Francia: il nuovo grande “malato” d’Europa

17/01/2014 di Giovanni Caccavello

Francia

Il Presidente Francese continua a sostenere che il suo paese migliorerà. L’Europa intera, però, aspetta risposte concrete mentre diversi economisti e commentatori sono sempre più scettici sulla “Cura Hollande”.

Hollande – Partiamo da lui, Francois Hollande, Presidente Francese che – dopo aver sconfitto in modo convincente Sarkozy – ha perso consenso settimana dopo settimana. Secondo un sondaggio, promosso da YouGov quasi dieci giorni fa (prima dello scoppio dello scandalo rosa), solo il 15% dei Francesi crede ancora che Hollande sia il solo che possa “salvare” la Francia. Di riflesso è giusto far notare come, sempre secondo i sondaggi elettorali francesi, il Partito Socialista francese si trovi in terza posizione nella corsa alle Europee. Il Front National di Marine Le Pen e il partito di centro-destra Unione Per un Movimento Popolare di Jean-Francois Copé, lo staccano infatti di diversi punti percentuali. Hollande sembra quindi essere sempre più debole e le sue ricette socialiste non sembrano piacere troppo né ai Francesi, né ai mercati.

Francia, la nuova malata d'Europa?Economia – Se si guarda alla situazione macroeconomica, i dati ci dicono che il paese è in difficoltà ma non tutto è perduto. La crescita nel terzo semestre del 2013 è rallentata (-0,1%), il debito pubblico ha raggiunto il 96,2% (massimo storico), la disoccupazione si avvicina all’11% (attualmente al 10,9%) e la bilancia commerciale dal 2010 ad oggi è sempre in costante deficit, ma le previsioni per il 2014  dicono che una certa ripresa dovrebbe esservi (+1,1%), così come nel 2015(1,7%). L’output è tornato quasi ai livelli del 2007 , nonostante il Prodotto Interno Lordo sia ancora 2,5 punti percentuali sotto il picco pre-crisi. La Francia, inoltre, continua ad attrarre investimenti esteri e in questa specifica classifica si posizione terza, dietro solo al Regno Unito e alla Germania. Per finire, il Paese  rimane al primo posto per investimenti industriali, ha il tasso di fertilità più alto d’Europa e il livello di produttività è tra i più alti tra i paesi sviluppati, dietro solo gli Stati Uniti, riporta l’OCSE.

Crescita sostenibile? – Questa breve descrizione sulla salute dell’economia francese non ci permette di capire esattamente se sia da considerarsi “malato” oppure no. Anche i mercati faticano a capirlo ed è proprio per questo che molti economisti ed investitori sono prudenti quando parlano di Francia. Secondo alcuni analisti, infatti, il rapporto tra spesa pubblica e PIL (il famoso deficit) dovrebbe scendere sotto il 3% nel 2016, proprio come previsto dagli accordi tra Francia ed Unione Europea dopo l’approvazione del Fiscal Compact. Inoltre, il Prodotto Interno Lordo nominale dovrebbe nel lungo periodo avvicinarsi al 3%, superiore al tasso di interesse sui titoli di stato decennali, oggi pari al 2,5%.

Nonostante questo, sempre nel lungo periodo, la crescita reale del PIL (togliendo l’inflazione) sarebbe pari all’1,2/1,3% e cioè troppo debole per sostenere un paese in crescita demografica e cardine dell’Euro-Zona. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, questo potrebbe riperquotersi negativamente sui paesi più piccoli dell’Europa (Grecia, Portogallo, Belgio e Olanda in primis) e anche su paesi ancora strutturalmente deboli come Italia e Spagna.

Vero problema – Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e OCSE hanno però individuato il vero problema dell’economia Francese. I salari sono aumentati in modo maggiore rispetto alla produttività per molti anni. Il salario minimo vale il 62% del salario medio, percentuale molto superiore rispetto a paesi come Olanda e Regno Unito nei quali il salario minimo equivale solo al 38% e al 47%. Questo fattore, unito a generose indennità di disoccupazione (durano due anni e raggiungono il 75% per tutti quelli che hanno lavorato almeno per 28 mesi), ha aumentato in modo sensibile le persone che rinunciano a cercare un lavoro e ha alterato in modo preoccupante il mercato del lavoro. Queste indennità sempre crescenti hanno portato la Francia a spendere circa il 57% del PIL in “servizi” pubblici e welfare, ha deteriorato la bilancia dei pagamenti e la posizione fiscale dello stato che così si è trovato costretto ad alzare le tasse che sono tra le più alte in Europa.

Tasse – Le tasse hanno raggiunto il 43,9% nel 2011 e ad oggi superano di qualche decimale il 44% risultando essere le quarte più alte d’Europa. Il cuneo fiscale, che indica il rapporto tra tutte le imposte sul lavoro (dirette, indirette e contributi previdenziali) ed il costo del lavoro complessivo supera ad oggi il 50,2% risultando essere il secondo più alto in tutti i paesi OCSE, dietro solamente al piccolo Belgio.

Il governo sta provando a ridurre il cuneo fiscale ma le pressioni sono molte ed i risultati fino ad ora scarsi. Nel 2013 il ha avviato una riforma del lavoro che si basa su un accordo tra le aziende e i lavoratori al fine di rendere il licenziamento più flessibile e che punta alla riduzione delle imposte per gli imprenditori per circa 20 miliardi di Euro.

Conclusione – Secondo il World Economic Forum il mercato del lavoro francese è uno dei meno flessibili al mondo e si classifica al 144esimo posto su 148 nazioni per quanto riguarda la facilità di assumere e licenziare. Una soluzione potrebbe essere quella di eliminare molte delle pratiche restrittive e delle regolamentazione anti-competitive che gravano su interi settori come quello dei trasporti, dell’energia e dei servizi professionali. Una decisione di questo tipo porterebbe ad un aumento della crescita e ad una conseguente riduzione dei costi in altri settori.

Le risposte Socialiste di Hollande non sembrano dare i loro frutti ed anzi, in alcune circostanze, rischiano di deteriorare un paese che, nonostante venga considerato il nuovo “malato d’Europa”, ha diverse possibilità di tornare a crescere in modo sostenuto come sta avvenendo, per esempio, nel Regno Unito di Cameron. La decisione di applicare una tassazione pari al 75% per i ceti più abbienti è solo una delle tante idee poco lungimiranti di un presidente che deve ripensare in toto la sua agenda di governo. Il 2014 è stato definito da tutti come l’anno della ripresa, seppur debole, in tutta Europa. Paesi come Grecia, Italia e Spagna dovrebbero tornare a crescere e l’intera Euro-Zona sembra aver superato le maggiori difficoltà. Nessuno però può aspettare che la Francia attenda ancora a lungo prima di effettuare le riforme strutturali necessarie per tornare a crescere in modo sostenuto e sostenibile.

 

 

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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