Ecco Mr. Agenda Digitale, è la volta buona?

19/06/2013 di Giacomo Bandini

L'agenda, una priorià per il rilancio nazionale

Francesco Caio, Mr Agenda Digitale

La chiamata del Premier – E’ ancora presto per dire se Francesco Caio – fresco di nomina da parte di Letta –  sarà la persona giusta per risolvere la questione critica del “digital divided” italiano.  Intanto, il governo prende in mano la situazione e si pone a capo della questione, volendo fare dell’Agenda Digitale uno dei suoi obiettivi principali. Una vera e propria occasione di rilancio, quella dell’Agenda Digitale, verso la quale da troppo tempo si tentenna stupidamente.

Mr Agenda Digitale – Caio può essere l’uomo giusto: è stato uno dei fondatori di Omnitel, AD di Olivetti. Quindi ha collaborato con Nomura, Lehman Brothers e il governo di Gordon Brown. Suo, peraltro, il primo vero piano di scorporo della rete di Telecom Italia, nel quale era prevista la separazione della parte relativa alla telefonia dalla banda larga e dagli altri servizi. Oggi è manager di Avio, acquistata da General Electric, e rimarrà tale, nonostante la sua nomina a capo del comitato di coordinamento formato dagli esperti Francesco Sacco, Luca Di Biase e Benedetta Rizzo. Quest’ultima, da sottolineare, esponente del Think tank VeDrò, farina del sacco di Letta: che sia arrivato, anche in Italia, il momento, per le “fabbriche delle idee”, di guadagnare un ruolo di primo piano?

L’Agenda Digitale ieri – Le problematiche, bisogna dire la verità, erano già state individuate e affrontate dal governo Monti, ma molti dei provvedimenti erano caduti con lui, per la mancanza di emanazione dei decreti attuativi e per la mancanza di risorse. In realtà, di Agenda Digitale, se ne parlava già ai tempi di Prodi, per poi passare nelle mani di Brunetta, soprattutto in riferimnto alla digitalizzazione della Pa. I risultati sono sempre stati scarsi, se non invisibili e nonostante i governi passino, l’agenda digitale rimane sempre lì: chiusa in un cassetto, pronta per essere tirata fuori in ogni nuova legislatura.

Un’agenzia inefficiente – Nel 2012 era stata costituita un agenzia governativa, il cui direttore generale fu individuato nella persona di Agostino Ragosa. A capo, fra l’altro, di un imponente organico giudicato eccessivamente oneroso per lo Stato dalla Corte dei conti. L’agenzia infatti si è rivelata nel tempo sostanzialmente inattiva e improduttiva. Oggi possiamo  considerarla commissariata da Caio che nell’organigramma non comparirà sovraordinato a Ragosa ma, de facto, lo sarà.

I primi obiettivi – Primo passo sarà elaborare, nei prossimi tre mesi, un rapporto completo sulla normativa, i programmi e le coperture finanziarie di quanto approvato sotto il governo Monti. Punto di partenza imprescindibile per comprendere le criticità. Uno dei problemi principali è costituito dalla pubblica amministrazione: la digitalizzazione – capace di far risparmiare grandi risorse – è caratterizzata da banche dati a dir poco ipertrofiche e spesso incapaci di scambiare informazioni in modo efficace. Altro punto è quello della liberalizzazione completa del wi-fi che, oggi, investe appena il 55% della popolazione, a cui andrebbe aggiunta la previsione di non identificazione dell’utilizzatore. Decreto peraltro già annunciato dal Consiglio dei Ministri. Gli altri punti investiranno poi il domicilio digitale, non tanto per ciò che concerne la carta d’identità unificata, sperimentata in passato, bensì per la creazione di una vera e propria e-mail ufficiale, certificata e collegata al domicilio della persona. Da rivedere anche il fascicolo sanitario elettronico e il sistema di pagamenti on-line (e-commerce, on-line banking e pagamenti debiti/crediti Pa).

Lontano dalla politica –  Come inizio sarebbe sufficiente riuscire a garantire l’accesso al servizio universale, previsto peraltro dalle direttive dell’Unione Europea e snellire l’apparato digitale burocratico. Sperando che i ministeri interessati e la politica non mettano, come al solito, i bastoni fra le ruote. In una realtà  fatta di ripicche e gelosie sarebbe auspicabile non assistere alle solite scene per cui appena subentra un volto nuovo, magari incontaminato, si attivano quei perversi meccanismi della vecchia politica in cui tutti remano contro. Alcuni infatti ci hanno già provato: Zanonato, Carrozza e D’Alia. I tre hanno espresso la loro preoccupazione per un’ulteriore frammentazione della governance sull’argomento, sentendosi tagliati fuori dalla costituzione di un ulteriore comitato. Peccato che il comitato sia stato costituito in seno alla Presidenza del Consiglio, prevedendo appositamente un certo grado di indipendenza, evitando le eccessive interferenze dei tre ministeri di cui sopra. D’altronde Caio lavorerà pro bono (nella tipica tradizione americana) e, si sa, un esempio positivo come questo in Italia spaventa molti. Non ci resta che confidare in Mr. Agenda Digitale.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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