slovacchia (5.3%), sebbene per la prima e l’ultima si registri un trend negativo rispetto ai risultati degli anni precedenti. Guardando agli stati cuore dell’Unione, notiamo come la Germania abbia ridotto la percentuale dall’11.1% del 2009 al 10.5% del 2012, la Francia dal 12.6% all’11.6%, il Regno Unito dal 15.7% al 13.5%, la Spagna da un preoccupante 31.2% ad un sempre terribile 24.9%. E l’Italia? Il nostro Paese risultava, nel 2009, migliore solo a Spagna, Portogallo, e Malta, con il 19.2%, passato al 17.6% nel 2012. Un dato sicuramente influenzato dalla percentuale del 39.1% tra i ragazzi non comunitari. Ma tra le tre “bad country” europee è anche quella che è riuscita a ridurre di meno tale indicatore: 1,6 punti percentuali, contro i 10.4 del portogallo, i 4.5 di Malta e i 5.3 spagnoli, tanto da non raggiungere gli obiettivi annuali minimi fissati dall’Unione. Ma non è questione, solamente, di numeri riferiti agli studenti. Il 62% degli insegnanti, in riferimento all’istruzione secondaria, ha più di 50 anni; il 92% ha almeno 40 anni. I nostri maestri sono i più vecchi di tutta Europa e basta guardare ai dati Francesi (vedi fig.) per capire che qualcosa non quadra.

L'età dei professori nel settore dell'educazione secondaria
Fonte: Education and Training Monitor 2013, Commissione Europea

Il mito prima citato, viene ulteriormente sfatato da quanto riportato al capitolo 4 dell’Education and Training Monitor: il tasso di occupazione di chi ha conseguito un’istruzione terziaria è del 12.1% superiore di chi, invece, si è fermato ad un’istruzione secondaria superiore. Occorre però specificare come, tra il 2009 e il 2012, tale tasso sia diminuito significamente, passando dal 60.6% al 54.3%. A prescindere dai danni della crisi, che ha presumibilmente portato, ad oggi, la percentuale al di sotto del 50%, notiamo un problema prettamente nostrano: siamo il fanalino di coda europeo dopo la Grecia. Paradossalmente, abbiamo guadagnato terreno, dal 2009, rispetto a stati quali Croazia e la stessa Grecia – prima eravamo ultimi per distacco. Ma più per demeriti altrui che per meriti nostri: guardando agli stati di riferimento, andiamo da una differenza minima di 20 punti percentuali dalla Francia (76.5%) e massima, nei confronti della Germania, di 30 (87.3). Certo, i dati andrebbero rianalizzati in riferimento all’ultimo anno, ma possiamo dedurre che, nell’insieme del panorama europeo, non possa essere sicuramente migliorato.

Ma quale scenario presenta l’educazione terziaria in Italia? Potremmo liquidare tale domanda con una semplice parola: drammatica. Il proseguimento degli studi in tale direnzione, nei Paesi UE, supera il 40%. In Irlanda è superiore al 50, in UK supera il 45, in Francia il 40. Nel Belpaese, invece, la percentuale si ferma al 21.7% del 2012, in miglioramento di 2.7 punti rispetto al 2009. Ancora una volta, osservando lo sviluppo di tale indicatore, non possiamo che essere preoccupati: se consideriamo gli altri stati con dati simili, l’Italia è uno di quelli che meno è riuscita a migliorarli tra il 2009 e il 2012. La Romania è passata dal 16.8% al 21.8%, la Slovacchia l 17.6% al 23.7%, la Repubblica Ceca dal 17.5 al 25.6. Emerge poi – in riferimento a tale livello educativo – un altro dato curioso: oltre al basso tasso di conseguimento (10.6%) tra i ragazzi non comunitari, il nostro è il Paese con il più basso numero di uomini, solo il 17.2%.

Raggiungimento dell'educazione terziaria
Fonte: Education and Training Monitor 2013, Commissione Europea

Qualcuno sostiene, ancora, non vi sia la necessità primaria di rivoluzionare completamente e una volta per tutte il sistema scolastico italiano? Così è, almeno a giudicare dagli aspetti presi in considerazione dagli ultimi esecutivi. Dedichiamoci, allora, all’articolo 18, e dimentichiamoci che per essere realmente competitivi, occorre prima di tutto essere qualificati.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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