L’economia italiana fra passi avanti e polvere

04/06/2015 di Federico Nascimben

Negli ultimissimi giorni da Ocse, Istat e Bce sono arrivati diversi segnali positivi per l'economia italiana. Ma c'è anche della polvere sotto il tappeto

Negli ultimissimi giorni da Ocse, Istat e Bce sono arrivati diversi segnali positivi per l’economia italiana. Vediamoli nel dettaglio, fornendo un quadro un po’ più completo rispetto a quello dipinto da buona parte dei telegiornali, e mettendo in luce anche la polvere che giace sotto il tappeto.

L’Istat e i dati sul mercato del lavoro

L’Istat ha pubblicato ieri i dati provvisori sul mercato del lavoro italiano ad aprile e nel primo trimestre 2015. Gli occupati sono aumentati dello 0,7% (+159.000 unità) rispetto a marzo, tornando così al livello di fine 2012, e dell’1,2% (+261.000 unità) rispetto ad aprile 2014. Il tasso di occupazione è stato pari al 56,1%, cresciuto dello 0,4% nei confronti di marzo 2015, dello 0,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e dello 0,1% nel trimestre febbraio-aprile 2015.

I disoccupati sono diminuiti su base mensile dell’1,2% (-40.000 unità) e dello 0,5% su base annuale (-17.000). Il tasso di disoccupazione è calato dello 0,2% (12,4%) sia rispetto al mese precedente sia rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Sulla base del trimestre febbraio-aprile 2015, invece,  è diminuito dello 0,1%.

Gli individui inattivi tra i 15 e i 64 anni sono calati dello 0,7% (-104.000 unità) rispetto a marzo e del 2,3% (-328.000) rispetto ad aprile 2014. Il tasso di inattività è diminuito dello 0,3% nei confronti di marzo 2015, attestandosi al 35,8% (livello più basso dal 2004), dello 0,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e dello 0,1% nel trimestre febbraio-aprile 2015.

Ma questi sono più o meno i numeri sottolineati in tutti gli articoli e telegiornali. Passiamo quindi ad analizzare la “polvere” che ancora c’è da levare, per poter parlare compiutamente di ripresa. Innanzitutto, gli occupati part time continuano la crescita ininterrotta che ha origine nel 2010, “anche se a ritmo meno sostenuto (+0,7%, 28.000 unità nel raffronto tendenziale). L’aumento riguarda quasi del tutto il part time involontario, ossia il lavoro a orario ridotto accettato in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno. L’incidenza del part time involontario sul totale dei lavoratori a tempo parziale sale al 64,1% (era il 62,7% nel primo trimestre del 2014)”.

Secondariamente, l’aumento degli occupati su base trimestrale è dovuta soprattutto alla fascia over 55, in quanto nel primo trimestre 2015 erano “267.000 in più rispetto allo stesso periodo 2014 (133.000 l’incremento in tutte le fasce di età). Lo si legge nelle tabelle dell’Istat. Dal primo trimestre 2010 al primo 2015 gli anziani al lavoro sono oltre un milione in più grazie anche alla stretta sulle regole sulle pensioni”.

Ma gli over 55 sono anche alla base del calo del tasso di inattività, in quanto “tale riduzione, diffusa sia tra gli uomini sia tra le donne, è dovuta soltanto alle persone con più di 54 anni a fronte della crescita di inattivi sia tra i 15-34enni sia tra i 35-54enni, in quest’ultimo caso soprattutto uomini. […] Riguardo ai motivi dell’inattività, continua a crescere lo scoraggiamento (+2,7%, 52.000 unità) e soprattutto l’attesa degli esiti di passate azioni di ricerca (+18,8%, 124.000 unità), mentre prosegue la forte riduzione delle persone ritirate dal lavoro o non interessate a lavorare (-7,6%, 259.000 unità in meno) che in circa nove casi su dieci coinvolge i 55-64enni, anche per via delle mancate uscite dal lavoro generate dall’inasprimento dei requisiti per accedere alla pensione”.

