Pyotr Durnovo, un visionario in un mondo di sonnambuli

08/10/2014 di Lorenzo

Il memorandum Durnovo, la Grande Guerra e lo spettro della rivoluzione sociale in Russia: il profeta politico che avrebbe potuto salvare la Russia zarista

Pyotr Nikolayevich Durnovo

Il tutto, vostra maestá , avrá inizio con l’accusa al governo di essere causa di ogni disastro. A livello istituzionale legislativo si scatenerá una violenta campagna antigovernativa, seguita da agitazioni rivoluzionarie in tutto il Paese ispirate a parole d’ordine socialiste capaci di sollevare e mobilitare le masse, dalla spartizione delle terre a quella di tutti i beni e patrimoni privati. Le forze armate imperiali sconfitte, avendo perduto sul campo gli uomini piú affidabili e trascinate dall’atavica fame contadina di terra, si riveleranno tropo demoralizzate per servire ancora come baluardo della legalitá e dell’ordine. Le istituzioni parlamentari e i partiti dell’opposizione intellettuale, mancando di ogni ascendente sul popolo, saranno impotenti ad arginare la marea popolare da essi stessi provocata e la Russia sprofonderá nella piú disperata anarchia com esiti impossibili da prevere.

Tra i vari profeti ante-Grande Guerra la letteratura storica puó annoverare Ivan Bloch, l’autore di “Guerra Futura” del 1898 e Norman Angell, con il suo celeberrimo saggio “La Grande Illusione“, del 1909. Entrambi concordarono a chiare lettere che un’eventuale guerra tra le grandi potenze europee non sarebbe stata uguale alle guerre passate, ma sarebbe stato un conflitto nuovo combattuto con nuove armi, moltitudini di uomini, logorante, costoso in termini economici e, per finire, parafrasando anche il pontefice di allora Benedetto XV – una “inutile strage”.

Tra questi visionari si erge il nome, forse meno conosciuto, di Pyotr Nikolayevich Durnovo, ministro degli interni dell’Impero Russo per un breve periodo, dal 1905 al 1906, considerato un vero e proprio visionario dell’orrido e oscuro futuro che stava aspettando la “Santa Russia” al varco. L’oramai anziano consigliere di stato scrisse e consegnó allo Zar Nicola II un memorandum su come dovesse essere al meglio orientata la politica estera dell’Impero. Era il 14 febbraio 1914 e poco piú di cinque mesi piú tardi sarebbe deflagrato il terribile conflitto mondiale che, in appena quattro anni, ridusse l’Europa in ginocchio. In tale prezioso documento, Durnovo metteva in guardia lo Zar, troppo spesso dimostratosi accondiscente verso i vertici militari anti-germanici, ad abbandonare la “non conveniente” alleanza con la Francia (la c.d. Duplice Alleanza del 1892-94).

Pyotr Nikolayevich Durnovo
Pyotr Nikolayevich Durnovo

La sua accuratezza nei dettagli e nell’analisi di ogni sua proposta atta ad evitare una guerra inutile per la Russia, non lascia spazio ad equivoci. A Durnovo non piacque mai questa alleanza. Per lui, conservatore di lunga data, la Francia repubblicana e la Russia zarista non avevano nulla da spartire. Al contrario di molti pensatori e politici del suo tempo, egli vide in tale alleanza e nella Triplice Intesa solo una combinazione artificiale, senza una base tangente e reale di interessi, ancora in vita per un anti-germanesimo condiviso dai governanti del tempo. Per l’anziano e visionario statista russo, le alleanze dovevano essere fatte – chiaro il riferimento alla realpolitik di stampo bismarkiano – su interessi vitali e tangibili: in questa chiave gli interessi  di Russia e Germania non collidevano. Mai i due paesi avevano denunciato alcuno degli altrui territori posseduti e i loro interessi commerciali non erano troppo in conflitto. Era la politica basata su tali “interessi vitali e reali” che sarebbe stata in grado di avvicinato naturalmente la Russia alla Germania e, cosí facendo, si sarebbe evitata la “inutile strage” che avrebbe distrutto entrambe le potenze.

Durnovo suggerí al sovrano che la questione centrale nella politica europea e mondiale era la sfida anglo-tedesca. Questa avrebbe sicuramente portato ad un conflitto tra i due: la Gran Bretagna la potenza egemone del tempo contro quello che, nel gergo delle relazioni internazionali, viene definito il “challenger”, impersonato dal sempre piú minaccioso Impero tedesco del Kaiser Guglielmo II. Questo conflitto,  date le continue tensione e il sempre maggior abbandono di quelli che furono i metodi classici del Concerto Europeo prima, e della politica del Bismarck poi, avrebbe generato un vortice atto a coinvolgere tutte le principali potenze europee. «I raggruppamenti fondamentali in una futura guerra sono evidenti: la Russia, la Francia e la Gran Bretagna da una parte; la Germania, l’Austria-Ungheria e l´Impero Ottomano, dall’altro», scrisse Durnovo per poi aggiungere che tale vortice avrebbe in poco tempo assorbito anche le altre potenze e le nazioni piú piccole, come l’Italia, Serbia e Montenegro dalla parte di Francia e Russia e la Bulgaria sul fronte opposto.

