Dosso Dossi. Rinascimenti eccentrici al Castello del Buonconsiglio

08/07/2014 di Simone Di Dato

Dosso Dossi in mostra a Trento


La sua arte è di una sola fumata sorta su immensa dalle ceneri violette di Giorgione, mescolatasi nella dolce nebbia della valle padana con qualche soffio gemente di espressionismo boreale, o diradatasi alla lucidezza dell’antichissimo classicismo ritmico dell’Italia centrale che splendeva fisso verso il sud.” Nessuno meglio di Roberto Longhi avrebbe potuto inquadrare alla perfezione la pittura di Dosso Dossi, il più elegante interprete della cultura di corte padana del Rinascimento, nonché artista di punta della corte ferrarese degli Este nel primo Cinquecento. Non è neppure un caso che, nel XXXIII canto dell’Orlando Furioso, il contemporaneo Ariosto riconoscesse al più celebre della stirpe Dossi un meritato posto nell’olimpo dei grandi, insieme con Leonardo, Tiziano, Raffaello e Michelangelo tanto per citarne alcuni. Dopo aver imparato i segreti dei pittori veneti, in particolare con le ceneri violette di Giorgione, Dosso aggiunse gli insegnamenti di base classica di raffaelliana memoria, guadagnandosi fama e fortuna. Fu capace di unire una naturale attitudine narrativa ad una dilagante originalità. Era lirico, allegorico, ma più di tutto eccentrico.

Dosso Dossi
Sala del Camin Nero, Castello del Buonconsiglio

Parte da qui, tra scorci idilliaci, arbitrarie alterazioni e luci irreali di atmosfere magiche, la nuova mostra messa in scena presso il Castello del Buonconsiglio di Trento, interamente dedicata al percorso di questo eccentrico pittore del Rinascimento con l’idea di far rivivere le tappe più affascinanti della sua lunga e fortunata carriera. Ideata dalla Galleria degli Uffizi di Firenze nell’ambito del progetto “La città degli Uffizi”, la rassegna sarà allestita nelle stesse sale che tra il 1531 e il 1532 videro Dosso protagonista, insieme col fratello Battista, nella decorazione del Magno Palazzo, la giusta occasione dunque per assistere al dialogo di armonica corrispondenza tra gli affreschi del castello e i più celebri dipinti dell’artista.

Melissa
Melissa

Forte di circa quaranta capolavori, provenienti da Firenze, Roma, Modena, Venezia e Ferrara, la rassegna non dimenticherà di fornire il naturale confronto tra le opere di Dosso e quelle del fratello Battista, tracciando al contempo le tappe artistiche del pittore. Favorito dai duchi di Ferrara fin dall’inizio del Cinquecento, Dosso lasciò la corte solo in due occasioni: la prima a Pesaro presso la duchessa Eleonora d’Urbino e la seconda a Trento al servizio del principe vescovo Bernardo Cles, uomo dai gusti raffinatissimi e dalle influenti amicizie che per Giovanni di Niccolò Luteri ebbe sempre parole di elogio e ammirazione. Una vita di corte fortunata la sua, soprattutto grazie ad una committenza stimolante e mai banale, ma aperta con intelligenza a creazioni originali e folgoranti, tra l’illustrazione perfetta della mitologia artiostesca e storie sacre, temi eleganti e affrontati con insolita stravaganza e ironia, quasi con divertimento.

Giove pittore di farfalle
Giove pittore di farfalle

Curato dallo storico dell’arte Vincenzo Farinella con Lia Camerlengo, il percorso espositivo che aprirà i battenti il prossimo 12 luglio, sarà diviso in cinque sezioni per facilitare la comprensione dei diversi aspetti artistici nel corso del terzo e quarto decennio del Cinquecento. Presenti saranno il “Suonatore di flauto” della Galleria Borghese, il “Ritratto di un cavaliere di Malta” conservato agli Uffizi, due magnifici disegni di Casa Buonarroti, e il “Riposo durante la fuga in Egitto” in un paesaggio ombroso alle pendici di un bosco. Ma a farla da padrone sarà forse il più celebre capolavoro di Dosso, “Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù”, un’opera sì complessa ed enigmatica da essere paragonata alla Tempesta di Giorgione. Il dipinto viennese con tre figure dal fascino misterioso immerse nella luce irreale dell’arcobaleno e di un paesaggio che potremmo definire quasi dorato, è un chiaro omaggio alla pittura e continua ad affascinare gli studiosi per il suo messaggio. Un’opera, questa, che sintetizza con esattezza la “maniera” eccentrica del pittore di trasfigurare la natura, creando una dimensione onirica in cui forme alterate e originali, convivono in una poesia imprescindibile e sempre elegantissima.

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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