Economia dell’Eurozona: mo’ che famo?

07/09/2015 di Federico Nascimben

L'economia dell'eurozona può ravvivarsi in primis grazie all'azione dei singoli governi, mentre la Bce sta esaurendo le proprie carte. Occorre spingere verso l'integrazione fiscale e finanziaria

Un editoriale pubblicato venerdì scorso dal board editoriale di BloombergView (“l’economia europea ha bisogno di azione, non di parole”) ha il merito di farci guardare nuovamente in prospettiva, dopo le parole pronunciate dal presidente della Bce, Mario Draghi, nel corso della passata settimana.

Cosa ha deciso il consiglio direttivo della Bce

Giovedì 3 settembre, il consiglio direttivo della Bce ha aumentato dal 25 al 33% la quota di titoli di stato acquistabili nel corso di una singola emissione, precisando che gli acquisti di bond previsti dal Quantitative easing “sono previsti fino al settembre 2016 o anche oltre, se necessario”, in quanto il programma “dispone della sufficiente flessibilità, in termini di aggiustamento di mole e durata”.

L’Istituto di Francoforte ha rivisto al ribasso le stime per l’inflazione nell’Eurozona allo 0,1% per quest’anno (vs lo 0,3%), all’1,1% per il 2016 (vs il 1,5%), all’1,7% per il 2017 (vs. 1,8%). Secondo Draghi, nei prossimi mesi “potremmo vedere dati negativi sull’inflazione” legati dagli effetti “transitori” del calo dell’energia e delle materie prime. Anche le previsioni di crescita economica dell’area euro sono state riviste al ribasso: +1,4% per quest’anno (vs +1,5%), +1,7% nel 2016 (vs. +1,9%) e +1,8% nel 2017. Anche in questo caso il presidente della Bce, ha chiarito che queste ultime previsioni “risalgono al 12 agosto scorso”, ragion per cui tutti gli eventi negativi accaduti successivamente, Cina in primis, rappresentano “potenzialmente un rischio al ribasso”.

L’editoriale di Bloomberg

L’editoriale parte dalla simpatica ma veritiera constatazione per cui Mario Draghi “è una specie di esperto nel muovere i mercati non facendo nulla, e ieri [cioè nel corso della conferenza stampa al termine del consiglio direttivo Bce] ha mostrato di nuovo la sua bravura. […] In realtà, però, la banca centrale può fare poco di più. Ciò di cui l’Europa ha maggiormente bisogno è che i suoi governi agiscano, soprattutto in materia di politica fiscale e di riforma finanziaria”. Questo anche perché “con i tassi di interesse a breve termine a terra e il Qe che procede a passo svelto, l’agire solitario della banca centrale manca di opzioni: ha parole rassicuranti e non molto altro”.

Ragione per cui le responsabilità per ravvivare la crescita europea rimangono principalmente nei singoli governi: “quelli con abbastanza margine fiscale per aumentare in modo sicuro il debito pubblico (la Germania, soprattutto) hanno il dovere di farlo. Ma sono poco propensi, e l’area euro nel suo complesso ha bisogno di alleggerire la pressione di austerità sui governi che mancano di tale margine (la Grecia, tra gli altri) attraverso la ristrutturazione del debito e la condivisione limitata di rischio finanziario. In entrambe i casi ci sono pochi segnali”.

Seguendo tale ottica, l’editoriale propone due classi di debito pubblico europeo: il primo fino al 60% del Pil con una garanzia comune e condivisa e la seconda senza. Nel primo caso il servizio sul debito sarebbe naturalmente inferiore – anche nel caso si ripresentino problemi di sostenibilità – mentre nel secondo entrerebbero in gioco automatismi di disciplina fiscale.

Dopo aver ribadito che “una ripresa europea più forte necessita sia di integrazione finanziaria che di integrazione fiscale“, il board editoriale prosegue con alcuni esempi di riforme tentate che stanno andando avanti troppo lentamente. Invece, un’occasione per dare un segnale importante alla fine del mese può essere rappresentata dalle modifiche che ci si attende vengano presentate dalla Commissione per un mercato dei capitali più integrato. L’idea è quella di ridurre le normative e le barriere che scoraggiano gli investitori e i risparmiatori dal fare business all’interno dei confini dell’area euro: lavori preparatori, discussioni e consultazioni sono tutti in corso – l’Europa è senza eguali quando si tratta di lavori preparatori – ma la destinazione verso un mercato dei capitali veramente integrato ancora non si vede”.

Un po’ di appunti

Anche ciò che fuoriesce dal direttivo Bce non può che essere una presa d’atto del peggioramento delle condizioni macroeconomiche: le stime di inflazione e crescita sono state abbassate, ma sono con ogni probabilità destinate ad essere riviste nuovamente al ribasso, al seguito del’acuirsi della “malattia” cinese. L’Italia inevitabilmente dovrà pagarne parte delle conseguenze, dopo che già nei primi due trimestri dell’anno il commercio estero ha sottratto crescita.

Passando al versante europeo, lo stesso Draghi ribadisce ad ogni uscita pubblica che la crescita europea è determinata soprattutto dall’agire dei vari governi, e che questi devono fare la propria parte nell’implementare le (note) riforme strutturali, perciò l’editoriale appare soprattutto una presa d’atto di buon senso, in special modo per quanto riguarda l’invito ad utilizzare i margini fiscali esistenti per stimolare la domanda interna dell’Eurozona da una parte, e concedendo più spazio a politiche anticicliche dall’altra, dato il perdurare di tassi di crescita di così lieve tenore.

All’orizzonte non si vede ancora una vera spinta verso una maggiore integrazione, mentre le forze politiche che propugnano la ricostruzione di barriere vengono alimentate dai “fuochi” della stagnazione e dell’immigrazione. L’unica speranza è che, come da prassi, sulla spinta degli eventi endogeni ed esogeni – buona parte dei quali causati dalle fondamenta storpie dell’architettura europea – un maggiore decisionismo prenda il sopravvento.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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