L’economia globale necessita di una moneta globale unica?

22/11/2013 di Giovanni Caccavello

Robert Mundell, Premio Nobel per l’Economia nel 1999, dopo lo scoppio della Crisi Finanziaria del 2007/2008, parla della necessità di una moneta globale. Capiamo insieme le implicazioni di tale intuizione.

Robert Mundell

Robert Mundell – Robert Mundell è un professore di Economia presso la Columbia University e la Chinese University of Hong Kong. Nato nel 1932, a 81 anni, è ancora, forse, il più importante economista in ambito di economia monetaria internazionale. Proprio grazie al suo grande contributo intellettuale in tale campo, nel 1999 ottenne il Premio Nobel. Due furono i motivi per i quali il Comitato della Banca Centrale di Svezia decise di consegnare tale onorificenza all’economista Canadese: il suo lavoro svolto nell’analisi della teoria delle “Aree Valutarie Ottimali”, pubblicato per la prima volta in un saggio accademico nel 1961, e lo sviluppo nel 1962-1963 dell’ormai famoso modello Mundell-Fleming, un’estensione del modello Keynesiano IS-LM (ovvero Investiment Saving – Liquidity Money).

Nonostante in molto, come Alberto Bagnai, oggi spieghino la teoria dell’Aree Valutarie Ottimali di Mundell contrasti, in realtà, con l’attuale situazione dell’Euro Zona, trasformando la figura dello stesso Mundell in un economista anti-Euro, i più (ed egli stesso) lo considerano il padre teorico della moneta unica europea.

Mondo globalizzato? Valuta mondiale unica
Robert Mundell

The impossible trinity principle – Nel corso degli anni, il modello Mundell-Fleming fu poi utilizzato da Mundell per teorizzare uno dei concetti più importanti dell’intera economia monetaria: il principio della “Impossibile trinità” o “trio inconciliabile”. Tale tesi spiega come sia impossibile, per una qualsiasi Banca Centrale, portare avanti tutte e tre le politiche monetarie: tasso di scambio fisso della propria valuta, totale libera circolazione di capitale e politiche monetarie indipendenti (tasso di interesse e svalutazione/rivalutazione della propria moneta nazionale). Proprio questo concetto si pone alla base dell’intuizione (o provocazione, per chi voglia essere di parte) di Mundell di un’unica riserva globale.

Nel 1999 Paul Krugman, per rimarcare l’importanza di questo principio, disse: “Il punto è che tu non puoi avere tutto: un paese deve scegliere due politiche monetarie su tre”.

La distruzione del principio – Secondo Mundell è proprio questo il dogma che verrebbe distrutto nel caso della creazione di una valuta globale unica. Con un’unica moneta internazionale, infatti, i benefici sarebbero numerosi a partire da un considerevole incremento degli scambi internazionali e della libera circolazione di tutti i fattori di produzione (solo barriere tariffarie e controlli ostacolerebbero tale movimento). Al tempo stesso, con una sola valuta universale, ci sarebbe un unico tasso d’inflazione, un tasso d’interesse convergente, un incremento della produttività mondiale ed una maggiore integrazione finanziaria. Esisterebbe così una sola Banca Centrale. Per finire non esisterebbe più il “problema” del tasso di scambio. Di conseguenza, il principio della “Impossibile Trinità” verrebbe distrutto.

Diversi economisti, tra cui l’ex Presidente della Federal Reserve Paul Volcker, hanno espresso di recente il proprio sostegno alle idee di Mundell, ribadendo la necessità di “una moneta globale unica per un’economia globale”. Secondo questi economisti il progetto di avere i prezzi di tutto il mondo denominati nella stessa unità di valuta potrebbe restaurare l’equilibrio economico mondiale, dare al Fondo Monetario Internazionale la vera opportunità di promuovere la stabilità economica nel mondo e sarebbe un catalizzatore dell’armonia internazionale.

Le Critiche – I dubbi, però, permangono. E sono molti. Come ammette Michael Pettis, considerato tra i più brillanti pensatori di questi primi anni del XXI secolo secondo il Wall Street Journal, durante un’intervista per la BBC World News: “nessun’unità monetaria è mai sopravvissuta a shock simili a quelli che sta vivendo l’Euro. Vedremo innanzitutto se l’Euro sopravvivrà. Anche ciò dovesse avvenire, analizzati tutti i limiti della moneta unica europea, l’idea di una moneta unica globale sembra essere ancora più astratta ed irrealizzabile”. Oltre a questa considerazione empirica, bisogna tenere poi presente che al momento attuale sia gli Stati Uniti che l’Europa (i due principali attori) non sarebbero mai disposti a cedere la loro sovranità monetaria ad un organismo terzo.

Per finire, e questo forse è uno dei punti più importanti, tale progetto economico dovrebbe essere implementato dalla politica. La classe dirigente, nel corso degli ultimi anni, soprattutto nei paesi sviluppati, a messo in luce tutti i suoi limiti ed i suoi difetti, tanto da far coniare da molti economisti l’espressione “Capitalismo corrotto” proprio a causa della mancanza di competenze spesso interne alla politica.

Il ritorno di Keynes – Oltre all’Europa e agli Stati Uniti, anche la Cina è diventata un attrice di primo piano. Il paese del dragone sembra molto interessato all’argomento introdotto da Mundell, tanto che proprio su proposta cinese le trattative è stato aperte nel corso del G20 del 2009. L’impostazione iniziale sarebbe quella di rendere autonomo il Fondo Monetario Internazionale ed utilizzare, per incominciare, un numero sufficiente di valute, per portare avanti il progetto. L’idea più realizzabile sarebbe quella di utilizzare la valutazione SDR, unità di conto creata dal Fondo Monetario Internazionale nel 1969, e calcolata giornalmente dallo stesso Fondo. La creazione di una moneta globale unica, attualmente, rimane però un dibattito principalmente accademico e poco sviluppato, visto che adottare questo futuro assetto monetario significherebbe mettere in forte dubbio l’attuale ruolo di riserva mondiale del Dollaro. La Cina non nasconde il suo desiderio di abbandonare il Dollaro ma un passo del genere avrebbe, al giorno d’oggi, un potenziale d’urto catastrofico per l’intera economia mondiale.Di una cosa però si è certi: se Keynes fosse ancora in vita sarebbe il primo promotore di questa soluzione visto che, già nel lontano 1945, durante le conferenze di Bretton Woods, portò avanti la sua tesi della creazione di una Valuta di Riserva Internazionale (che lui pensava di chiamare Bancor) amministrata a livello mondiale da una Banca Centrale Unica.

L’idea di Mundell, stando a quello che pensa lo stesso economista, sembrerebbe infatti molto simile: “La mia soluzione ideale e di equilibrio sarebbe quella di una valuta mondiale (magari inizialmente non una sola) in cui ogni paese produrrebbe le sue unità che scambierebbe alla parti con le unità del mondo. Potremmo chiamare tale valuta “Dollaro Internazionale” oppure, per evitare connotazioni nazionali parrocchiali, “Intor”, un’abbreviazione del termine “Internazionale” e della parola “Oro”.

 

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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