In tale scenario, brillantemente costruito da Durnovo, la Russia sarebbe stata la nazione che piú di tutte avrebbe pagato il maggior onere del conflitto. Ció é evidente poiché entrambe le nazioni occidentali dell’Intesa non tentarono mai di partire all’offensiva verso Berlino. La Gran Bretagna, durante tutto il corso del conflitto, non assunse mai una parte considervole rispetto alle forze armate schierate via terra e, sebbene la Francia mobilitó otto milioni di uomini, non condusse mai una guerra offensiva contro la Germania. Anzi, combattè per la maggior parte del conflitto sul suo territorio. Il Durnovo, come detto, giá sembrava conoscere il ruolo cui la Russia sará relegata: quello che lui stesso definí nel Memorandum come “ariete per aprire una breccia nel grosso della difesa tedesca”.

Agli occhi dello statista russo, tali sacrifici oltre che massacranti ed ingenti erano, politicamente parlando, inutili: la Russia non avrebbe ottenuto acquisizioni territoriali imporanti e permanenti schierandosi dalla parte della Gran Bretagna, la sua avversia geopolitica tradizionale nel “Grande Gioco” in Asia Centrale. Anche se quest’ultima avesse concesso compensi alla Russia in Europa orientale, un’altra fetta di polonia austriaca o tedesca non avrebbe che intensificato le giá forti tendenze centrifughe che stavano dilandiandosi all’interno dell’Impero. La vittoria contro gli Imperi Centrali avrebbe avuto quindi l’ironico risultato di provocare un tale rivolgimento etnico da rischiare di ridurre considerevolemente i confini dello sconfinato Impero degli zar.

Nicola II
Nicola II

Altro punto fondamentale fu l’analisi sopra il sogno russo degli Stretti ottomani. Secondo la visione dell’ex-ministro, un’eventuale espansione russa verso Costantinopoli avrebbe solamente creato le basi per un nuovo conflitto contro la Gran Bretagna. L’analisi, che agli occhi di chi legge oggi puó sembrare lineare e chiara, per non dire banale, non lo fu nel 1914. Tre generazioni di politici russi avevano probabilmente dimenticato che anche se Pietroburgo avesse messo le mani sugli stretti ottomani, si sarebbe ritrovato dall’altra parte un mare Mediterraneo punteggiato di avamposti britannici, capaci in qualsiasi momenti di paralizzare gli stretti. Un fattore geopolitico, questo, che alternó conflitti regionali, come la Guerra di Crimea, a crisi e tensioni continue tra britannici e russi durante tutto il XIX secolo fino alla firma dell´Entente del 1907. Durnovo proseguiva argomentando come una guerra avrebbe portato all’Impero vantaggi economici ancor piú scarsi. Qualsiasi calcolo dimostrava che il governo dello Zar avrebbe speso piú di quanto avrebbe guadagnato: una vittoria austro-tedesca avrebbe fatto collassare la nascente economia russa e una vittoria russa avrebbe prosciugato le risorse tedesche, non lasciando nulla per le riparazioni per gli eventuali vincitori (prospettando quindi pesanti e deterioranti debiti bellici).

Ma il motivo piú valido di Durnovo per far breccia nel cuore di Nicola II fu quello dell’inevitabile rivoluzione sociale interna in caso di guerra e indipendentemente dalla vittoria o sconfitta. Il governo russo in ció era giá stato “ammonito” dalla Rivoluzione del 1905, sorta dopo una serie di guerra di espansione coronate dalla pesante umiliazione nella guerra con la nascente potenza giapponese nel 1904-05. Nell’attenta riflessione lo statista, quasi con tono profetico, pontificó:

“É nostra ferma convinzione, basata su di un lungo e accurato studio delle tendenze sovversive contemporanee, che nel paese sconfitto (che sia la Russia o la Germania) scoppierá una rivoluzione sociale che, proprio per la natura delle circostanze, si estenderá alla nazione vincitrice”.

Al giorno d’oggi non vi sono prove che lo zar Nicola II abbia avuto conoscenza del Memorandum Durnovo che, se seguito, avrebbe potuto salvare la sua dinastia. Rimane il fatto che Durnovo, sebbene ignorato dalla classe dirigente di allora, fu uno delle poche menti che compresero in che situazione si era cacciata l’Europa: si stava lentamente preparando un campo di battaglia dove i capi delle principali potenze non ebbero mai il sospetto che la mancata corrispondenza delle alleanze militari a obiettivi politici razionali (I c.d. “Interessi vitali e reali” di cui il Memoriale parla) avrebbe avuto come unica e brutale conseguenza la distruzione della civiltá in cui vivevano. Entrambe le coalizioni avevano in gioco una posta troppo alta per consentire il funzionamento dell’antico ordine basato sull’oramai dimenticato Concerto delle Potenze. Si creó, cosí, un meccanismo che risucchió tutti in una guerra logorante. Fortuna per lui, il profeta Durnovo si spense il 24 settembre 1915, riuscendo a scampare a gran parte della sua profezia.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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