(Sul tema occupazione e staffetta generazionale si consiglia la lettura di Alberto Annichiarico su Econopoly del Sole24Ore)

L’Ocse e le stime sulla crescita

Nel suo economic outlook semestrale, l’Ocse ha alzato le stime di crescita per l’Italia, portandole a +1,5% (da +1,3%) per il 2016, e confermando la previsione a +0,6% per il 2015. Secondo il rapporto, “dopo una lunga recessione, l’economia italiana ha iniziato una graduale ripresa. L’export continuerà a sostenere la crescita, ma la ripresa sarà rafforzata dai consumi interni […]. I fattori che sostengono la crescita sono i più propizi da anni. La fiducia dei consumatori migliora mentre il Governo attua il suo vasto piano di riforme e l’aumento dell’occupazione e il calo dei prezzi dell’energia aumentano il potere d’acquisto delle famiglie. Il Jobs Act ha il potenziale di migliorare drasticamente il mercato del lavoro. Il deprezzamento dell’euro ha inoltre rafforzato la competitività internazionale del Paese”. L’Ocse, inoltre, ha promosso anche l’Italicum in quanto “probabilmente risulterà in Governi più stabili e ridurrà l’incertezza politica”.

Passiamo però ora agli aspetti negativi sottolineati dalle previsioni dell’Organizzazione con sede a Parigi. La disoccupazione “resterà alta”, pari al 12,7% per quest’anno (cioè lo stesso livello del 2014), e calerà al 12,1% solamente nel 2016, mentre l’occupazione crescerà ad un ritmo più stabile (+0,5% nel 2015 e +1,0% nel 2016). Il debito continuerà a crescere anche quest’anno, raggiungendo il 133,3%, per poi calare al 132% il prossimo. Il sistema bancario, invece, “è ancora fragile e non è in una buona posizione per sostenere gli investimenti privati”, ridottisi del 30% dal 2007, mentre i tassi di interesse “restano più alti che negli altri Paesi della zona euro”.

Nonostante l’export italiano sia dato in forte aumento (+3,4% nel 2015 e +5,1% nel 2016), la crescita dell’economia globale rimane da “6-“, e infatti le stime sono riviste al ribasso al 3,1% per quest’anno e al 3,8% per il prossimo (mentre a novembre l’Organizzazione parlava di un +3,7% e +3,9%); infatti, “la ripresa economica dopo la crisi economica e finanziaria scoppiata nel 2008 è stata inusualmente debole. La crescita resta più lenta del ritmo medio registrato nei 12 anni precedenti la crisi”.

La Bce di Draghi tra Qe e Grecia

Nel corso della riunione di ieri, la Bce guidata da Mario Draghi ha lasciato i tassi invariati al minimo storico, rivedendo al rialzo le stime dell’inflazione per quest’anno (+0,3%, a marzo prevedeva uno 0% tondo), e confermando all’1,5% e all’1,8% il tasso per 2016 e 2017. Altro importante fattore positivo, Draghi ha dichiarato che il Quantitative easing (Qe) “sta funzionando” e “i suoi effetti si stanno dispiegando sull’economia […]. La Bce non intende cambiare il suo orientamento di politica monetaria. Manterremo il nostro piano e se necessario lo rivedremo al rialzo”. Ma detto ciò, anche per Francoforte “c’è stata una qualche marginale perdita di slancio della ripresa che dipende soprattutto da fattori esterni, come il rallentamento dei mercati emergenti”.

Quale scenario

Nel complesso, quindi, per quanto riguarda i buoni numeri fatti registrare ad aprile dal mercato del lavoro, contrassegnati da calo di disoccupati e inattivi e il contemporaneo aumento degli occupati, questi risentono soprattutto della componente over 55 e del part time involontario (diventato una vera e propria piaga). Mentre le straordinarie condizioni indotte dal Qe della Bce, dal (parziale) calo dei prezzi del petrolio e dei rendimenti stanno spingendo all’insù la crescita europea, ma il contesto mondiale riscontra più difficoltà del previsto.

Come visto, con un tasso di crescita dell’economia italiana così basso, una ripresa di occupati e disoccupati degna di questo nome è rimandata almeno al prossimo anno, così come la diminuzione del debito pubblico. Ma non può essere altrimenti con tassi di attività e vitalità del sistema economico così esigui.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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